Bullismo a Torino: diventa disabile a 11 anni a causa dei compagni di scuola

Bullismo a Torino: diventa disabile a 11 anni a causa dei compagni di scuola

Ma i bulli restano impuniti perché minori di 14 anni

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    Bullismo a Torino: diventa disabile a 11 anni a causa dei compagni di scuola

    A Torino un ragazzino di 11 anni è diventato disabile a causa del bullismo. Ha subito talmente tante angherie e umiliazioni che la mente non ha retto. Il trauma è stato troppo forte. La punizione per i bulli? Nessuna: sono troppo piccoli per finire in tribunale e la legge li tutela. La vicenda risale a gennaio 2016 ma è finita in cronaca solo in questi giorni.

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    Le storie di bullismo sono talmente frequenti che ormai fanno notizia quando sfociano in tragedia. Come nei casi di vittime che decidono di farla finita (il diario della 17enne Émilie suicida per i bulli). Il caso di Torino non è culminato, per fortuna, in un suicidio, ma si è rivelato talmente grave da finire nel reparto psichiatrico di un ospedale. Luogo in cui la vittima è stata dichiarata invalida a causa del forte trauma psicologico. A soli 11 anni.

    Le vessazioni per il piccolo (e per un altro compagno) erano cominciate a settembre 2015. Umiliazioni, botte e provocazioni quotidiane da parte di alcuni bulli che avevano trasformato la scuola nell’inferno.

    Poi la situazione è degenerata e i genitori hanno finalmente scoperto quello che succedeva al figlio. “Era gennaio quando nostro figlio, che già da qualche giorno aveva manifestato un profondo malessere per le continue angherie subite da due compagni di classe, perdeva i sensi e si accasciava al suolo dinanzi ai nostri occhi stupiti – il loro racconto a Repubblica – Neanche il tempo di destarlo che il piccolo inizia a tremare con scatti improvvisi e violenti, ad agitare le mani verso l’alto, quasi a proteggersi il volto, e poi a dimenarsi sul pavimento, senza urlare, ma biascicando mugugni monotoni e incomprensibili”.

    Immediato il ricovero in ospedale dove il ragazzino, sottoposto ai farmaci, continuava ad avere incubi, svenimenti, a rivivere le aggressioni, a immaginare la lotta per liberarsi e reagire ai bulli: “La nostra vita precipita nel baratro di una sorda disperazione – continua lo sfogo di mamma e papà – Anche quando viene dimesso, gli specialisti non possono che confermare l’ipotesi di uno o più eventi traumatici, violenti e scioccanti al punto da alterare drasticamente il suo equilibrio psicofisico, da ricollegare senza dubbio all’ambiente scolastico”.

    La punizione per gli aguzzini? Nessuna. Hanno meno di 14 anni quindi non sono né processabili, né punibili: il caso è stato già archiviato. È la legge, cari genitori: pazienza se vostro figlio è diventato disabile. “Non si può lasciare passare il concetto di impunibilità: sarebbe distruttivo per chi ha subito la violenza e non gioverebbe neppure ai minori coinvolti. Lasciare impuniti ragazzi socialmente pericolosi rappresenta un pericolo per la collettività”, ammonisce l’avvocato Maria Giovanna Musone che, da esperta di casi di bullismo, sta assistendo la famiglia. Eppure poco si può fare: “Il nostro codice tiene conto dell’età degli indagati. Tuttavia la giurisprudenza dice anche che non si devono ridurre le garanzie a tutela della vittima, e che si possono applicare misure di sicurezza”.

    Quali misure? Anna Maria Baldelli, capo della procura dei minori di Torino, ribadisce: “Non c’è punibilità per i minori di 14 anni, l’archiviazione del caso è d’obbligo, è la legge che lo prevede”. Tuttavia, “quando gli autori di atti violenti sono così piccoli, la procura dei minori non rinuncia a dare il contributo affinché i ragazzi comprendano” e che “ci si muove con strumenti diversi, attraverso la rieducazione e la sensibilizzazione”. Il dubbio però è lecito: sono sufficienti?

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