Cyberspionaggio, i fratelli Occhionero spiavano le email di Renzi, Monti e altri politici

Cyberspionaggio, i fratelli Occhionero spiavano le email di Renzi, Monti e altri politici
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    Cyberspionaggio, i fratelli Occhionero spiavano le email di Renzi, Monti e altri politici

    Sarebbero riusciti a violare anche la casella email di Matteo Renzi i fratelli Occhionero, arrestati a Roma nell’ambito di un’inchiesta di cyberspionaggio che fa tremare politici e istituzioni. L’ingegnere informatico Giulio Occhionero e sua sorella Francesca Maria sono accusati di aver messo su una vera e propria centrale di spionaggio con cui da anni sarebbero riusciti a penetrare nei computer di istituzioni, imprenditori e parlamentari, sottraendone dati sensibili e informazioni riservate.

    L’inchiesta degli uomini del Cnaipic (il Centro nazionale anticrimine informatico della polizia postale) è stata soprannominata “Eye pyramid“, proprio come il malware con cui i due avrebbero infettato i computer delle vittime per succhiarne le informazioni. Attraverso una rete botnet (formata da dispositivi informatici collegati a Internet e infettati da malware), avrebbero controllato da remoto i pc delle vittime. Occhionero, scrive l’ordinanza di custodia cautelare, “riceveva regolarmente sul suo pc tutti i dati che il malware carpiva dai pc delle vittime”. È così che, secondo gli inquirenti, da anni avrebbero rubato contenuti riservati, informazioni private, dati sensibili, per poi conservarli su server statunitensi, sequestrati grazie alla collaborazione della Cyber Division dell’Fbi.

    La polizia postale ha scoperto un database di 18mila username e password, quelli utilizzati dalle vittime per accedere alle caselle email ma anche alle conversazioni Skype. Come recita l’ordinanza di custodia cautelare, i fratelli “accedevano abusivamente a caselle di posta elettronica protette dalle relative password di accesso, sia personali che istituzionali, appartenenti a professionisti del settore giuridico economico, nonché a numerose autorità politiche e militari di strategica importanza o di sistemi informatici protetti, utilizzati dallo Stato e da altri enti pubblici”. Tra questi i siti di alcuni ministeri (Istruzione, Esteri, Tesoro, Finanze, Interno), della guardia di finanza, della Banca d’Italia, della Camera, del Senato, dell’Istat, del Comune di Roma. E ancora: i siti ufficiali di Matteo Renzi, del Pd, della Cisl, del Pdl. E di società private come Acea, Enel, Eni, Enav, Finmeccanica, Fondiaria. Con tanto di “account di posta elettronica tra i quali figurano personalità di vertice delle società e delle istituzioni elencate”.

    Gli spiati erano suddivisi in 122 categorie. In quella dei politici figura anche l’ex premier Matteo Renzi: secondo la polizia i fratelli sarebbero entrati nella sua casella email. Spiati anche Mario Monti, Ignazio La Russa, Fabrizio Cicchitto, Piero Fassino, Fabrizio Saccomanni, Daniele Capezzone, Michela Vittoria Brambilla, l’ex portavoce di Silvio Berlusconi Paolo Bonaiuti, l’ex capo di gabinetto del Tesoro Vincenzo Fortunato e l’ex presidente della Regione Campania Stefano Caldoro. Hackerati anche il presidente della Banca Centrale Europea Mario Draghi, monsignor Gianfranco Ravasi in Vaticano, l’ex comandante generale della guardia di finanza Saverio Capolupo, l’ex capo di stato maggiore della guardia di finanza e vicedirettore dell’Agenzia informazioni e sicurezza interna Paolo Poletti.

    Si prospetta, secondo il gip, “lo spionaggio politico e militare“.

    I fratelli Occhionero, residenti a Londra ma domiciliati a Roma, sono molto noti nel mondo dell’alta finanza capitolina. Giulio Occhionero, 45 anni, è un ingegnere nucleare. Francesca Maria Occhionero, 49 anni, è invece laureata in chimica. Sono titolari della Westland Securities, una società di consulenza finanziaria che ha collaborato con il governo americano in un’operazione riguardante la costruzione di infrastrutture nel porto di Taranto. Queste le accuse che pendono sui due: procacciamento di notizie concernenti la sicurezza dello Stato, accesso abusivo a sistema informatico aggravato ed intercettazione illecita di comunicazioni informatiche o telematiche.

    Resta da capire quali sono i motivi che avrebbero spinto i due a procacciarsi informazioni riservate e se si tratta di un caso isolato. Qualche prima ipotesi trapela dall’ordinanza di custodia cautelare, in cui si accenna ai presunti legami di Giulio Occhionero “con gli ambienti della massoneria italiana, in quanto membro della loggia ‘Paolo Ungari – Nicola Ricciotti Pensiero e Azione’ di Roma, della quale in passato ha ricoperto il ruolo di maestro venerabile, parte delle logge di Grande Oriente d’Italia”. Il giudice “ritiene che l’interesse che Giulio Occhionero nutre nei confronti dei suoi fratelli massoni possa essere legato a giochi di potere all’interno del Grande Oriente d’Italia come d’altra parte testimoniato dal tenore di alcune conversazioni oggetto di captazione”.

    Non è un caso che tra le persone intercettate ci siano appartenenti alla massoneria come Stefano Bisi, Gran Maestro della Massoneria del Grande Oriente d’Italia, e il presidente del Collegio dei Venerabili del Lazio Franco Conforti. Tutti raggruppati nella cartella “Bros”: brothers, ossia fratelli. È molto probabile, inoltre, che questa vicenda “non sia un’isolata iniziativa dei due fratelli ma che, al contrario, si collochi in un più ampio contesto dove più soggetti operano nel settore della politica e della finanza secondo le modalità” degli Occhionero.

    A ipotizzare un collegamento con mafia capitale è il settimanale l’Espresso, che ha definito i fratelli Occhionero “gli hacker di mafia capitale”, in quanto “amministratori di società collegate al faccendiere Salvatore Buzzi, uno dei principali imputati del processo romano”.

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