Roberta Ragusa, Antonio Logli giudicato colpevole: condannato a 20 anni

Giudicato con rito abbreviato, è colpevole di aver ucciso la moglie

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    Antonio Logli è stato condannato a 20 anni di reclusione per l’omicidio della moglie Roberta Ragusa, scomparsa nel gennaio 2012. Logli era imputato di omicidio volontario e occultamento di cadavere.

    Il 21 dicembre 2016, al termine dell’ultima udienza del processo svolto con rito abbreviato, è giunta la sentenza. Con la condanna a 20 anni il giudice Elsa Iadaresta ha accolto le richieste dell’accusa. Quest’ultima aveva chiesto anche la custodia cautelare in carcere, che però non è stata accolta, mentre Iadaresta ha disposto l’obbligo di dimora nel Comune di San Giuliano di Pisa.

    La difesa invece aveva chiesto la piena assoluzione. L’uomo è stato anche interdetto in perpetuo dalla responsabilità genitoriale.

    Logli era riuscito a evitare il primo processo grazie alla decisione del Gup Laghezza che il 6 marzo 2015 lo aveva prosciolto perché ”il fatto non sussiste”. A circa un anno di distanza, lo scorso 18 marzo, la Prima Sezione Penale della Cassazione aveva poi annullato con rinvio la sentenza di proscioglimento emessa dal Gup di Pisa a carico dell’uomo, sempre rimasto unico accusato dalla Procura dell’omicidio di Roberta Ragusa. Si conclude così questa torbida vicenda durata quasi cinque anni.

    Sfoglia nelle schede di seguito le altre tappe della vicenda oppure leggi qui i ritratti di tutti i protagonisti di questo caso di cronaca, da Antonio Logli a Roberta Ragusa, passando per l’amante di lui, Sara Calzolaio.

    Il primo grado di giudizio

    Roberta Ragusa è scomparsa nel nulla dalla sua casa di San Giuliano Terme la notte del 13 gennaio 2012. Di lei non si è saputo più nulla e il suo corpo non è stato mai ritrovato. Unico indagato e accusato fu il marito, Antonio Logli. L’uomo fu prosciolto nel marzo 2015 dall’accusa di omicidio volontario e distruzione di cadavere dal gup di Pisa Giuseppe Laghezza ”perché il fatto non sussiste”. Poi la Cassazione accolse il ricorso della Procura, annullando il proscioglimento e rinviandolo a giudizio con rito abbreviato: tra le motivazioni del rinvio, secondo quanto dichiarato dall’accusa, l’eccesso di motivazioni del gup che sarebbe andato oltre quanto richiesto all’udienza preliminare. Inoltre, i pm hanno contestato la mancata valutazione di una serie di prove, anche testimoniali, l’aver ritenuto che il processo non potesse portare altri elementi probatori, ma soprattutto il non aver spiegato come, mancando il corpo, si potesse sostenere che Roberta Ragusa sia ancora viva. Il punto centrale dell’accusa è la testimonianza di Loris Gozi, che disse di aver visto Logli in macchina in via Gigli la notte della scomparsa. Il Gup ha rigettato la sua testimonianza perché diede due versioni: una prima volta disse di aver visto una C3 e in seguito una Ford, con Logli al posto di guida. La Procura ha sottolineato che Gozi ha dato più volte chiarimenti soddisfacenti su questa incongruenza: la moglie e i familiari gli chiesero di non testimoniare per non esporsi e solo in seguito decise di raccontare quanto vide.

    L’arresto del super testimone dell’accusa

    Il super testimone del caso di Roberta Ragusa, Loris Gozi, è stato arrestato e condotto nel carcere Don Bosco di Pisa per scontare una pena di tre anni di reclusione per un furto compiuto nel 2008. L’avvocato di Gozi, Antonio Cozza, ha rilasciato in una nota le sue dichiarazioni, secondo cui il suo cliente è stato recluso perché senza occupazione: ”il tribunale di sorveglianza ha respinto la nostra richiesta di misure alternative e quindi possiamo dire che il suo “senso civico” di riferire quanto a sua conoscenza relativamente al caso-Ragusa ha finito per nuocergli. Gozi nonostante i ripetuti appelli televisivo ha trovato tutte le porte sbarrate e nessuno ha voluto offrirgli un lavoro”, ha sostenuto il legale, che ha aggiunto che il suo assistito ”è sconfortato ma ancora fiducioso nella giustizia e in tutti coloro che in questo doloroso momento gli hanno mostrato vicinanza e solidarietà” e ha ribadito l’impegno per far sì che possa uscire dal carcere il prima possibile.

    La testimonianza di Loris Gozi

    Ogni volta che è stato sentito, Loris Gozi ha raccontato sempre la stessa versione, cioè di aver visto Antonio Logli nella notte della sparizione di Roberta Ragusa, avvenuta il venerdì 13 gennaio 2012, poco lontano da casa, mentre litigava con una donna (probabilmente la moglie), che avrebbe colpito e spinto violentamene nella sua auto, per poi allontanarsi velocemente.

    Le indagini sulla scomparsa di Roberta Ragusa

    Le indagini sulla scomparsa di Roberta Ragusa erano partite a rilento nel 2012 perché in principio tutti pensavano si trattasse di un allontanamento volontario, anche in base alle dichiarazioni fatte dal marito della 45enne, Antonio Logli, elettricista cinquantenne, che si è poi scoperto essere l’amante di Sara Calzolaio, segretaria della scuola guida che gestiva insieme a Roberta, nonché baby sitter dei loro figli. Si pensava quindi che la Ragusa delusa per il tradimento, se ne fosse andata di casa. Il corpo della donna o gli eventuali indizi di un omicidio furono cercati troppo tardi, e probabilmente questo è uno dei motivi per cui le indagini non hanno portato a prove certe. Nel corso dei due anni di indagine, poi, ci sono stati numerosi testimoni che hanno dichiarato di avere visto Roberta Ragusa viva, ma si è poi accertato che si trattava di donne somiglianti.

    Antonio Logli dapprima prosciolto dall’accusa di omicidio della moglie

    C’è da dire che Antonio Logli era l’unico indagato della sparizione e dell’omicidio della moglie, ed è stato prosciolto nel marzo 2015 dall’accusa di omicidio volontario e distruzione di cadavere dal gup di Pisa Giuseppe Laghezza ”perché il fatto non sussiste”. Il giudice ha quindi deciso di non procedere nei confronti del marito di Roberta Ragusa. L’uomo, presente nel giorno dell’udienza preliminare, dopo essere stato in aula, ha lasciato il tribunale di Pisa insieme ai suoi avvocati e non ha rivolto parola ai giornalisti. Poi ha raggiunto l’auto con la quale era arrivato e che era stata parcheggiata sul retro del palazzo di giustizia. Logli ha continuato a camminare a testa alta, senza proferire parola mentre il suo difensore Roberto Cavani ha preferito non rilasciare commenti. Il giudice ha ribadito che in presenza di un’indagine fortemente indiziaria, ma senza prove certe, come in questo caso, non esistono le condizioni per un rinvio a processo. L’allora procuratore di Pisa Antonio Giaconi aveva fatto comunque sapere di essere convinto della colpevolezza di Logli. Proprio per questo lo aveva definito “un bugiardo patentato”, e aveva annunciato il ricorso in Cassazione e un supplemento di indagini.