I casi di bullismo più famosi e recenti in Italia

I casi di bullismo più famosi e recenti in Italia

Un fenomeno che non accenna a fermarsi

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    I casi di bullismo più famosi e recenti in Italia

    Passiamo in rassegna alcuni dei casi di bullismo diventati famosi in Italia negli ultimi anni, perché anche nel Belpaese la violenza e i soprusi tra i giovani sono dilaganti. In un recente rapporto Istat infatti si legge che nel corso dell’anno trascorso più del 50% dei ragazzi tra gli 11 e i 17 anni ha subito qualche episodio offensivo, non rispettoso e/o violento da parte di altri ragazzi o ragazze. Il 19,8% è stato vittima assidua di azioni di bullismo, cioè le ha subite più volte al mese, e per il 9,1% gli atti di prepotenza si sono ripetuti con cadenza settimanale. Nel documento si sottolinea inoltre che le ragazze sono più soggette dei maschi a vessazioni (oltre il 55% contro il 49,9%) e il Nord registra un numero maggiore di vittime (più del 57%). Le prepotenze più comuni consistono in offese con brutti soprannomi, parolacce o insulti (12,1%), derisione per l’aspetto fisico e/o il modo di parlare (6,3%), diffamazione (5,1%), esclusione per le proprie opinioni (4,7%), aggressioni con spintoni, botte, calci e pugni (3,8%). Purtroppo i giovani più sensibili che non riescono a reagire e rimangono vittime degli aggressori, talvolta pensano al suicidio come via d’uscita alle loro sofferenze. Vediamo di seguito alcuni dei casi di bullismo più famosi in Italia, ricordando però che ci sono diversi strumenti per combattere efficacemente bullismo e cyberbullismo, come si può leggere nel nostro vademecum da condividere con tutti gli amici.

    Una studentessa di 14 anni di Rho (Milano) il primo di giugno 2016 ha tentato il suicidio dopo essere caduta nel buio della depressione in seguito a soprusi e vessazioni subiti dalle sue compagne di classe. E’ stata salvata grazie all’allarme lanciato dall’amica con cui stava chattando, che ha immediatamente avvisato i carabinieri. I militari hanno trovato i genitori in casa, che non si erano accorti di nulla, mentre la ragazzina era chiusa in camera da letto e si stava procurando dei tagli ai polsi e alle caviglie, per fortuna sino al quel momento lievi. L’indagine prosegue per bullismo.

    Ad aprile 2016 i genitori di un dodicenne hanno deciso di denunciare la scuola media Adolfo Viola di Ciriè (Torino) per episodi di bullismo contro il figlio ad opera di alcuni compagni di scuola. L’ultimo pestaggio risale al 2 febbraio: due compagni l’hanno scaraventato a terra e preso a calci. Gli hanno lesionato una costola. Raccontano: ”I primi insulti e spinte sono iniziati a settembre, in prima media, poi la situazione si è aggravata. Sono arrivate le botte, i piedi pestati con le gambe della sedia della fila davanti, l’isolamento. Gli toccavano un braccio e poi schizzavano a lavarsi le mani, schifati, in bagno. Un paio di volte gli hanno buttato la testa nel gabinetto e negli orinatoi. Lo hanno trascinato per terra facendogli sporcare tutta la camicia e i pantaloni di pipì”. Lui aveva paura di confidarsi con i più grandi, gli dicevano: ”sciogliamo te e la tua famiglia nell’acido”. Il ragazzino era preso in giro per il fisico e il modo particolare di camminare e correre (ha i femori retroversi), ma anche per la sua sensibilità e le sue passioni per l’arte e la musica. Sono attualmente in corso due indagini, una del tribunale dei minori e della procura di Ivrea, mentre il ragazzino ha cambiato scuola.

    Una dodicenne di Pordenone a 18 gennaio 2016 ha tentato il suicidio lanciandosi dalla finestra di casa perché non ne poteva più delle vessazioni subite a scuole da un gruppo di bulletti suoi compagni di classe. La ragazza, prima di tentare di uccidersi aveva scritto due lettere: una di scuse per i genitori, l’altra per i compagni di classe (2° media) a cui lasciava il messaggio: “Adesso sarete contenti“. A torturare la ragazzina a scuola con battute pesanti, offese e ”inviti” al suicidio era soprattutto un compagno ripetente che la torturava psicologicamente: “Ti devi uccidere… Dovrei ucciderti io, ma poi passo i guai. Quindi è meglio se ti ammazzi tu!“, le ripeteva ogni giorno. La ragazza ci ha provato davvero e per fortuna non ci è riuscita, provocandosi solo diverse fratture.

