Perché in Italia non fanno attentati terroristici ma colpiscono sempre Francia e Germania?

Perché in Italia non fanno attentati terroristici ma colpiscono sempre Francia e Germania?

Servizi d'intelligence, leggi ad hoc e una minore presenza di musulmani

da in Cronaca, Terrorismo in Italia
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    Perché in Italia non fanno attentati terroristici ma colpiscono sempre Francia e Germania?

    Dopo la Francia, anche la Germania è finita sotto attacco, con una serie di attentati terroristici di matrice islamica che hanno scatenato la paura dei cittadini, colti alla sprovvista da questa ondata di violenza. Nizza dista 30 km dal confine italiano, Monaco è lontana poco meno di 200 km dal Brennero: insomma, la sensazione è che si stiano avvicinando al nostro territorio. La domanda sorge quasi spontanea: perché non hanno colpito ancora l’Italia? Cosa sta tenendo fuori dai nostri confini i terroristi? È davvero possibile escludere un attentato di matrice islamica sul nostro territorio? Alcune risposte le abbiamo già, per altre dobbiamo affidarci ai dati e all’esperienza delle nostre forze di sicurezza, sperando di non essere smentiti a breve.

    PERCHÈ VIENE COLPITA LA GERMANIA?

    Una premessa è d’obbligo: nessun paese è immune dal rischio terrorismo. Il ministro Angelino Alfano lo ripete in ogni occasione: nessun Stato può dirsi al sicuro ed è la realtà dei fatti a dirlo. Il motivo è da ricercare nella modalità con cui agiscono i terroristi, preferendo colpire i cosiddetti “soft target” piuttosto che obiettivi sensibili e scegliendo di agire da soli più che muoversi in commando. Lo abbiamo imparato dagli attentati di Parigi dove i killer hanno colpito locali e concerti, facendo una carneficina; lo stiamo vedendo in tutti gli attacchi che hanno insanguinato l’Europa in questi mesi, dove un “lupo solitario” riesce a uccidere moltissime persone anche da solo, come a Nizza. Fermare un gruppo organizzato è complicato ma possibile; beccare il singolo, magari con problemi mentali, è quasi impossibile. Fatta questa doverosa precisazione, proseguiamo nell’analisi.


    Controlli di sicurezza all'aeroporto di Fiumicino

    A dispetto di quanto dicano alcuni politici nostrani, l’Italia è un paese di passaggio e non il luogo dove gli stranieri intendono rimanere. La stragrande maggioranza dei migranti vede il nostro paese come una delle tappe del lungo viaggio che li porterà a destinazione, in Germania o nel Nord Europa. Le coste italiane accolgono ogni giorni centinaia di persone ma sono sempre meno quelli che rimangono. Storicamente, l’Italia è un paese di migranti (siamo noi italiani ad aver viaggiato nel mondo alla ricerca di un lavoro o per fuggire a guerra e povertà) e solo di recente ha iniziato ad avere una popolazione straniera permanente: dati Istat alla mano, gli stranieri in Italia sono 5 milioni su 60 milioni e mezzo, cioè l’8.3% del totale.

    Francia, Belgio e altri paesi europei hanno invece una lunga storia di emigrazione e hanno già due o tre generazioni di migranti nati in loco e quindi cittadini a tutti gli effetti, anche se di origine straniera. In Germania gli stranieri sono 7,5 milioni, pari al 9.3% (Berlino in particolare ospita la più grande comunità turca fuori dalla Turchia), mentre in Belgio sono 1,3 milioni che equivalgono all’11.6% della popolazione e questo nonostante lo ius soli (l’acquisizione della cittadinanza se nati su suolo nazionale).

    Manifestazione "Not in my name" dei musulmani contro il terrorismo

    Manifestanti dei musulmani italiani dopo i fatti di Parigi

    Stessa cosa per la Francia dove gli stranieri rappresentano il 6.6% del totale, dato che non tiene conto dei figli di seconda generazione nati in loco e quindi cittadini francesi per legge. Gli attentatori di Parigi e Bruxelles non erano extracomunitari: erano francesi o belgi che hanno voltato le spalle all’Europa per motivi personali e sociali. Le banlieue francesi e molte periferie europee bruciano da anni: l’ingiustizia sociale, la povertà, le diseguaglianze hanno acceso il risentimento di giovani che hanno trovato nella campagna mediatica dell’Isis una valvola di sfogo.

