Cyberbullismo: quando i social network spingono al suicidio

Cyberbullismo: quando i social network spingono al suicidio

La Rete: un'arma a doppio taglio

da in Cronaca, Cyberbullismo, Reati, Tiziana Cantone
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    Cyberbullismo: quando i social network spingono al suicidio

    La rete è un piccolo-grande mondo nel quale si nascondono spesso molti pericoli, uno dei quali è il cyberbullismo. Per capire meglio il fenomeno abbiamo cercato di schematizzare quanto più chiaramente possibile in questo articolo cos’è il cyberbullismo, come si manifesta, chi colpisce e come fare per contrastarlo. Nonostante l’ambito in cui ci si muove sia virtuale, sono invece molto reali le conseguenze che le vittime di cyberbullismo si trovano a dover vivere dopo essere state prese di mira dai prepotenti in Rete. A rischio ci sono non soltanto i più giovani e gli adolescenti, ma anche le donne, e in genere le persone più sensibili che vengono schiacciate da accuse e insulti lanciate via web. Aggressioni che possono arrivare persino all’istigazione al suicidio. Infatti non sono isolati i casi di giovani che hanno posto fine alla propria vita a causa dell’oppressione vissuta per mano di cyberbulli isolati o di branchi.

    Sono diversi i casi di cyberbullismo che hanno interessato le pagine di cronaca degli ultimi mesi. Degli episodi finiti molto spesso con delle tragedie, che sicuramente potevano essere evitate dando la giusta attenzione a certi meccanismi che possono innescarsi attraverso l’uso della rete. L’ultimo caso ha riguardato una 31enne originaria di Napoli, fatto che dimostra come in Italia il fenomeno sia decisamente in crescita.

    Non dobbiamo pensare che si tratti solo di vicende lontane dalla nostra realtà, perché il fenomeno si diffonde sempre di più. Secondo i dati che sono stati forniti dalla Polizia Postale riguardanti il 2014, ci sono stati 345 reati di cyberbullismo che hanno avuto come vittime i minori. I più colpiti sono stati i ragazzi con un’età compresa tra i 14 e i 17 anni. Nello specifico sono 238 i casi che hanno coinvolto questa fascia d’età. I reati più diffusi sono il furto d’identità sui social network, che comprende un terzo delle vittime, per un totale di 114 casi, e poi la diffamazione online (82 casi) e ancora le ingiurie via e-mail (41 casi). Secondo l’indagine “La dieta mediatica dei nostri figli”, il 19% dei ragazzi avrebbe incontrato nella vita reale le persone conosciute sul web; il 13% degli intervistati, invece, tra i 14 e i 20 anni si sono esposti al fenomeno del sexting, fornendo il proprio numero di cellulare a persone conosciute in chat. Risulta quindi evidente che bisogna prestare molta attenzione all’atteggiamento dei più piccoli, che dovrebbero essere costantemente guidati nel loro uso quotidiano di internet e dei social network, degli strumenti molto utili per intrattenere rapporti di amicizia, ma che possono essere considerati spesso delle armi a doppio taglio.

    tziana cantone

    Tiziana Cantone aveva 31 anni e viveva a Mugnano. Si è suicidata martedì 13 settembre 2016 dopo che un video hard che la vedeva protagonista era stato ampiamente diffuso sul Web fin dal 2015, sia su siti per adulti che tramite app per smartphone. Ovviamente il filmato era stato diffuso senza il suo consenso. Addirittura erano state aperte pagine su Facebook su cui girava parte del video, e poi meme e parodie in cui la ragazza veniva denigrata, derisa e insultata, dato che il suo volto era ben visibile nel filmato originale. Per questo aveva provato a cambiare identità e città. Si era infatti trasferita in Toscana sperando che nessuno potesse riconoscerla. Dopo la pubblicazione del video la donna aveva sofferto di depressione, di attacchi di panico e altri gravi disturbi emotivi, tanto che non usciva più di casa tranquillamente. Ma poi aveva deciso di tornare in Campania, trasferendosi dalla natia Casalnuovo a Mugnano. A quanto si è scoperto, la giovane aveva già tentato almeno una volta di uccidersi e tuttora sono ancora aperte le indagini sulla diffusione del video, mentre la procura di Napoli ha aperto anche un fascicolo per istigazione al suicidio.

    Carolina Picchio si è tolta la vita perché non sopportava gli insulti continui ricevuti su Facebook da parte dei compagni di scuola. Del suo caso, come di altri, ne abbiamo parlato in questo articolo, dove abbiamo riassunto alcuni dei casi più odiosi di bullismo avvenuti in Italia.

