Tiziana Cantone: ricostruzione della vicenda che ha portato al suo suicidio

Tiziana Cantone: ricostruzione della vicenda che ha portato al suo suicidio

In quanti conoscono esattamente la sua storia?

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    Non si fa che parlare di Tiziana Cantone, del suo video diffuso in Rete e del suo suicidio, ma in quanti conoscono esattamente la sua storia? Abbiamo provato a fare una ricostruzione della vicenda che ha portato la giovane donna, nel giro di un anno, in balia della feroce gogna mediatica che l’ha schiacciata portandola a decidere di suicidarsi.

    Nell’aprile 2015 Tiziana Cantone ha 29 anni, vive a Casalnuovo, in provincia di Napoli. Vive in una famiglia come tante altre, insieme alla madre Maria Teresa Giglio – impiegata al Comune di Casavatore – e alla nonna, che la crescono dopo l’abbandono del padre quando era in tenera età. Si diploma al liceo classico, poi interrompe gli studi di giurisprudenza. E’ una bella ragazza, ha un bel fisico curato e piace agli uomini. Ha un look che non passa inosservato, è una donna che sa di piacere e se ne compiace, anche se ha qualche problemino con l’alcol, tanto che era seguita da uno psicologo perché voleva smettere.

    A quei tempi Tiziana sta con Sergio Di Palo, un uomo di 40 anni che vive a Licola. Con lui e il suo cane ha convissuto per qualche mese nell’estate 2015. E’ lui, secondo quanto dichiarato dalla madre della giovane ragazza a plagiarla chiedendole di avere rapporti con altri uomini e di produrre dei video degli stessi. La loro convivenza va avanti per poco. Poco dopo la diffusione dei video si lasciano. Ad ogni modo, l’ironia della Rete non risparmia nemmeno lui, a cui vengono rivolte battute pesanti, e da tutti è additato come ”il cornuto”. Come Tiziana, anche lui cancella il suo profilo Facebook, ma prima aveva pubblicato questo post: ”Non ho mai usato Facebook per cose mie personali e mai più lo farò. Ma visto e considerato che vi state divertendo così tanto bastardi, e non vedevate l’ora di colpire e fare i fenomeni dietro WhatsApp e godere delle disgrazie altrui senza sapere la verità…State attenti che vi becco e vi becca anche la Polizia. Il bastardo è già stato preso, ora piano piano ad uno a uno vi trovo! Se siete stati così bravi a contraffare tutto, di sicuro non posso sperare di trovare persone di animo buono ed è per questo che vi veng a mangià o cor a piett…state attenti”.

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    Tiziana decide quindi di fare sesso con uomini diversi dal fidanzato, a quanto pare su richiesta dello stesso uomo ( video furono infatti girati e diffusi mentre i due ancora convivevano). Ce ne è anche uno girato per strada, uno in cucina (secondo la madre s’intravede la sagoma di Sergio Di Palo). La condizione era che a scegliere i suoi amanti fosse lei stessa. Tutto era quindi una sorta di gioco fatto per compiacere il fidanzato, che in un video lei stessa definisce ”cornuto” (la frase tormentone ”stai facendo un video? Bravoh” ha riempito le bacheche dei social, ai tempi). Dunque, come anche i giudici hanno stabilito, la donna ha agito ”volontariamente e in piena coscienza” nel farsi riprendere. Non si sa però quanto abbia agito altrettanto volontariamente nel diffondere le immagini.

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    I video diventati pubblici e girati con il consenso di Tiziana mentre si trova in compagnia di uomini con i quali fa sesso sono in tutto sei. “Ero fragile e depressa. I video in tutto erano 6 e li avevo inviati io”, racconta la ragazza in Procura nel maggio 2015, quando fa mettere a verbale la sua denuncia. In più Tiziana fa i nomi di quattro persone con i quali aveva intrecciato “relazioni virtuali” sui social network e ai quali aveva inviato i video compromettenti. Due sono fratelli e vivono in Emilia Romagna. A quei tempi non fa riferimento al fidanzato, mentre i quattro uomini ora sono indagati per diffamazione. “Era un gioco”, aveva detto al procuratore, che le è sfuggito però di mano, perché quei video intanto erano finiti – non si sa di preciso come – in pasto alla Rete. Il 25 aprile 2015 infatti un primo video con il suo nome e cognome finisce su un portale hard, e in pochi giorni diventa viralissimo, condiviso anche tramite whatsapp.

