Aggressioni con acido, Boettcher ‘sadico, malvagio, perverso’: le motivazioni della sentenza

Aggressioni con acido, Boettcher ‘sadico, malvagio, perverso’: le motivazioni della sentenza

Nel suo memoriale Martina lo accusava di essere il 'mandante'

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    Sono state depositate in tribunale le motivazioni della sentenza di condanna a Alex Boettcher, che con Martina Levato sono stati definiti “amanti perversi” legati “da un torbida e difficilmente decifrabile relazione sentimentale per quanto di sentimenti si possa parlare” e il loro rapporto, dapprima “basato sul sesso senza nessun coinvolgimento emotivo“, nell’arco di un anno ha subito un “cambio qualitativo” che ha portato alle aggressioni con l’acido, poi definite da lei “solo gesti eclatanti l’avrebbero riscattata agli occhi” di lui. Dal momento in cui la ragazza ha confessato di aver avuto altre relazioni occasionali, queste hanno rappresentato una “sfida all’ego sopravvalutato oltre ogni limite del narciso, fatuo e vanesio Boettcher“, che ha condotto al “piano criminoso e alla fine elementare nella sua pochezza, finalizzato ad una indeterminata serie di azioni punitive, quelle effettivamente consumate e quelle eventuali che sarebbero seguite“. Lo hanno scritto i giudici della undicesima sezione penale del Tribunale di Milano nelle 250 pagine di motivazioni della sentenza con la quale il 30 marzo scorso hanno condannato Alexander Boettcher a 23 anni di carcere per l’aggressione a Stefano Savi, sfigurato per errore il 2 novembre 2014 e per il blitz contro il fotografo Giuliano Carparelli, che si è salvato riparandosi con un ombrello.

    Il pubblico ministero di Milano aveva chiesto 26 anni di carcere per Alexander Boettcher, imputato per le aggressioni con l’acido compiute nel novembre 2014 che l’hanno visto protagonista insieme all’allora amante Martina Levato, ma i giudici il 30 marzo scorso hanno deciso per lui una condanna a 23 anni, nonostante la difesa avesse chiesto l’assoluzione. In particolare la condanna è stata decisa per l’aggressione a Stefano Savi, e per l’agguato non riuscito a Giuliano Carparelli. L’accusa più pesante è poi di associazione per delinquere e comprende anche il successivo assalto a Pietro Barbini per cui Boettcher e Martina Levato sono stati già condannati in primo grado, con rito abbreviato, a 14 anni. Per questi stessi episodi Levato è stata già condannata in un altro processo (abbreviato, a differenza di questo) a 16 anni di reclusione. Va ricordato che il memoriale di Martina in cui descriveva il suo ex amante è arrivato dopo i termini di scadenza e non è stato messo agli atti.

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    La requisitoria contro Boettcher nel processo con rito ordinario che si è svolto davanti al collegio dell’XI sezione penale del Tribunale, è cominciata con parole inequivocabili: ”Questo processo è un viaggio ne dolore. Narcisismo, sadismo, antisocialità e spiccate responsabilità criminali sono le caratteristiche della coppia composta da Martina Levato e Alexander Boettcher, qui a giudizio”Come accertato dalle perizie psichiatriche entrate negli atti del processo, per il pubblico ministero, Boettcher sarebbe ”sadico, malvagio e psicopatico, ma non per questo incapace di intendere e di volere”. E per questo, ”pienamente responsabile degli atti che gli sono contestati”. Il sadismo di Boettcher, a detta di Musso sarebbe ”particolarmente evidente dai filmati raccapriccianti mostrati in aula“. In particolare ”quel video in cui si vede Boettcher che decapita galline, non certo per mangiarle, ma per puro sadismo psicopatico. E quell’altro filmato in cui l’imputato invita in modo pressante Martina a bere la propria urina. E ancora, quello in cui Boettcher scarnifica la coscia della sua ragazza”. I video, ”di cui Boettcher aveva negato l’esistenza, provano che Boettcher mente.

    Mente sempre”, conclude il Pm.

    Boettcher condannato a 23 anni di prigione

    I reati per cui il pm chiedeva che l’imputato fosse condannato a 26 anni sono l’associazione per delinquere e le lesioni gravissime ”consistite nello sfregio permanente di Stefano Savi”, oltre che ”delle ridotte funzionalità di vista, tatto e olfatto”. Musso ha chiesto che siano riconosciute tutte le possibili aggravanti, dalla premeditazione all’uso di sostanza corrosiva, ad eccezione della crudeltà. In riferimento all’aggressione a Savi, Musso ha sottolineato come questo sia ”il più grave fra tutti gli episodi contestati a Boettcher e Levato” e infatti questo solo episodio, la richiesta è stata di 21 anni di reclusione. Stefano Savi, secondo la ricostruzione della Procura, fu infatti sfregiato per sbaglio, al posto di Giuliano Carparelli, poi a sua volta aggredito. La richiesta di pena riguarda anche questo agguato (richiesti 5 anni). All’imputato sono stati contestati anche i reati di rapina (del cellulare della vittima) e furto (delle targhe poi montate sulle auto usate nell’agguato).

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    Per gli stessi fatti Martina Levato, ex amante di Boettcher, è stata condannata a 16 anni in primo grado con rito abbreviato. Sempre in abbreviato, sono stati inflitti 9 anni di reclusione ad Andrea Magnani, complice della coppia, mentre Alex il dannato e già stato condannato a 14 anni per aver sfigurato Pietro Barbini.

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    Gli avvocati di Boettcher hanno in tutti i modi provato a definire l’imputato ”uno sciocco” dalla ”personalità disturbata” e con ”forti turbamenti, devianze di natura comportamentale e sessuale, eventualmente anche da dipendenze di natura tossicologica”, ma non un elemento da ”associazione a delinquere”. I legali hanno sottolineato ”l’atteggiamento profondamente inquisitorio, teatrale e suggestivo” del pm e la ”campagna di stampa smaniosa” per rendere Alex un ”personaggio freddo, malvagio e manipolatore, con la conseguenza pratica di rendere l’aspetto mediatico di tale vicenda per certi versi sopravanzato rispetto a quello giudiziario”. Dal processo è comunque emersa ”una propensione del Boettcher ad atteggiamenti di svilimento della figura femminile o a pratiche a sfondo sessuale certamente non ordinarie”, ma senza prove penali a suo carico, secondo la difesa, che aveva chiesto l’assoluzione ”con ampia formula per non aver commesso il fatto”.

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