Chi è Marcello Pesce, il boss latitante di ‘ndrangheta arrestato a Rosarno

Chi è Marcello Pesce, il boss latitante di ‘ndrangheta arrestato a Rosarno

'Il ballerino' era stato condannato per associazione mafiosa e intestazione fittizia di beni

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    Chi è Marcello Pesce, il boss latitante di ‘ndrangheta arrestato a Rosarno

    È stato arrestato Marcello Pesce, boss della ‘ndrangheta latitante da sei anni. La fuga è finita nella sua casa di Rosarno (provincia di Reggio Calabria), città dove è nato il 12 marzo 1964. “Il ballerino”, questo il soprannome, era a capo della potente cosca che da anni domina nella zona facendo affari anche al Nord e in Europa. Una delle cosche più agguerrite dell’intera ‘ndrangheta calabrese. Nel 2010 Pesce era stato condannato per associazione mafiosa e intestazione fittizia di beni a 16 anni e 2 mesi.

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    Chi è Marcello Pesce? Figlio di Rocco Pesce e nipote del defunto boss Giuseppe Pesce, è entrato subito nella ‘ndrina di famiglia. Il primo mandato di cattura per associazione mafiosa risale al febbraio 1989. Un anno dopo è stato sottoposto a sorveglianza speciale per due anni, con divieto di soggiorno in Calabria, Basilicata e Puglia. Dopo essere stato coinvolto in inchieste per associazione mafiosa, rapina, detenzione armi e traffico di droga, nel 2002 è stato arrestato per associazione mafiosa nell’ambito dell’operazione Gatto Persiano.

    Due i principali procedimenti penali in cui è stato coinvolto. Nel primo con l’accusa di associazione a delinquere e traffico internazionale di stupefacenti: Pesce importava insieme ad altri esponenti della ‘ndrina ingenti quantitativi di cocaina ed eroina, sia sul piano internazionale che locale. La condanna a 16 anni e 2 mesi è arrivata nel 2010 in seguito all’operazione “All Inside”, per associazione mafiosa e delitto di intestazione fittizia di numerose autovetture.

    È iniziata allora la latitanza.

    Dopo aver ricevuto un messaggio in codice sul cellulare (“è nata una bambina, è nata una bambina”), ha lasciato in fretta e furia la sua abitazione, proprio poco prima dell’irruzione dei carabinieri. Le forze dell’ordine per sei anni lo hanno cercato nelle campagne di Rosarno, in tutta la Calabria, ma anche nel Milanese e in alcuni luoghi esteri dove per anni ha fatto affari con la droga. I controlli non hanno risparmiano nemmeno le discoteche e i lounge bar di Milano: a Pesce piaceva infatti la movida, da qui il soprannome “il ballerino”.

    La latitanza è terminata il primo dicembre 2016, dopo il blitz degli uomini del Servizio centrale operativo (Sco) e della squadra mobile di Reggio Calabria. Appena avuta la certezza che il boss si trovasse in casa, hanno fatto irruzione e lo hanno arrestato. Lui, in camera da letto e disarmato, non ha opposto resistenza. Insieme a lui arrestati due uomini, padre e figlio.

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