Slavina Hotel Rigopiano: i racconti dei superstiti

Il crollo della montagna nelle parole dei sopravvissuti

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    Slavina Hotel Rigopiano: i racconti dei superstiti

    Dalla tragedia dell’Hotel Rigopiano, travolto e abbattuto da una slavina di neve e detriti, arrivano le prime testimonianze dei superstiti, mentre il numero dei dispersi sembra destinato ad alimentare la lista delle vittime. Al momento i sopravvissuti sono due, un ospite e il manutentore della struttura. Il primo a parlare di quanto accaduto è stato Giampiero Parete, in vacanza a Rigopiano con la famiglia, mentre l’altro scampato al disastro è Fabio Salzetta. I due, riuscitisi a salvare per puro caso, sono stati prelevati nella notte tra il 18 e il 19 gennaio dagli uomini del soccorso alpino, erano in stato di ipotermia ma coscienti e non in pericolo di vita. Ecco le loro storie.

    Giampiero Parete di mestiere fa il cuoco, è uno dei due uomini che è riuscito a salvarsi dalla slavina che ha colpito l’hotel Rigopiano di Farindola. L’uomo si trovava nella struttura insieme alla moglie Adriana (infermiera nella casa di cura De Cesaris a Spoltore in provincia di Pescara) e ai loro due figli di sei e otto anni. L’uomo è riuscito a salvarsi perché poco prima che venisse giù mezza montagna era uscito a prendere qualcosa in macchina.

    “Mia moglie aveva mal di testa e aveva bisogno di una medicina che era in macchina. Allora sono uscito dall’albergo e sono andato in auto. Mentre tornavo verso l’hotel ho sentito rumori e scricchiolii e ho visto la montagna cadere addosso all’edificio. Ha travolto anche me, ma parzialmente. Ho visto gran parte dell’albergo ricoperto dalla neve”, ha raccontato. “Ho provato a entrare dentro – ha proseguito ancora Parete, sotto shock – ma ho rischiato di rimanere intrappolato; allora mi sono aggrappato ad un ramo e sono riuscito a tornare verso la macchina. Poi ho incontrato il manutentore dell’albergo e insieme abbiamo lanciato l’allarme. Dall’interno dell’hotel non ho sentito alcun rumore o movimento”. Quindi Parete ha cercato di allertare qualcuno della catastrofe.

    Così ha mandato un messaggio whatsapp a Quintino Marcella, ristoratore e suo datore di lavoro, che infatti poi ha confermato: “Ho chiamato la Polizia che mi ha passato una coordinatrice della Prefettura la quale mi ha detto ‘abbiamo parlato due ore fa col direttore dell’albergo e lì non c’è nulla’. Io ho insistito affinché mandassero i soccorsi, ma mi è stato detto che non era successo nulla. Ho provato a chiamare anche gli altri e forse questo ha ostacolato i soccorsi. Ho chiamato tutti, 113, 112, 118, 117, 115, oltre a messaggi ad amici e in paese. A Giampiero dicevo che stavamo arrivando, non pensavo ci fossero tutte queste difficoltà.” E poi ha precisato: “Giampiero e tutti gli ospiti dell’albergo avevano pagato e avevano raggiunto la hall pronti per ripartire non appena sarebbe arrivato lo spazzaneve. Gli avevano detto che sarebbe arrivato alle 15, ma l’arrivo è stato posticipato alle 19. Avevano preparato già le valigie. Tutti i clienti volevano andare via”.

    L’altro superstite, il manutentore dell’Hotel Rigopiano, un ragazzo di una trentina d’anni, si è salvato solo perché, proprio quando la slavina è piombata sul resort, si trovava nel locale caldaia per effettuare dei controlli. La stanza, completamente di cemento armato, in pratica l’ha coperto e protetto dall’inferno che stava accadendo fuori. A raccontare l’accaduto è stato Ilario Lacchetta, sindaco di Farindola: “Ha detto che non si è accorto di nulla. È stato un brevissimo lasso di tempo silenzioso. Si è trovato travolto all’interno del locale caldaia che è un vano in cemento armato che l’ha protetto da tutto. Immediatamente liberatosi ha provato a cercare aiuto e a sentire se ci fossero voci. Ha trovato solo l’altra persona che era in difficoltà come lui”.

    Ed è Parete, che, con una frase, ci riassume le proporzioni del disastro accaduto in Abruzzo: “Lì sotto ci sono mia moglie e i miei due figli Ludovica, che ha sei anni, e Gianfilippo, di otto anni. Ho perso tutto”. Il lavoro incessante dei soccorritori però, nonostante le avversità, ha portato al salvataggio di diverse persone, tra cui la sua intera famiglia.

    Nel frattempo dal 20 gennaio, all’ospedale S. Massimo di Penne, a 10 chilometri dall’Hotel Rigopiano, ci sono i volontari dell’associazione onlus ‘Psicologi per i popoli’. Attraverso conoscenze, competenze e abilità della psicologia dell’emergenza, questi professionisti si attivano per portare assistenza a persone, famiglie, gruppi e comunità colpite da calamità, disastri, gravi incidenti, così come per la scomparsa improvvisa di familiari.

    Le foto dei dispersi sotto la slavina che ha colpito il resort Rigopiano