Mafia, processo Capaci bis: chiesti cinque ergastoli per l’attentato a Falcone

Mafia, processo Capaci bis: chiesti cinque ergastoli per l’attentato a Falcone

Il procuratore ha annunciato che ci sarà un terzo processo

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    Mafia, processo Capaci bis: chiesti cinque ergastoli per l’attentato a Falcone

    A pochi giorni di distanza dall’anniversario della strage di Capaci, il procuratore aggiunto di Caltanisetta, Lia Salva, ha chiesto l’ergastolo per 5 imputati del processo bis per l’attacco in cui morirono Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e tre uomini della scorta: Antonio Montinaro, Rocco Dicillo e Vito Schifani. La richiesta coinvolge “Salvino” Madonia, Vittorio Tutino, Giorgio Pizzo, Cosimo Lo Nigro e Lorenzo Tinnirello che hanno avuto un ruolo di primo piano nella fase organizzativa e nel reperimento dei materiali utilizzati per l’attentato del 23 maggio 1992.

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    Nel settembre 1997 si era concluso il primo processo in cui erano state fissate le responsabilità organizzative e operative della strage ed emessi 24 ergastoli per Totò Riina, Bernardo Provenzano, Francesco e Giuseppe Madonia, Pippo Calò, Pietro Aglieri e altri componenti della “cupola”. Pene inferiori erano state decise per i collaboratori Salvatore Cancemi, Giovan Battista Ferrante, Gioacchino La Barbera, Calogero Ganci e Mario Santo Di Matteo. In appello si aggiunsero altri cinque ergastoli.
    Il 16 settembre 2008 la Cassazione aveva confermato le condanne e chiuso il primo filone processuale per la strage di Capaci. Successivamente il quadro operativo si è arricchito dalle dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia tra cui Gaspare Spatuzza.

    In questa fase processuale, ha ricordato l’altro pm Stefano Luciani, è stato ricostruito soprattutto il ruolo il ruolo svolto dalla “famiglia” di Brancaccio guidata dal boss Giuseppe Graviano.
    Per l’attentato in cui morirono il giudice Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e tre agenti della scorta, ci sarà anche un terzo processo, ha annunciato Sava. “Continueremo le indagini per cercare la verità sulle stragi. Ne abbiamo un obbligo giuridico e morale perché siamo consapevoli che nel procedimento concluso e in quello ancora aperto non può esserci tutto” ha detto il procuratore aggiunto di Caltanisetta.

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    SCRITTO DA PUBBLICATO IN CronacaCronaca NeraGiovanni FalconeMafiaBernardo Provenzano Ultimo aggiornamento: Lunedì 20/06/2016 18:31
     
     
     
     
     
     
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