    Andrea Natali viveva a Borgo D’Ale, piccolo centro del Vercellese. Il giovane fin dal 2014 era stato preso di mira da alcuni conoscenti che gli facevano dispetti e scherzi pesantissimi: veniva chiuso nei bidoni dell’immondizia, costretto a indossare sacchi di plastica, veniva umiliato e denigrato davanti a tutti, insultato al lavoro e in strada. Inoltre veniva filmato e gli venivano scattate foto ridicole che poi venivano postate su Facebook.

    Stanco e depresso per tutto questo, il giovane 26enne si è suicidato a settembre 2015 impiccandosi al secondo piano della casa dove abitava con i genitori.

    Scusa mamma. Mi sento oppresso, non ce la faccio più. Ti prego perdonami”, era il messaggio lasciato da un sedicenne di origine romena che a maggio 2013 ha provato a uccidersi lanciandosi dalle finestre del terzo piano di un istituto a Roma Sud. Un’auto parcheggiata gli ha permesso di sopravvivere al volo di 7-8 metri. Il sedicenne soffriva per il fatto che il padre non tollerava il suo orientamento sessuale, e a scuola veniva preso in giro: ”L’ha fatto perché viene sempre deriso a scuola”, hanno confermato i compagni di classe che lo hanno descritto come un ragazzo fragile, taciturno, ma molto sensibile. Il Gay Center ha offerto al ragazzo assistenza psicologica. ”Abbiamo svolto un’indagine sulle scuole italiane e abbiamo scoperto che il 50 per cento degli studenti omosessuali ha subìto maltrattamenti”, ha rivelato il portavoce dell’associazione Fabrizio Marrazzo.

    Creò sgomento la vicenda di Carolina Picchio, la bella ragazza quattordicenne di Novara che nel gennaio 2013 si suicidò non riuscendo più a sopportare che la violenza di gruppo di cui era stata vittima venisse commentata e condivisa in Rete. Non riusciva più a sopportare le risatine maligne, le offese, gli insulti sul web, l’umiliazione di essere oggetto di quel vergognoso video in cui si vedeva ubriaca, che continuava a essere condiviso sui social network. Si uccise buttandosi dalla finestra, ma prima scrisse su facebook: ”Con la gente ho già avuto troppa pazienza, non voglio più perdere tempo. Non posso sopportare tutto questo”. A casa della ragazza i carabinieri trovarono anche un altro messaggio angoscioso: “Scusate se non sono forte, mi dispiace. Tati, amiche mie, vi voglio bene. Non è colpa di papà”. I 5 ragazzi che facevano i bulli, compreso il suo fidanzatino (che nel frattempo è rimasto paraplegico dopo un incauto tuffo dagli scogli), sono stati indagati con l’accusa di istigazione al suicidio, stalking e detenzione, creazione e diffusione di materiale pedopornografico, ma anche violenza sessuale e morte come conseguenza di altro reato. L’unico maggiorenne del gruppo, Matteo Bobbio che ora ha 20 anni, ha chiesto di patteggiare la pena di un anno e quattro mesi, quindi la condanna verrà sospesa con la condizionale mentre per gli altri 4 minorenni i giudici devono decidere la messa in prova per un periodo di 15 o 27 mesi a seconda della gravità dei reati loro contestati.

    A Napoli nell’ottobre del 2014 una violenza incomprensibile si è scatenata contro un 14enne accusato da bulli di 10 anni più grandi di lui di una “colpa” per loro imperdonabile: essere troppo in carne. In tre hanno immobilizzato il ragazzino e gli hanno infilato un compressore d’aria nel retto. Il violentissimo getto d’aria gli ha lacerato le viscere, causandogli lesioni multiple al colon. Il ragazzo è stato operato d’urgenza e per i tre bulli di 24 anni è scattata la denuncia per tentato omicidio.

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    SCRITTO DA PUBBLICATO IN BullismoCronacaCronaca di MilanoCyberbullismoScuola Ultimo aggiornamento: Martedì 02/08/2016 17:02
     
     
     
     
     
     
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