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Killer Berlino ucciso, oscurati i profili Facebook degli agenti. Polemiche su diffusione identità

Killer Berlino ucciso, oscurati i profili Facebook degli agenti. Polemiche su diffusione identità

Gabrielli: 'Fare i nomi è stato giusto'. Su account bloccati, post xenofobi e di destra

da in Cronaca, Polizia
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    Killer Berlino ucciso, oscurati i profili Facebook degli agenti. Polemiche su diffusione identità

    In seguito alle polemiche sulla diffusione delle identità dei due agenti italiani che si sono trovati a fronteggiare l’attentatore di Berlino, uccidendolo, è intervenuto il capo della polizia Franco Gabrielli che spera di mettere un punto all’accesa discussione che è scoppiata, anche sui social. Il timore che molti hanno espresso è che gli agenti, così come le loro famiglie, possano subire delle ritorsioni da parte dei terroristi islamici. Ma il blocco degli account social di Luca Scatà e Christian Movio è avvenuto ‘casualmente’ dopo che il popolo di internet ha cominciato a portare alla luce i contenuti condivisi dai due.

    Pure all’interno delle stesse forze di polizia, Franco Maccari, segretario generale del Coisp (Sindacato indipendente di polizia) ha criticato la scelta del Governo: “E’ stata una follia rendere noti i nomi dei poliziotti. Si sarebbe dovuta tutelare l’identità degli agenti, così come avviene per i militari impegnati all’estero nelle attività di contrasto al terrorismo”. “E’ incredibile la superficialità con cui è stata gestita la vicenda da parte dello stesso governo – ha proseguito Maccari -, che rendendo nota l’identità degli agenti, le loro foto e persino i loro comuni di provenienza, ha dimostrato di sottovalutare il rischio di rappresaglie, mettendo a rischio le vite dei nostri colleghi e dei loro familiari”. Diversi politici hanno chiesto le dimissioni del ministro Minniti.

    “Non c’è alcuna esposizione, ma un riconoscimento chiaro” a chi ha permesso di fermare un pericoloso terrorista, ha sostenuto invece Gabrielli, che ha comunque firmato una circolare nella quale si richiede massima attenzione per evitare azioni “ritorsive”. Non tanto contro i due agenti coinvolti nell’uccisione di Amri, quanto verso le forze di polizia in generale, perché tutti coloro che portano una divisa ”sono a rischio”. Perché il problema che genera la preoccupazione, ha ribadito Gabrielli “non è per le individualità, ma per l’appartenenza. Sono a rischio tutti coloro che rappresentano le forze di polizia”.

    In quanto alla pubblicazione dei nomi degli agenti che venerdì notte hanno ucciso in uno scontro a fuoco Anis Amri, Gabrielli ha dichiarato essersi trattata di “una sottolineatura per mettere al centro chi ha reso possibile tutto questo, rischiando la propria vita”. E ha ribadito l’inutilità delle polemiche: “E’ abbastanza avvilente che mentre tutto il mondo parla di noi e si complimenta con la polizia per il lavoro svolto, noi continuiamo a farci del male guardando il dito e non la luna”. Con questo tipo di terrorismo, è la conclusione di Gabrielli, fare i nomi “non è né un errore né un’esposizione”.

    Il capo della polizia è intervenuto anche sulla scelta di chiudere i profili social dei due poliziotti, chiarendo che si tratta di una forma di “ulteriore cautela” verso gli agenti. Una preoccupazione legittima, ma che secondo alcuni arriva troppo tardi.

    Il questore di Milano, Antonio De Iesu, ha spiegato così la decisione: “abbiamo il dovere di tutelare l’immagine dei nostri agenti, abbiamo detto ai ragazzi di evitare, di non farsi prendere dall’emotività nel loro interesse, è opportuno che non lo facciano, stiamo parlando di una dimensione che non è la criminalità ma il terrorismo internazionale e c’è un problema di prevenzione”.

    C’è da dire che, dopo la pubblicazione dei nomi dei poliziotti che hanno bloccato e ucciso Anis Amri a Sesto San Giovanni, e prima che i loro profili Facebook venissero oscurati, c’è stato chi è andato a curiosare, scoprendo le loro simpatie politiche tramite timeline. Tra i post e le foto condivise, soprattutto dall’agente che ha sparato e ucciso il terrorista, apparivano chiari riferimenti inneggianti al Terzo Reich, saluti a braccia tese, apprezzamenti a citazioni di Hitler e Mussolini, annunci funebri sul 25 aprile; mentre sul profilo dell’agente ferito erano condivise frasi razziste e post con contenuti xenofobi. Dettagli, questi, che in tanti sul web hanno mostrato di non gradire. La decisione di rendere inaccessibili i due account, quindi, potrebbe essere stata presa per una mera questione di opportunità.


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