Tiziana Cantone, morta suicida per un video sul web: la Procura chiede l’archiviazione

Tiziana Cantone, morta suicida per un video sul web: la Procura chiede l’archiviazione

Per i pm mancano gli elementi per procedere contro i 4 amici della giovane

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    Anche ora nessuno ascolterà la richiesta di Tiziana Cantone. La Procura di Napoli ha infatti chiesto l’archiviazione del fascicolo aperto a carico di 4 indagati dopo le denunce della 31enne, morta suicida dopo la diffusione di alcuni video privati online. Il procuratore aggiunto Fausto Zuccarelli e il sostituto Alessandro Milita non hanno rilevato elementi sufficienti per portare avanti l’azione legale nei confronti degli indagati per diffamazione. Il fascicolo venne aperto dopo la denuncia della giovane che però diede diverse versioni agli inquirenti: disse di aver perso il telefonino dove c’erano i video per poi ritirare la denuncia, poi ammise di aver mandato i filmati a degli amici e infine li accusò di averli diffusi sul web. Troppe versioni e troppa confusione: da qui la decisione di archiviare il fascicolo. Rimane aperto l’altro filone di indagine, quello sull’istigazione al suicidio, mentre arriva la notizia che il Tribunale civile di Napoli Nord ha parzialmente rigettato il reclamo di Facebook Ireland, dando invece ragione alla madre di Tiziana, Teresa Giglio, stabilendo così che Facebook doveva rimuovere tutti i link e le informazioni relativi a Tiziana subito dopo che era stato chiarito che quei contenuti erano illeciti, anche senza un preciso ordine dell’autorità giudiziaria o del garante della privacy.

    LA RICOSTRUZIONE DELLA VICENDA

    I quattro per cui si è chiesta l’archiviazione sono gli ‘amici fidati’ cui Tiziana aveva inviato il filmato poi condiviso in rete. Il procuratore Zuccarelli aveva già chiarito che i quattro erano iscritti nel registro dalla fine del 2015 dopo la denuncia presentata da Tiziana a seguito dell’interrogatorio dell’ottobre 2015.

    La Procura aveva deciso di acquisire tutti gli atti della causa civile intentata dalla ragazza e ha aperto anche un fascicolo per istigazione al suicidio che rimane ancora sul tavol degli inquirenti. Il Pm indaga anche contro ignoti per violazione della privacy.

    Intanto dalla famiglia di Tiziana arriva la richiesta di interrompere la gogna mediatica che non è cessata neanche con la morte della donna.

    “Ora chiedono giustizia affinché la morte non risulti vana, l’ennesima. Rispettate il loro dolore”, è questa la volontà dei parenti. “Un angelo dolcissimo, bellissimo e fragile è volato in cielo”, è il messaggio della famiglia di Tiziana, mentre l’avvocato Andrea Orefice ribadisce che ora la mamma di Tiziana spera solo che Facebook adesso collabori con la Procura nelle indagini penali in corso, fornendo i nomi di chi ha creato i profili falsi e la pagine che hanno condiviso i contenuti che hanno contribuito a diffamare la ragazza che poi si è suicidata.

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