La differenza tra peccato e reato spiegata in breve

La differenza tra peccato e reato spiegata in breve

Il primo è un concetto morale-religioso, l'altro politico-giuridico

da in Cronaca, Reati
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    La differenza di base tra peccato e reato è che il primo è un concetto morale-religioso, l’altro politico-giuridico. Il peccatore deve rendere conto al suo Dio (i comportamenti considerati peccaminosi possono infatti variare da religione a religione). Il reo, invece, deve rendere conto alla legge e al giudice e, in senso più ampio, alla comunità danneggiata dal suo reato. Prima di spiegare tutte le differenze, vediamo cos’è il reato e cos’è il peccato.

    Il reato è un comportamento umano volontario che si concretizza in un’azione vietata dall’ordinamento giuridico di uno Stato, a cui è collegata una pena. Secondo l’articolo 27 della Costituzione “l’imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva” e “le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso dell’umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato”. Inoltre, affinché un comportamento possa essere considerato un reato, non occorre solo che sia contrario alle legge. Devono infatti verificarsi diverse circostanze: la volontarietà del comportamento dell’autore del reato; la sussistenza dell’elemento psicologico, il dolo o la colpa; il nesso di causalità tra il comportamento attivo e il verificarsi dell’evento lesivo; l’insussistenza di determinate situazioni il cui verificarsi renderebbe lecito un comportamento in apparenza illecito (ad esempio la legittima difesa).

    A seconda che il bene tutelato giuridicamente sia leso o offeso, si distingue tra lesione o messa in pericolo. Sulla base di questa distinzione ci sono due tipi di reati: di danno (quando il bene è stato distrutto o danneggiato) e di pericolo (quando il bene è stato solo minacciato). Infine, a seconda della pena prevista dall’ordinamento giuridico, i reati si distinguono in delitti e contravvenzioni: i primi sono puniti con le pene dell’ergastolo, della reclusione e della multa; i secondi con l’arresto o l’ammenda.

    Il peccato non è una violazione dell’ordinamento giuridico, ma dei principi religiosi. Questa la definizione che ne dà il Catechismo della Chiesa Cattolica: “Il peccato è una mancanza contro la ragione, la verità, la retta coscienza; è una trasgressione in ordine all’amore vero, verso Dio e verso il prossimo, a causa di un perverso attaccamento a certi beni. Esso ferisce la natura dell’uomo e attenta alla solidarietà umana. È un’offesa a Dio”.

    Così come il Diritto distingue tra vari tipi di reati, la religione differenzia tra i peccati. Secondo il cristianesimo, ad esempio, ci sono i peccati spirituali, carnali, di pensiero, parola, azione e omissione. In base alla gravità del peccato, ci sono quelli veniali e quelli mortali, ovvero le violazioni più gravi della legge divina contenuta nei Dieci Comandamenti.

    Il reato è un concetto laico, politico e giuridico. Il reo risponde delle sue azioni criminose dinanzi al giudice e, in senso ampio, alla comunità e allo Stato in cui vive. Il peccatore dinanzi a Dio.

    Il cristiano può espiare la colpa attraverso il pentimento, le preghiere e le buone azioni verso il prossimo.

    La Chiesa e il cristiano offeso sono inoltre chiamati al perdono. Al reo non bastano il pentimento e il perdono e, in base alla decisione del giudice, deve scontare la pena e risarcire il danno.

    I peccati e i reati non sempre coincidono. L’omicidio è considerato sia un peccato che un reato. L’invidia è un peccato ma non un reato.

    In uno stato laico ordinamento giuridico e religioso sono separati e son ben distinte leggi civili e leggi morali (ci sono dei Paesi dove tuttavia non manca l’ingerenza delle seconde sulle prime). I Dieci Comandamenti non hanno valenza giuridica. L’omosessualità è considerata un comportamento immorale dalla religione, ma assolutamente lecito dallo Stato.

    Diverso è il discorso nelle teocrazie (ad esempio quelle islamiche come l’Iran) dove i peccati sono anche reati. L’omosessualità in alcuni Stati teocratici, non solo è considerata un comportamento immorale, ma viene anche sanzionata con la pena di morte. A questo proposito tornano in mente le parole dello storico Gaetano Salvemini: “Il clericale punisce il peccato come fosse delitto e perdona il delitto come se fosse peccato. Perciò è necessario tener lontano i clericali dai governi dei paesi civili”.

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