Figli che uccidono genitori: i casi più sconvolgenti

Figli che uccidono genitori: i casi più sconvolgenti
da in Cronaca, Cronaca Nera, Omicidi, Violenza sulle donne
Ultimo aggiornamento: Venerdì 13/05/2016 15:38

    figli che uccidono i genitori

    Per soldi, per ribellione, per troppi no: nel corso degli anni sono stati tanti i casi di figli che hanno ucciso i genitori. Alcuni sono rimbalzati sulle pagine dei media e hanno sconvolto l’opinione pubblica per l’efferatezza e le motivazioni futili. Altri sono rimasti nelle pieghe delle pagine, meno noti ma non per questo meno dolorosi e scioccanti. Come l’omicidio di un’anziana signora di 82 anni avvenuto il 12 novembre 2015 a Limbiate: il figlio, di 48 anni, disoccupato e con problemi psichici, l’ha colpita più volte con un coltello mentre era a letto. La donna non è riuscita neanche a gridare aiuto. Dopo aver ucciso l’anziana madre, l’uomo ha cercato di dare fuoco all’appartamento: è stato trovato dai Carabinieri, immerso nel fumo, in stato catatonico. L’ultimo cruento episodio di cronaca nera viene dalla Sardegna, dove in provincia di Cagliari madre e padre sono stati uccisi dal figlio adottato, senza un apparente movente. Cosa fa scattare la mano omicida di un figlio nei confronti di chi l’ha cresciuto, nutrito e amato? Ripercorriamo i casi che più hanno sconvolto l’opinione pubblica.

    Guido Badini e Doretta Graneris durante il processo

    Uno dei primissimi omicidi che sconvolsero l’opinione pubblica fu il caso Graneris. Siamo a Vercelli, nella notte tra il 13 e il 14 novembre 1975 quando Doretta Graneris, 18 anni, e il fidanzato Guido Badini uccidono a colpi di pistola Italia Zambon (41 anni), Sergio Graneris (45 anni), Romolo Zambon (79 anni), Margherita Baucero (76 anni) e Paolo Graneris (13 anni), rispettivamente madre, padre, nonni materni e fratello della Graneris. Una vera e propria strage, scattata nella mente di Doretta per i continui litigi con i genitori, di cui criticava la “ristrettezza mentale” (così testimoniarono amici e conoscenti al processo). Doretta era l’elemento dominante della coppia: le indagini fecero molto scalpore per le abitudini dei due fidanzati, tra sesso di gruppo, voyeurismo, scambi di coppia. Il caso si chiuse con la condanna all’ergastolo per entrambi: la Graneris ha ottenuto la libertà condizionale nel 1992.

    Confessione di Ferdinando Carretta

    Il caso Carretta continua a fare scalpore anche oggi, a distanza di anni. Nell’agosto 1989 scompaiono dalla loro casa di Parma Giuseppe Carretta, sua moglie, Marta Chezzi, e i loro due figli Ferdinando, 26 anni, e il fratello Nicola di 23 anni. In realtà è stato Ferdinando Carretta a uccidere il padre, la madre e il fratello, sparandogli con una pistola Walther calibro 6.35 nella casa di famiglia. Dopo gli omicidi, Ferdinando passa giorni a pulire la casa e fa sparire i corpi nella discarica di Viarolo (frazione di Trecasali): non verranno mai trovati. L’8 agosto intasca un assegno da cinque milioni dal conto del padre e un altro milione di lire da quello del fratello, falsificando le firme, e fugge a Londra. Prima però, per depistare le indagini, guida il camper di famiglia fino a Milano dove poi sarà trovato dalla trasmissioni tv Chi l’ha visto?.

    Nel 1998 viene fermato per un’infrazione alla guida a Londra: non ha cambiato le generalità e il suo nome è negli archivi come persona scomparsa. Gli investigatori italiani partono per la capitale inglese per interrogarlo, ma non ottengono nulla. Il 30 novembre 1998, il colpo di scena: Ferdinando Carretta confessa i tre omicidi davanti alle telecamere di Chi l’ha visto?. Ritenuto incapace di intendere e volere al momento del fatto, viene condannato a cinque anni di reclusione nell’ospedale psichiatrico giudiziario a Castiglione delle Stiviere, in provincia di Mantova. Dal 2006 sconta la pena in una comunità di recupero a Forlì, fino al 9 maggio 2015, quando ottiene la libertà vigilata. Nel 2008 riceve l’eredità dei genitori, tra cui la casa dell’omicidio, dopo un accordo con le zie. A spingerlo a uccidere tutta la sua famiglia fu l’odio per il padre con cui aveva continui litigi.