    Tiziana scopre ben presto che i video che la vedono protagonista sono stati diffusi in Rete e che lei è diventata una sorta di tormentone soft porno, un meme godereccio di cui tutto il web parla. I video e la sua storia sono di dominio pubblico, su Facebook e su altri social appaiono pagine dedicate a lei piene di insulti, derisioni e offese. Così, per correre ai ripari torna in Procura e integra la denuncia per diffamazione con un’altra per il reato di violazione della privacy. Il fidanzato le paga le spese dell’avvocato (non si capisce se per amore o per senso di colpa). Purtroppo però, dal momento che i video li ha messi in circolazione lei, nessuno viene iscritto nel registro degli indagati. La ragazza però diventa sempre più ”famosa” sul web, addirittura c’è chi organizza vendita di magliette e gadget con la sua frase tormentone. I video restano online, i giornali e tanti siti parlano di lei, la gogna mediatica la stritola tanto che la giovane decide di scappare da casa e cambiare identità.

    Da questo momento Tiziana comincia a soffrire di attacchi di panico, non esce più di casa per paura di essere riconosciuta, non frequenta più la palestra, non va al cinema, non va a fare la spesa. Tiziana non riesce neanche più a lavorare. Comincia a pensare al suicidio, ci prova due volte, una volta con i barbiturici e un’altra buttandosi dal balcone, ma poi prova a reagire lasciando il napoletano. Passa qualche mese in Emilia Romagna, poi va in Toscana. Cambia nome ma dalla depressione non riesce a fuggire. Decide allora di tornare a vivere in Campania, da una zia a Mugnano. L’ex fidanzato la indirizza verso l’avvocato Roberta Foglia Manzillo, che la segue nella denuncia non solo dei diffusori materiali dei video, ma anche contro i colossi del web che ospitano il suo materiale sensibile, come i siti per adulti ma anche Facebook Ireland, Yahoo Italia, Google, Youtube.

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    Tiziana è allo stremo delle forze, la vicenda che l’ha coinvolta l’ha devastata nell’animo. Inizia il processo nel giugno 2016. A settembre viene ufficializzata la sentenza, che in teoria le dà ragione, ma in pratica non le concede il diritto all’oblio perché la notizia che la riguarda è ancora ”di attualità”, e la obbliga anzi al pagamento di 3.645 euro (più iva) a carico di 5 (su 10) dei social network citati, per un totale di 18.225 euro. Insomma non si può rimuovere tutto il materiale sul web perché, si legge nel dispositivo dei giudici: ”Presupposto fondamentale perché l’interessato possa opporsi al trattamento dei dati personali, adducendo il diritto all’oblio è che tali dati siano relativi a vicende risalenti nel tempo”, e nel caso ”non si ritiene che sia decorso quel notevole lasso di tempo che fa venir meno l’interesse della collettività”.

    Quella che sembra essere iniziata come una ”revenge porn”, forse non ha niente con la vendetta contro un ex partner. Forse la morte di Tiziana non è avvenuta per i video in sé o per la vergogna di essere diventata così ”famosa”. La mamma di Tiziana ha raccontato che la figlia era affranta e sconvolta perché, pur avendo ottenuto dai giudici il diritto all’oblio, era stata condannata al pagamento di quattromila euro di spese giudiziarie perché giudicata consenziente. Sarebbe stato quindi questo, secondo mamma Maria Teresa, il motivo scatenante del suicidio della 31enne, che si è impiccata con un foulard azzurro appeso a un tubo nello scantinato di casa. La procura di Napoli ha aperto un fascicolo per istigazione al suicidio.

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