Oscar Pistorius condannato per omicidio doloso: la storia del processo per la morte di Reeva Steenkamp

Oscar Pistorius condannato per omicidio doloso: la storia del processo per la morte di Reeva Steenkamp
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Ultimo aggiornamento: Mercoledì 06/07/2016 14:55

    Pistorius colpevole di omicidio colposo

    Oscar Pistorius è stato condannato a 6 anni di carcere per l’omicidio doloso della fidanzata Reeva Steenkamp, uccisa con quattro colpi di pistola nella notte di San Valentino del 2013. Il 29enne sudafricano avrebbe dovuto scontare 15 anni di reclusione ma gli stono state riconosciute le attenuanti richieste dalla sua difesa. Il campione paralimpico è dunque riuscito a evitare una pena più severa: ”Credo che una lunga condanna non sia giusta, ha già trascorso del tempo in carcere e ai domiciliari ed è un ideale candidato per un programma di riabilitazione”, ha dichiarato la giudice Thokozile Masipa.


    La Corte d’Appello di Bloemfontein aveva in precedenza accolto la richiesta del pubblico ministero e aveva condannato l’ex atleta paralimpico a 15 anni per omicidio volontario. I giudici d’appello avevano rilevato che la sentenza emessa dalla Thokozile Masipa in primo grado, che aveva accettato la linea di difesa, condannandolo a 5 anni per omicidio colposo, era sbagliata in molti punti e risultava “confusa”. Vediamo nelle pagine di seguito le tappe del processo a Oscar Pistorius.

    Oscar Pistorius era considerato da molti un modello da seguire. La sua vita sembrava un inno alla tenacia e al riscatto grazie allo sport, fino alla notte tra il 13 e il 14 febbraio 2013, quando uccise la fidanzata Reeva Steenkamp, 29 anni. Quella sera i vicini sentirono le urla e gli spari: quando la polizia giunse sul posto, trovò la giovane senza vita, riversa sul pavimento del bagno, colpita da quattro proiettili. Pistorius raccontò di aver sentito Reeva urlare: temendo che ci fossero dei ladri in casa, si era alzato e diretto verso il bagno dove vide delle ombre. A quel punto sparò attraverso la porta del bagno, colpendo a morte la fidanzata. Una versione che non ha mai convinto fino in fondo gli inquirenti. I vicini di casa testimoniarono di aver sentito la coppia litigare furiosamente prima degli spari: per l’accusa Pistorius uccise volontariamente Reeva.

    Oscar Pistorius in aula a Pretoria

    Oscar Pistorius era stato condannato a 5 anni per omicidio colposo, per avere ucciso la sua fidanzata Reeva Steenkamp, sparandole attraverso la porta del bagno a ottobre 2014. La sentenza è stata pronunciata dalla giudice Thokozile Masipa, che ha escluso l’omicidio volontario. È stata la stessa giudice a ordinare a Pistorius di ascoltare il verdetto in piedi, durante il pronunciamento del quale è rimasto in silenzio e impassibile sul banco degli imputati. L’accusa aveva chiesto 10 anni di reclusione, mentre la difesa puntava a una condanna ai lavori socialmente utili. La sentenza è immediatamente esecutiva: l’ex atleta è stato condotto alla zona delle celle subito dopo la lettura della condanna.

    Nel decidere la sentenza, la giudice ha sottolineato di aver voluto mantenre “equilibrio tra gli interessi della società, gli interessi accusa e la serietà dei reati“. Per questo, “una sentenza non carceraria manderebbe un messaggio sbagliato, ma anche una pena lunga non sarebbe appropriata“.

    Non ci fu premeditazione”, ha ribadito Thokosile Masipa, il giudice monocratico del processo a carico di Oscar Pistorius per la morte della fidanzata Reeva Steenkamp, avvenuta il 14 febbraio 2013. L’ex atleta rischiava fino a 25 anni di carcere per omicidio volontario, ma la sentenza ha portato al riconoscimento dell’omicidio colposo: in ogni caso, con l’esclusione della premeditazione, l’atleta ha evitato la condanna all’ergastolo.

