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Omicidio di Emmanuel Chidi Namdi a Fermo: tutto quello che è successo

Omicidio di Emmanuel Chidi Namdi a Fermo: tutto quello che è successo

Condannato a 4 anni di domiciliari l'assassinio del profugo nigeriano

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    Omicidio di Emmanuel Chidi Namdi a Fermo: tutto quello che è successo


    (Il luogo della tragedia)

    Amedeo Mancini, l’ultrà della Fermana accusato di omicidio preterintenzionale per la morte del nigeriano Emmanuel Chidi Namdi ha patteggiato la condanna iniziale a 10 anni di reclusione e sconterà una pena di 4 anni di arresti domiciliari, senza braccialetto elettronico e con il permesso di allontanarsi per 4 ore al giorno. E’ infatti stato raggiunto un accordo tra la difesa e l’accusa. Ma nonostante l’eliminazione di due delle tre aggravanti e il riconoscimento dell’attenuante della provocazione, – elementi, questi, che hanno permesso di ridurre la pena – il pm ha riconosciuto come esistente l’aggravante razziale.

    Cosa è successo a Fermo il 6 luglio scorso? Come si è arrivati all’omicidio del giovane nigeriano Emmanuel Chidi Namdi, che scampando alla furia di Boko Haram, ha invece trovato la morte in Italia, dove – da profugo – aveva chiesto asilo? Facciamo il punto della vicenda, riassumendo brevemente ma chiaramente tutto quello che è accaduto.

    In via XX settembre a Fermo, nelle Marche, il sei luglio 2016.

    Il profugo richiedente asilo e proveniente dalla Nigeria, Emmanuel Chidi Namdi, sua moglie Chinyery Emmanuel e l’agricoltore Amedeo Mancini.

    Emmanuel Chidi Namdi aveva 36 anni e veniva dalla Nigeria, aveva chiesto asilo in Italia e viveva insieme alla moglie a Fermo, accolto dalla Comunità di Capodarco (Fondazione “Caritas in veritate”), come ricordato dal presidente Monsignor Vinicio Albanesi. Dopo essere stato aggredito e malmenato il 6 luglio, ha trascorso un giorno in coma irreversibile e il sette luglio è morto. Il 9 sono arrivati gli esiti dell’autopsia, che ha stabilito che la causa della morte è stata una frattura al cranio.

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    Chinyery Emmanuel è la 26enne nigeriana che è rimasta vedova di Emmanuel Chidi Namdi. Insieme al marito era scappata dalla Nigeria dopo che i terroristi di Boko Haram avevano incendiato una chiesa e ucciso la loro figlia e i genitori di entrambi. Lei e Namdi erano arrivati in Italia attraverso la Libia ma durante il viaggio sul barcone era stata picchiata, e siccome era incinta aveva abortito. A Fermo i due si erano promessi in matrimonio, ma non erano riusciti a formalizzare il tutto per mancanza di documenti. Dopo la tragedia Angelino Alfano ha dichiarato che alla donna sarà riconosciuto lo status di rifugiata.

    Amedeo Mancini è un ultrà italiano della squadra della Fermana, conosciuto dalle Forze dell’Ordine per avere ricevuto un Daspo e per essere vicino ad ambienti fascisti e dell’estrema destra locale. Ha 39 anni e ufficialmente lavora a giornata in agricoltura. E’ stato fermato con l’accusa di omicidio preterintenzionale con l’aggravante del razzismo. Il fratello Simone ha sostenuto, giustificandolo: ”Non è razzista, ha dei modi da stadio ma ha avuto una vita difficile” e ancora ”tira le noccioline quando vede un negro, ma lo fa per scherzare perché è un allegrone”.

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    Amedeo Mancini ha insultato la moglie di Emmanuel Chidi Namdi definendola ‘scimmia africana’. Da qui la reazione, la discussione e l’aggressione del Mancini al nigeriano, che voleva difendere la donna.

    Il simpatizzante di estrema destra ha però ha raccontato che la coppia stava ”armeggiando vicino a un’auto”, e che lui pensava fossero ladri e per questo era intervenuto, per farli allontanare. In realtà le versioni su questa circostanza sono state diverse.

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    Mancini ha confermato la sua versione dei fatti. Ha ammesso di aver insultato la compagna di Emmanuel, chiamandola “scimmia africana“, e ha detto di essersi difeso con un pugno quando il giovane nigeriano lo ha aggredito, ma chiarendo che “non avere nessuna intenzione di uccidere” e anzi invocando la legittima difesa. Dall’altra parte, la vedova di Emmanuel ha sempre sostenuto di aver subito una aggressione verbale e fisica. Poi c’è la ricostruzione dei fatti raccontata da un testimone e da un amico del Mancini che hanno confermato la tesi di quest’ultimo. Di fatti il processo per l’omicidio di Emmanuel Chidi non si è mai celebrato visto che i difensori dell’imputato hanno chiesto e ottenuto il patteggiamento.

    Alla fine i legali dell’imputato hanno chiesto il patteggiamento per “stemperare la tensione” e per evitare un processo che avrebbe soltanto “diviso ulteriormente” la cittadinanza fermana, già spaccata a metà tra colpevolisti e innocentisti. Tenendo a precisare che la decisione presa da Mancini non è un’ammissione di colpevolezza, ma deriva dalla volontà di evitare che l’iter processuale, i dibattimenti, gli interrogatori e le deposizioni in Tribunale possano riaprire una ferita che pian piano si sta rimarginando. Ma probabilmente in ballo c’è anche una questione economica. Evitando il processo, infatti, non rischia di dover pagare di più.

    E’ vero che la versione di Chinyery era stata smentita dai testimoni, ma sul paletto che sarebbe servito per aggredire Mancini, non era stato trovato il Dna di Emmanuel e l’autopsia ha decretato che la morte del nigeriano è avvenuta non per colpa del pugno di Mancini ma per la successiva caduta in terra. Inoltre di recente si era aggiunta pure l’informativa della polizia su una presunta partecipazione di Emmanuel alla mafia nigeriana, particolare che non è stato chiarito.

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