    Anche le periferie italiane soffrono gravi problemi: la differenza è che da noi le seconde generazioni di stranieri sono diventate una realtà solo negli ultimi anni e con numeri inferiori rispetto ai paesi europei.

    Al momento, nessuna periferia italiana può essere paragonata a Molenbeek, il quartiere di Bruxelles che ha zone a quasi totale presenza musulmana (nelle vie da dove provenivano gli attentatori di Parigi e della capitale belga l’80% degli abitanti è musulmano).

    PERCHÈ VIENE COLPITA LA FRANCIA?


    L’Italia ha già avuto a che fare con il terrorismo e lo ha sconfitto. La politica ha reagito ai morti e alla violenza degli anni di piombo e ha dotato il nostro paese di strumenti legislativi specifici per la lotta al terrorismo. Non solo. Nel corso degli anni le leggi in materia di anti terrorismo sono state costantemente aggiornate, arrivando all’ultimo pacchetto di misure varato dal governo Renzi che ha introdotto reati per chi “organizza, finanzia e propaganda viaggi che servano per compiere atti terroristici” e soprattutto per gli ormai noti foreign fighters. Già prima le forze di polizia avevano un largo margine operativo per l’identificazione, l’intercettazione, il fermo e gli arresti fin dalla fase organizzativa di un attentato; con le nuove leggi ci sono maggiori strumenti a disposizione degli investigatori , per colpire chi va a istruirsi al jihad, a partire dalla sorveglianza speciale di pubblica sicurezza già prevista per i reati di mafia.

    Controlli di sicurezza anti terrorismo a Roma

    Altro dato fondamentale riguarda le forze di intelligence italiane che sono tra le migliori al mondo. Avendo avuto a che fare con il terrorismo interno e combattendo ancora ora con la criminalità organizzata, l’Italia si è dotata di strumenti di analisi e intelligence specifici, a partire dal Comitato di analisi strategica antiterrorismo (CASA). Istituito nel 2004, prevede la collaborazione di Polizia di Stato, Carabinieri, Agenzie di intelligence – AISE (Agenzia informazioni e sicurezza esterna e AISI (Agenzia informazioni e sicurezza interna) -, Guardia di Finanza e Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria. Oltre a reparti specializzati come la Polizia di Prevenzione, ufficio Antiterrorismo, e reparti come ROS e DIGOS, l’Italia usa l’arma della massima collaborazione tra polizie di Stato ed organi inquirenti per avere un maggior controllo del territorio.

    L’ELENCO DEI LUOGHI SENSIBILI IN ITALIA

    Così non è stato in Belgio, dove le Polizie delle regioni non parlano tra loro, figurarsi con quelle francesi, permettendo così a Salah Abdeslam di lasciare la Francia dopo gli attentati di novembre e di rifugiarsi per mesi nella capitale belga prima di essere fermato.

    Questo non vuol dire che l’intelligence italiana sia infallibile. Tuttavia gli strumenti giusti, la specializzazione, la capacità organizzativa e lo sforzo costante dei servizi di sicurezza nostrani ci danno un maggiore margine di sicurezza.

    PERCHÈ HANNO COLPITO IL BELGIO?


    Dopo i fatti di Bruxelles, parte della stampa nostrana insinuò che l’Isis non colpiva in Italia grazie alla presenza della mafia. Citando un ex agente dei servizi segreti, il settimanale Panorama scrisse che la Sicilia, terra di sbarchi, non era a rischio perché i clan proteggevano il territorio e non avrebbero permesso ai jiadisti di compiere alcunché.

    In realtà è l’opposto: le mafie non solo non ci proteggono ma hanno sulla coscienza i morti dell’Isis. Come avevamo già ricordato, i Casalesi vendono armi ai miliziani del presunto califfato, le ‘ndrine sono al fianco degli scafisti nel traffico di esseri umani (voce fondamentale nella lista dei finanziamenti dei gruppi terroristici), così come Cosa Nostra e le altre organizzazioni criminali che fanno affari con i terroristi e i malavitosi di tutto il mondo, Medio Oriente compreso.

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