    Nella prima fase della lettura, la Masipa aveva sottolineato come l’accusa “non ha dimostrato oltre ogni ragionevole dubbio che il campione sia colpevole di omicidio premeditato”, ma che lo stesso Pistorius “prese una decisione consapevole”, quando afferrò l’arma e sparò. L’ex campione era quindi in grado di capire quello che faceva, “di distinguere ciò che è giusto da ciò che è sbagliato“, rigettando la tesi dell’incapacità sostenuta dalla difesa. Pistorius, per il giudice, “voleva chiaramente usare l’arma”, ma “l’intenzione di sparare non comprende necessariamente quella di uccidere”. Il giudice ha poi escluso dal verdetto due testimoni-chiave dell’accusa, che contraddicevano la versione dei fatti fornita dall’atleta, perché “non affidabili”, ma ha ricordato che anche lo stesso Pistorius si è dimostrato difficile come testimone.

    Il giudice ha poi accertato che era vulnerabile a causa della sua disabilità, ma che non era il solo a essere vulnerabile, visto che aveva con sé un’arma. “Ha detto di non aver avuto l’intenzione di sparare”, ricorda il giudice che torna sulla decisione presa da Pistorius di prendere l’arma. “Se c’era l’intenzione, ha sparato a quello che ha percepito come un intruso”. Tuttavia, rileva la Masipa, “Come avrebbe potuto l’accusato prevedere ragionevolemente che il colpo sparato avrebbe ucciso la vittima? Chiaramente non poteva prevedere che avrebbe ucciso la persona dietro la porta”.

    Seguito dalla stampa di tutto il mondo, il procedimento ha visto più volte Pistorius crollare il lacrime in aula, proclamare la sua innocenza sostenendo che si è trattato di una tragedia. Pistorius aveva commosso il mondo per la caparbietà e la dedizione allo sport nonostante la perdita della metà inferiore delle gambe.

    Oscar Pistorius

    In primo grado, Pistorius era stato sì ritenuto colpevole della morte della fidanzata, uccisa da quattro colpi sparati attraverso la porta del bagno di casa, ma la magistrata diede credito alla sua versione, ossia che sparò perché convinto che dietro quella porta ci fossero dei ladri. Sentenza che in Appello è stata poi ribaltata. Pistorius è colpevole di “omicidio volontario, avendo avuto intenti criminali“, ha spiegato il giudice Erich Leach. “Non ho dubbi che nello sparare colpi di arma da fuoco, l’accusato doveva prevedere che stava mettendo a rischio la vita di qualcuno“, ha proseguito Leach leggendo la sentenza. Pistorius, ha continuato il giudice, sparò quattro volte contro la porta di un bagno molto piccolo, che non aveva altre vie d’uscite o alcun posto dove nascondersi all’interno. Sapeva dunque che, sparando, avrebbe ucciso chi si fosse trovato all’interno. “Ancora non è chiaro qual è la versione di Oscar Pistorius visto che l’ha cambiata diverse volte“, ha sottolineato la Corte in merito alle dichiarazioni spesso contraddittorie dell’imputato. La Procura sudafricana aveva deciso di fare ricorso in Appello nel novembre 2014 e procedere alla revisione del processo. L’accusa si era dichiarata insoddisfatta della condanna a 5 anni di carcere per l’ex atleta, in quanto non aveva creduto alla sua versione, secondo la quale Pistorius avrebbe ucciso la fidanzata, scambiandola per un intruso all’interno della propria casa. La Procura ha sempre sostenuto la tesi dell’omicidio volontario e non di quello colposo. In questo è stata sostenuta dalla madre della ragazza uccisa, la quale ha rivelato perfino che la figlia aveva intenzione di lasciare il compagno.

