Corse clandestine di cavalli a Messina, Catania e Palermo gestite dalla mafia per le scommesse

Corse clandestine di cavalli a Messina, Catania e Palermo gestite dalla mafia per le scommesse

L'organizzazione mafiosa lucra sulle scommesse illegali

    Corse di cavalli clandestine a Messina

    Le indagini della polizia svolte nell’ambito della maxi operazione Totem in Sicilia hanno permesso di portare a galla la pratica delle corse clandestine dei cavalli a Messina, ma nonostante le denunce già effettuate negli scorsi anni e gli interventi per smantellare la rete che organizza tali manifestazioni illegali, il fenomeno non accenna a scomparire anche in città come Catania e Palermo, oltre che in altre località di provincia.

    Le indagini hanno permesso di evidenziare che le scommesse sulle corse clandestine sono gestite dall’organizzazione mafiosa, dunque non sono solo un fenomeno di folklore che non si riesce a rimuovere perché è un costume sotto culturale, è invece un fenomeno prettamente mafioso.

    Sequestro di cavalli usati per corse clandestine


    (Palermo, sequestro di cavalli usati per corse clandestine)

    L’ordinanza di 24 misure cautelari nei confronti degli esponenti del clan ‘Giostra’ è stata emessa dal giudice per le indagini preliminari del tribunale di Messina in varie province: Messina, Catania, Enna, Mantova e Cagliari. I destinatari delle misure cautelari sono tutti ritenuti responsabili, a vario titolo, di associazione di tipo mafioso, concorso esterno in associazione mafiosa, trasferimento fraudolento di valori, estorsione, detenzione illegale di armi, esercizio abusivo di attività di gioco o di scommessa, corse clandestine di cavalli e maltrattamento di animali tutti illeciti aggravati dalle modalità mafiose.

    Le indagini hanno permesso di accertare estorsioni ad attività commerciali e documentato l’infiltrazione nel settore delle scommesse e del gioco d’azzardo, attraverso sistemi telematici non autorizzati. In pratica alcuni esponenti del sodalizio si servivano di un network di imprese apparentemente legali ma sprovviste dei requisiti di legge, per operare nel mercato dei giochi on line, utilizzando server fuori dai confini nazionali. Parte degli incassi venivano reinvestiti nell’acquisto di videopoker, totem e slot-machine, che venivano a loro volta modificati mediante l’installazione di software illegali.

    La pratica delle corse clandestine di cavalli ovviamente è illegale, ma sono diverse le città salite agli onori della cronaca negli ultimi anni proprio per questo motivo. Non solo Messina o Enna, a Catania, ad esempio, poco più di un anno fa (a maggio 2015), la polizia ha effettuato una serie di controlli in alcune stalle del popolare quartiere San Cristoforo, dopo la denuncia di corse clandestine organizzate in via della Concordia. Fu denunciato a piede libero un giovane di 19 anni, che aveva postato il video su youtube.

    Per lui le accuse sono state di maltrattamento di animali, spettacoli vietati (sevizie agli animali), promozione di competizioni non autorizzate fra animali e favoreggiamento personale. Ma le corse clandestine di cavalli si svolgono anche a Palermo, ad esempio nella circonvallazione di viale regione siciliana.

    I cavalli in genere sono nascosti, vivono rinchiusi in stalle abusive all’interno di palazzine abitate del quartiere. Ovviamente le persone affiliate ai clan provvedono a incassare le scommesse prima della partenza dei cavalli. Le corse clandestine sono poi organizzate all’alba o nelle prime ore del pomeriggio e vengono scortate da decine di persone in sella agli scooter. Se qualche automobilista che si trova nel mezzo del traffico ha il desiderio di superare, viene dissuaso mostrandogli la pistola. I fantini spesso sono ragazzini, pagati dall’organizzazione mafiosa che si preoccupa anche di lucrare sulle scommesse illegali. Gli animali così vengono sfruttati per la corsa folle sull’asfalto, ma una volta che non sono più adatti a correre, i cavalli sono eliminati con un colpo di pistola e spesso trovati sull’asfalto in angoli della città o rivenduti al macello.

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