Milano: Giuseppe Sala torna a fare il sindaco, l’autosospensione è finita

Il primo cittadino si era autosospeso per le indagini sulla Piastra di Expo

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    Giuseppe Sala torna a fare il sindaco. In altre parole Sala sospende l’autosospensione e torna nel suo ufficio di Palazzo Marino per amministrare Milano con pieni poteri.

    Sala si era autosospeso dopo avere appreso che il suo nome era stato inserito nell’elenco delle persone sottoposte a indagine per corruzione e falso nella realizzazione della cosiddetta Piastra di Expo (la piattaforma base sulla quale sono stati poi costruiti tutti i padiglioni di Expo Milano 2015).

    All’indomani della sua scelta di autosospendersi il coro era diventato quasi unanime: ‘rimanga al suo posto’, era il il messaggio rivolto anche dall’opposizione a Giuseppe Sala.

    Il caso Sala sembra dunque chiuso, dal momento che al sindaco può essere contestata al massimo una leggerezza, ovvero l’avere anticipato una data su un documento per velocizzare alcune pratiche.

    “Le verifiche svolte dai miei legali in queste intense giornate hanno chiarito sufficientemente il merito dell’indagine e l’inesistenza di altri capi di imputazione. Torno a fare il Sindaco, certo della mia innocenza verso un’accusa che non costituisce un condizionamento della mia attività”, ha scritto Sala su Facebook.

    Il nome del sindaco di Milano Giuseppe Sala, ex numero uno di Expo, risulta tra gli indagati dal sostituto procuratore generale di Milano Felice Isnardi nell’ambito dell’inchiesta sulla ‘Piastra’ realizzata nel sito espositivo di Rho Pero, costruita dalla ditta Mantovani. La notizia emerge dalla richiesta di proroga delle indagini inviata da Isnardi, che ha chiesto altri sei mesi di tempo per fare luce sulla vicenda, dopo aver avocato a sé l’inchiesta. La Procura, al contrario, puntava sull’archiviazione ma il gip Andrea Ghinetti nell’ottobre scorso si era opposto.

    Cosa viene contestato a Sala?

    Riassumendo, al momento, per la Procura generale, Beppe Sala è chiamato a rispondere di una firma posta su un documento retrodatato necessario per sostituire due membri della commissione giudicatrice dell’appalto, risultati incompatibili con l’incarico.

    Per questo motivo il sindaco di Milano Giuseppe Sala lo scorso 16 dicembre si è autosospeso dall’incarico, e dopo qualche giorno ha voluto comunicare il suo ritorno direttamente ai milanesi, tramite i social. Su Facebook ha infatti annunciato il suo ritorno:

    “Cari concittadini, mi sono dovuto assentare per qualche giorno dal lavoro. Lasciate che vi spieghi il perchè”. “Nella serata di giovedì scorso ho appreso da numerose fonti giornalistiche, prima in modo confuso e poi in forma più chiara, di essere stato iscritto nel registro degli indagati dalla Procura Generale di Milano, che ha ritenuto di dover ulteriormente indagare su fatti già oggetto di anni di inchieste della Procura della Repubblica e per i quali era stata già formulata richiesta di archiviazione . Fatti che riguardano la più importante gara d’appalto di Expo 2015, quella della cosiddetta ‘Piastra’. Nessuna comunicazione ufficiale mi era stata fatta al riguardo, nessun avviso di garanzia mi era stato notificato, non avevo nessuna informazione in merito alle ipotesi accusatorie”.

    Il discorso del primo cittadino milanese prosegue: “A fronte di questa situazione, avrei potuto limitarmi a una risposta ‘normale’ – ha spiegato – e forse anche un po’ scontata, di ‘fiducia nell’operato della magistratura’. Ma io non credo che le cose si debbano sempre risolvere così. Ho fiducia nella magistratura, certo. Ma non posso negare il mio stupore nell’aver appreso la notizia dalla stampa. Mi direte, non è certo la prima volta. Vero, ciò nondimeno dobbiamo tutti insieme fare uno sforzo per non considerare la cosa ‘normale’. Non lo è se riguarda un cittadino e non lo è se riguarda il Sindaco di Milano, con le responsabilità che porta verso la collettività”.

    “Ho scelto una via diversa, irrituale – ha proseguito Sala – Ho deciso di autosospendermi poiché su un punto non si può transigere: un professionista, un uomo d’azienda e, tanto più, un amministratore pubblico hanno nell’integrità morale l’elemento insostituibile della propria credibilità. Ne va della dignità personale e della concreta possibilità di agire nell’esclusivo interesse dei cittadini. Io non ho alcun motivo di polemizzare con la magistratura, di cui rispetto il lavoro, tanto essenziale nel funzionamento di un sistema democratico. Né ho motivo di lamentarmi per le inchieste che riguardano Expo 2015: lo sforzo di trasparenza che è stato compiuto ha aiutato la credibilità internazionale dell’evento. So di aver agito sempre nell’unico interesse di portare Expo 2015 al successo – ha tenuto ancora a precisare – con tutte le opere pronte il giorno dell’inaugurazione. Come so perfettamente di non aver mai goduto di nulla che non fosse il mio regolare stipendio e di non aver mai utilizzato i miei poteri per favorire qualcuno”.