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    Nel corso del processo contro Pistorius, l’accusa ha portato molti elementi a sostegno dell’ipotesi dell’omicidio volontario. C’è innanzi tutto la telefonata effettuata da Pistorius nella notte, alle 3:55, all’amico Justin. Nel corso della telefonata, Oscar, in lacrime, avrebbe raccontato: “C’è stato un terribile incidente, ho sparato a Reeva”. Pistorius si sarebbe confidato con queste parole: “Ho ucciso la mia ‘baba’. Dio, portami via”. C’è il racconto, confuso, sul luogo in cui è avvenuto il delitto. Secondo alcune ricostruzioni, il corpo della donna sarebbe stato trovato all’entrata dell’abitazione, ma un agente della sicurezza ha rivelato che il corpo si trovava nel bagno, al piano superiore della villa.

    Oscar sostiene di aver scambiato Reeva per un ladro e per questo avrebbe sparato. I vicini di casa raccontano di aver sentito delle urla provenienti proprio dall’abitazione di Pistorius, già due ore prima che avvenisse l’omicidio.

    Ci sono anche le dichiarazioni di familiari e conoscenti sul rapporto di Pistorius con le donne e con le armi. Samantha Taylor, studentessa ex fidanzata dell’atleta, ha raccontato qualche mese prima dell’omicidio che Reeva non sarebbe stata la sola donna nelle sue braccia e che lo sportivo non corrisponderebbe all’immagine che la gente ha di lui.

    Proprio la madre di Samantha, aveva scritto su Facebook che, per quanto riguarda le armi, Pistorius era “pericoloso e irresponsabile”: “Sono felice che mia figlia non sia più nelle sue grinfie. Quando si frequentavano ci sono stati episodi in cui le cose potevano finir male”.

    C’è infine l’ipotesi del movente della gelosia. Il rivale in amore sarebbe Mario Ogle, attore e cantante di 24 anni, tra i concorrenti di un reality show, Tropika island of treasure, un programma al quale avrebbe dovuto partecipare anche Reeva.

    Il nome di Ogle come movente del delitto è stato citato dai media stranieri. Un’amica della modella, Dominique Piek, aveva dichiarato, a questo proposito: “Pistorius era arrogante e geloso in maniera fuori da ogni logica. Pistorius non voleva che Reeva partecipasse al reality con Mario”.

    Ci sono anche dei particolari inquietanti su alcune vicende del passato di Pistorius. Secondo un quotidiano inglese, pare che Pistorius avesse sparato ad un amico, il pugile Kevin Lerena, in un ristorante di Johannesburg. Secondo la testimonianza del pugile, comunque, si sarebbe trattato di un incidente. Lerena infatti ha spiegato che Pistorius ha afferrato la pistola, di proprietà del pugile, solo per dargli un’occhiata. Poi, per ragioni non chiare, avrebbe tolto la sicura e accidentalmente sarebbe partito un colpo. Ma Lerena assicura che nei giorni successivi Pistorius gli avrebbe chiesto più volte scusa.

    Nel corso del processo, il pubblico ministero aveva mostrato un video in cui si vede Pistorius mirare con la pistola a un cocomero, cosa che dimostrerebbe la preparazione dell’omicidio della fidanzata. La difesa ottenne anche una perizia psichiatrica per dimostrare che l’ex velocista soffriva di un disturbo d’ansia risalente all’infanzia, che avrebbe avuto una parte importante nel delitto: sarebbe stato questo il motivo per cui, preso dal panico, avrebbe sparato contro la porta.

    Dopo sei settimane di sospensione del processo e il ricovero di Pistorius in un ospedale psichiatrico, i periti hanno invece confermato la sua sanità mentale. “Pistorius non soffre di alcun disturbo mentale o infermità che possa averlo reso penalmente non responsabile dell’atto di cui è accusato“, è stato il verdetto della perizia. “Era in grado di valutare che ciò che stava compiendo era male“, hanno concluso all’unanimità gli psichiatri e gli psicologi chiamati dal tribunale.


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    2016