    Poi c’è il video scioccante su YouTube dove una ragazzina mulatta viene aggredita e picchiata a Grosseto. C’è anche la storia di Andrea, il quindicenne gay che a Roma veniva preso in giro perché indossava pantaloni rosa. Anche lui non ha retto alle umiliazioni e ha deciso di farla finita.

    Un’altra ragazzina di 14 anni si è suicidata gettandosi dal tetto di un albergo abbandonato di Cittadella, dopo essere stata attaccata più volte attraverso un social network da suoi coetanei. La ragazza era iscritta con un profilo personale a Ask.fm e diverse altre persone si erano scagliate contro di lei. Qualcuno aveva scritto “Tu stai bene da sola, fai schifo come persona”. E poi ancora: “Spero che uno di questi giorni taglierai la vena importantissima che c’è sul braccio e morirai!!!”. Numerosi gli insulti che avevano sommerso la giovane, la quale aveva diverse volte manifestato intenzioni autolesionistiche. La ragazzina aveva ricevuto più volte, da parte di altre persone, l’invito a compiere realmente le azioni di cui parlava. Per questo motivo, dopo i numerosi insulti ricevuti, la ragazza ha deciso di lanciarsi nel vuoto dall’ex hotel Palace della città. Aveva inserito su Facebook un disegno di un cuore spezzato con la scritta “Basta stupido mondo” e ha lasciato a tre amici un messaggio: “Scusatemi, sarò con voi e vi guarderò da lassù”.

    Il primo caso che ha fatto scalpore sui media è stato quello di una quindicenne di nome Amanda Todd: tutto inizia con un seno mostrato ad uno sconosciuto su internet, poi la diffusione virale di quelle immagini che di condivisione in condivisione la spingono a togliersi la vita, non prima di aver diffuso su YouTube un video con dei bigliettini per raccontare la sua storia.

    Un’altra vittima del bullismo via web che non ha retto alla pressione è Hannah Smith, una studentessa britannica di 14 anni che ha deciso di mettere fine alle proprie angosce impiccandosi, dopo essere stata oggetto di insulti da parte di troll sul sito Ask.fm. Si tratta solo dell’ennesimo caso in Gran Bretagna. Una situazione talmente preoccupante che le scuole britanniche hanno dovuto diffondere una circolare per avvisare studenti, genitori ed insegnanti circa la pericolosità del fenomeno. Questo social network, presente anche in Italia, è apparentemente solo un forum per domande e risposte su qualsiasi argomento, ma consentendo agli utenti di mandare messaggi in forma anonima, è diventato un mezzo per comunicazioni verbalmente violente, molestie, insulti e minacce. Ad Hannah hanno scritto inviti a bere candeggina oppure frasi tipo “Mucca, t…a, se muori nessuno se ne accorgerà“. E alla fine la ragazzina non ha retto, e prima di suicidarsi ha scritto sul suo profilo Facebook un messaggio che suona adesso come un’autentica richiesta di aiuto: “Pensi di voler morire ma in realtà vuoi solo essere salvata“.

    Cari mamma e papà, tutta la mia vita sono stato deriso, preso in giro, menato ed escluso dagli altri. Voi siete meravigliosi. Spero non vi arrabbierete. Fino a quando non ci incontreremo di nuovo“, è stato invece l’ultimo messaggio di Tim Ribberink, ventenne olandese, omosessuale, vittima di derisione dai vigliacchi del web. E poi c’è la terribile storia di Rehtaeh Parsons, 17 anni, canadese, violentata due volte, prima nel corpo un paio di anni prima da alcuni coetanei ad una festa, poi nell’anima, quando ha visto le foto pubblicate sul web. Inutile ogni denuncia, emarginata e trattata come una ragazza facile, ha scelto di impiccarsi, proprio come Hannah.

    E di recente, lo scorso maggio una giovane in Francia ha mostrato in diretta il suo suicidio tramite Periscope dopo aver denunciato l’ex fidanzato di averla stuprata e di aver condiviso via snapchat il video.

    L’elenco dei ragazzi morti suicidi per il bullismo via web si allunga tristemente ogni giorno di più, e finora le richieste di interventi legislativi per arginare il fenomeno sono caduti nel vuoto. Come tutelare e salvaguardare le persone più fragili senza intaccare la libertà della Rete, questo il dilemma non da poco a cui i governi internazionali dovranno prima o poi dare una risposta. L’Italia sta facendo di tutto per intervenire contro il cyberbullismo. Si stanno preparando delle leggi specifiche ed è previsto anche lo stanziamento di nuovi fondi.

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    SCRITTO DA PUBBLICATO IN CronacaCyberbullismoReatiTiziana Cantone Ultimo aggiornamento: Venerdì 16/09/2016 07:17
     
     
     
     
     
     
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