Concorso scuola 2016, il paradosso: metà dei professori bocciati

Concorso scuola 2016, il paradosso: metà dei professori bocciati

Il 55,2% non è stato ritenuto all'altezza

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    Concorso scuola 2016, il paradosso: metà dei professori bocciati

    Il concorso scuola 2016 è un ecatombe: boom di bocciati, commissioni improvvisate, errori madornali. Tra i 71.448 candidati già esaminati agli scritti, solo 32.036 sono stati ammessi agli orali: il 55,2% non è stato ritenuto all’altezza. Al nord si registrano più bocciati che al sud. In questo modo la scuola rischia di iniziare con 23mila cattedre vuote: nel concorsone dei docenti qualcosa non ha funzionato.

    Il giornalista Gian Antonio Stella, sul Corriere della Sera, oggi parla di ‘quadro apocalittico’: un posto in cattedra su tre resterà vuoto. I numeri agghiaccianti emergono dalla ricerca realizzata da Tuttoscuola, che da diversi mesi si occupa della questione, vivisezionandola fino al midollo, dalla scelta delle commissioni, alle paghe ‘simboliche dei commissari (50 cent per ogni prova scritta), ai quesiti prescelti e molto altro ancora.


    Gli scritti si sono conclusi il 28 aprile: sino a oggi, in tre mesi, sono stati esaminati dalle 825 commissioni e 202 sottocommissioni solo circa la metà del totale, pertanto, tenuto conto del regolamento che prevede uno stacco di venti giorni tra scritti e orali, ‘solo il 62% o poco più dei vari concorsi banditi riuscirà a concludere le procedure concorsuali in tempo utile’. Quindi in tempo per l’inizio del nuovo anno scolastico.

    Così, ancora una volta, molte cattedre non saranno occupate dai legittimi vincitori, per mancanza oggettiva di vincitori, inoltre una grossa fetta verrà assegnata agli iscritti alle graduatorie ad esaurimento o ai soliti supplenti annuali (in alcuni casi bocciati al concorsone).


    Come accennato in apertura, a questo punto della selezione, il risultato è già fin troppo chiaro: tra i 71.448 candidati già esaminati agli scritti, solo 32.036 sono stati ammessi agli orali. La maggior parte, ovvero il 55,2%, non è stato ritenuto all’altezza. Il maggior numero di bocciati risulta al nord, ma è bene non cadere nella ‘tradizionale’ polemica su severità e lassismo, poiché la regione più selettiva è risultata la Lombardia, mentre quella meno il Friuli-Venezia Giulia.

    Il grosso problema è che se anche per le graduatorie in arrivo fuori tempo massimo (315 per un totale di 93.083 candidati, in larghissima parte per l’infanzia e la primaria) si configurerà un quadro simile a questo, ci si troverà a fare i conti con un buco di circa 23 mila posti vacanti, ovvero un insegnante su tre.


    La domanda sorge dunque spontanea: le prove sono state troppo rigide o gli insegnanti impreparati? Di certo, alcuni errori dei candidati non possono che lasciare basiti. Alcuni insegnanti si sono abbandonati ad abbreviazioni da smartphone, come ‘cmq’ invece di ‘comunque’, ‘X’ al posto di ‘per’ o ancora ‘ke’ invece di ‘che’. C’è chi ha confuso il ‘peer tutoring’, ovvero la tecnica dell’insegnamento della lingua attraverso il dialogo fra lo studente più forte e quello più debole, con il ‘peer touring’…. e che dire dell’insegnante che ha scelto la via della persuasione, chiedendo apertamente ai commissari ‘un posto fisso’, in quanto ‘madre di famiglia con tre figli’, anziché svolgere il tema prescritto?

    In alcuni compiti è emersa ‘anche una scarsissima conoscenza dell’italiano, tanto da indurre alcuni commissari a chiedersi se si trattasse di candidati stranieri che non padroneggiavano bene la nostra lingua, salvo poi verificare che erano italianissimi’.


    Facendo sempre riferimento alla ricerca condotta da Tuttoscuola, ‘la letteratura internazionale in materia di valutazione di sistema considera la qualità professionale degli insegnanti come la variabile più influente sui risultati degli studenti’. Per il nostro Bel Paese è giunto dunque il tempo di andare incontro a una grande svolta, perché ‘finché l’insegnamento non tornerà ad essere una prima scelta mancherà il presupposto principale per tenere alto il livello qualitativo della scuola italiana’.

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