    “Le verifiche svolte dai miei legali in queste intense giornate hanno chiarito sufficientemente il merito dell’indagine e l’inesistenza di altri capi di imputazione. Torno a fare il Sindaco, certo della mia innocenza verso un’accusa che non costituisce un condizionamento della mia attività. Ho apprezzato la disponibilità della Procura Generale. Vorrei inoltre ringraziare i circa 400 sindaci che hanno firmato l’appello di questi giorni: si tratta non solo di una dimostrazione di stima e di vicinanza nei miei confronti, ma anche di una lucida esposizione delle condizioni necessarie perché un amministratore possa svolgere bene il suo compito a favore dei cittadini. Ma vorrei soprattutto dire grazie ai tanti cittadini milanesi (e non solo) che hanno dimostrato di comprendere il mio gesto cogliendone senso e significato. Milano – ha concluso Sala – ha il dovere di condurre la ripresa del nostro Paese anche attraverso la conferma di un modello amministrativo che mette al centro del suo operato trasparenza e legalità”.

    MILANO SENZA SALA MA CON SCAVUZZO

    Per qualche giorno, dal 16 dicembre al 20, la vicesindaca Anna Scavuzzo ha guidato Palazzo Marino in attesa della decisione di Sala: “Nella consapevolezza che Milano e anche il sindaco Sala c’è, sono due le parole che mi aiutano a prendere il testimone: sono impegno e determinazione”. Che cosa succede adesso? “Mi sento di rassicurare i milanesi. Ieri abbiamo fatto la giunta e abbiamo portato avanti tutte le delibere che era necessario portare avanti. Ognuno di noi ha un’agenda fitta, abbiamo cercato di rispettare tutti gli appuntamenti che erano in agenda. Stiamo facendo tutti del nostro meglio, il sindaco sa di poter contare su una squadra, io credo, particolarmente motivata a dare del suo meglio”.

    La decisione di Sala giudicata esagerata

    L’autosospensione di Beppe Sala è stata giudicata eccessiva da diversi fronti, pure dall’opposizione: “I milanesi meritano chiarezza. Non chiediamo le dimissioni di Sala: se ha la coscienza pulita faccia il sindaco a tempo pieno e lavori, se ha la coscienza sporca si dimetta. Un’indagine non vuol dire una condanna”, ha detto il segretario della Lega Nord Salvini ai giornalisti davanti a Palazzo Marino aggiungendo che però “altro è la situazione di Roma (il riferimento è all’arresto di Marra, braccio destro della Raggi. Lì l’unica parola è elezioni subito, perché in sei mesi i 5 Stelle ne hanno combinate più di Bertoldo”.

    Cantone: ‘Eccessiva la decisione di Sala’

    L’autosospensione del sindaco di Milano, Beppe Sala “mi pare eccessiva. Non c’è nemmeno un invito a comparire, solo una mera ipotesi investigativa. Comunque ognuno fa le sue scelte, ed è giusto rispettarle” dice, intervistato dal Corriere della Sera il presidente dell’Anac, Raffaele Cantone, la cui attività anticorruzione nel 2014 si rivolse anche all’Expo. L’iscrizione di Sala “tra gli indagati”, spiega, è “un atto obbligato nel momento in cui la Procura generale ha deciso di avocare e riaprire un’inchiesta che la Procura aveva chiuso con la richiesta di archiviazione. Ricordiamoci sempre che l’iscrizione è un atto a garanzia delle persone coinvolte”.

    L’ex pm Gherardo Colombo: ”Torni a lavoro”

    Anche il Comitato per la legalità, la trasparenza e l’efficienza amministrativa del Comune di Milano chiede a Giuseppe Sala di ritornare presto alla guida della città. “Sulla base di quanto appreso sulla vicenda” il comitato ritiene infatti che “non vi siano motivi per protrarre detta autosospensione e confida nella pronta ripresa dell’esercizio delle piene funzioni al servizio della città”. Lo si legge in una nota pubblicata dal presidente del Comitato, Colombo.

    Corrado contro Sala: ‘Aspettiamo la magistratura’

    “Apprendiamo che il sindaco Sala risulta tra gli iscritti nel registro degli indagati per corruzione e turbativa d’asta nell’inchiesta sulla piastra Expo. Questa vicenda non fa che dimostrare e confermare l’inadeguatezza di Sala nel suo ruolo di sindaco. I conflitti di interesse tra i vari ruoli da lui ricoperti sono incompatibili con chi dovrebbe tutelare gli interessi dei cittadini”. Sono le parole di Gianluca Corrado, ex candidato sindaco del Movimento 5 Stelle alle ultime Amministrative di Milano e ora consigliere comunale.

    “Se è colpevole delle gravi condotte attribuitegli – e non può non saperlo – che si dimetta domani! Se, come emerge dalla stampa, le sue condotte, omissive o commissive che siano, risulteranno penalmente rilevanti, sarebbe infatti opportuno chiudere subito questa parentesi amministrativa che, in soli quattro mesi, ha sottratto almeno un milione di metri quadri di suolo di proprietà dei milanesi a favore della speculazione edilizia per rispondere agli interessi dei soliti noti. Noi comunque riponiamo la massima fiducia nella magistratura, che farà il suo corso”, conclude Corrado.