Violenza sulle donne, troppe poche denunce: un terzo delle vittime non si rivolge alla Polizia

Secondo il sondaggio di PourFemme.it e DDiritto si preferisce rivolgersi a un amico

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    Violenza sulle donne, troppe poche denunce: un terzo delle vittime non si rivolge alla Polizia

    Maggior consapevolezza di cosa sia la violenza ma ancora troppe poche denunce. I numeri del sondaggio di PourFemme.it e DDiritto sulla violenza contro le donne svelano quanto ancora ci sia da fare per combattere il fenomeno e, soprattutto, quante responsabilità ha ancora la politica. A fronte dell’80,5% di persone a conoscenza di casi di maltrattamenti nella propria cerchia di amici o conoscenti, solo 1 donna su 3 denuncerebbe alla Forza dell’Ordine di essere vittima di violenza, preferendo, nel caso, di rivolgersi a un amico. Il motivo non è solo da ricercare nella scarsa fiducia nei confronti delle forze di Polizia o nello Stato: un terzo delle intervistate non sa neppure che esiste una legge contro il femminicidio e quindi non conosce gli strumenti per la protezione e la prevenzione della violenza.

    Il dato più inquietante che emerge dal sondaggio riguarda le mancate denunce che, invece, rimangono l’unica strada per poter combattere la violenza di genere, soprattutto a fronte di un altro dato davvero eloquente: l’80,5% degli intervistati è a conoscenza di casi di maltrattamenti nella propria cerchia di amici o conoscenti. Questo significa che 8 persone su 10 conoscono donne che ogni giorno vivono nell’incubo della violenza, ma pochi di loro sanno cosa fare per aiutarle.

    Non solo la maggior parte si rivolgerebbe a un amico o a qualche conoscente, ma una bella fetta non saprebbe cosa fare, mentre una percentuale consistente farebbe “altro” ma non chiamerebbe le forze dell’ordine, saltando il primo passaggio fondamentale nella lotta alla violenza sulle donne: la denuncia.

    I motivi che spingono a non denunciare possono essere molti e diversi. In questo, la paura ha un peso importante, così come la sottovalutazione del rischio. Quante volte abbiamo sentito le giustificazioni di chi subisce violenze? Il caso della ragazza di Messina che continua a proteggere l’ex dopo essere stata bruciata, è emblematico: si è vittime due volte, anche di se stesse e delle proprie paure.

    Eppure, qualcosa si è mosso. Il sondaggio di PourFemme e DDiritto svela che per l’84,2% delle intervistate la violenza è anche paura e dipendenza psicologica. Il dato è importante: non solo i pugni e gli schiaffi, non solo le minacce, anche il legame malsano che unisce la vittima al suo carnefice è identificato come violenza. Il fattore positivo è importante: le donne stanno acquisendo consapevolezza di se stesse, della forza e della fiducia nei propri mezzi, soprattutto affettivi, e proprio per questo non possono essere lasciate sole.

    Invece, al momento la politica e le istituzioni latitano. Il 31,8% non sa dell’esistenza di una legge sul femminicidio, la legge n. 119 del 2013, che ha come obiettivo primario la difesa e la tutela delle vittime della violenza di genere.

    Perché diciamo che la politica latita? Perché del 68,2% che ne è a conoscenza, il 93,2% lo ha appreso da media (75,7) o associazioni di settore (17,5) e soltanto il 6,8% da informative istituzionali. Tradotto: le istituzioni non hanno saputo raccontare quello che hanno fatto, delegando ai mezzi informativi.

    Non che sia un male, sia chiaro. I dati indicano che il tamtam mediatico, l’attenzione della stampa e un nuovo approccio nel raccontare la violenza di genere hanno funzionato, ma la politica deve fare di più. Ministeri e Forze dell’Ordine devono comunicare meglio perché solo così si innesca un dialogo positivo, instillando fiducia nelle istituzioni a chi cerca una via di fuga dalla violenza. In caso contrario, il fallimento è dietro la porta.