    Pietro Maso al processo

    Il male ero io“. Così si intitola il libro in cui Pietro Maso ha raccontato la sua vicenda, dal duplice omicidio dei genitori alla fine della condanna (è stato rilasciato il 15 aprile 2013). Il caso di Maso è tra quelli che più hanno colpito l’opinione pubblica per la crudeltà con cui avvenne e i motivi futili. Pietro Maso uccide i suoi genitori Antonio Maso e Mariarosa Tessari il 17 aprile 1991 nella sua casa di Montecchia di Crosara, provincia di Verona. Ad aiutarlo ci sono gli amici Giorgio Carbognin e Paolo Cavazza, 18 anni, e Damiano Burato, che li compirà due mesi dopo. I quattro massacrano la coppia con tubi di ferro e altri oggetti che trovano in casa per simulare una rapina; dopo averli uccisi, passano la serata in discoteca. In precedenza, Pietro aveva già tentato di uccidere i genitori due volte, senza riuscirci. il movente? Incassare la sua parte di eredità. Durante il processo, colpisce la freddezza con cui racconta dell’omicidio e spiega le motivazioni. Condannato a 30 anni (evita l’ergastolo dopo aver rinunciato a intascare l’eredità), nel 2008 ottiene la semilibertà: nel 2013 ha scontato la pena e ora vive in Spagna, a Valencia.

    Giovanni Rozzi al processo

    Uccidere i genitori per “essere libero di gestire il patrimonio“. Con queste parole Giovanni Rozzi al processo spiegò perché uccise il padre Paolo Rozzi e la madre Filomena Terra, mentre dormivano nel letto della casa di famiglia a Cerveteri, Roma, lanotte di Santo Stefano del 1992. Con lui anche Filippo Meli, suo amico di 28 anni tossicodipendente e malato di Aids, pronto a tutto, come dissero i Pm nel corso delle udienze, pur di comprarsi una dose. All’epoca dei fatti, Giovanni ha 26 anni: convince l’amico a sparare alla nuca ai genitori mentre dormono, dopo aver messo a letto il fratello con gravi problemi di handicap. Le indagini si chiudono in breve tempo e i due vengono portati a processo: il figlio omicida viene condannato all’ergastolo, mentre al complice vengono riconosciute le attenuanti e una pena di 26 anni. Meli muore nel 1995.

    Nadia Frigerio intervista

    Una Fiat Uno rossa di dieci anni, qualche gioiello, 500 mila lire in contanti e un appartamento da tre stanze in affitto: questo il movente che spinge Nadia Frigerio, 33 anni, a uccidere la madre Eleonora Perfranceschi, 57 anni, il 4 novembre 1994 a San Michele Extra, provincia di Verona. Ad aiutarla il fidanzato Marco Rancani, suo coetaneo: mettono del sonnifero nel caffè e, quando la donna crolla, Nadia ordina a Marco di strozzarla con il filo del telefono. In seguito, lasciano il corpo lungo una strada che porta in periferia, con le calze strappate e la camicetta sbottonata: nella borsa e vicino al cadavere fanno cadere dei preservativi. La coppia ha inscenato tutto perché vuole far credere che la madre si prostituisce e sia caduta vittima di un cliente. Invece, la verità è ancora più tremenda. È Nadia che si vuole prostituire, con il compagno a fare da protettore, ma le serve la casa della madre: da qui il movente. Nadia Frigerio viene condannata a 22 anni, 16 anni il complice.

    Arresto di Carlo Nicolini

    Il 20 luglio 1995 Carlo Nicolini è a tavola nella casa di famiglia a Sestri Levante (Genova) con i suoi genitori, il padre Mario, 72 anni medico in pensione, e la madre Letizia, 61 anni. All’improvviso una discussione scatena qualcosa nel ragazzo che prende il fucile, uccide i genitori e infierisce suoi loro corpi con una mannaia. Poi si siede davanti la tv, finché la figlia dei vicini bussa per avvisare di una perdita d’acqua: Carlo apre la porta con ancora i vestiti imbrattati di sangue. I corpi dilaniati dei genitori sono ancora a terra: non si troveranno mai i cuori. Nel settembre 1997 la Corte d’Appello di Genova conferma la sentenza di primo grado e lo dichiara incapace di intendere e di volere e pericoloso per la società, condannandolo all’ergastolo in ospedale psichiatrico. Con la chiusura delle strutture, viene trasferito in una comunità: pur unico erede della fortuna dei genitori (un patrimonio immobiliare di 8 milioni di euro), non potrà mai lasciare la struttura.

    Paolo Pasimeni

    L’11 febbraio 2001, il 23enne Paolo Pasimeni ha l’ennesimo scontro con il padre, il professor Luigi Pasimeni, 60 anni, ordinario di Chimica all’Università di Padova dove studia anche il figlio. Ha scoperto, tramite dei colleghi, che Paolo ha falsificato i verbali di alcuni esami: i due litigano e il giovane lo colpisce con un pugno. Il professore sviene e il figlio continua a picchiarlo, uccidendolo di botte; poi dà fuoco al corpo. Arriva a casa la sera e racconta tutto alla sorella: non ne poteva più di quel padre, a suo dire troppo severo. Condannato a 15 anni e 4 mesi per omicidio volontario, falso e vilipendio di cadavere, ottiene l’affidamento ai servizi sociali nel 2009 e i domiciliari per studiare Farmacia.

    Erika De Nardo e Omar Favaro

    Sono le 19:50 del 22 febbraio 2001 quando Erika De Nardo, 16 anni, e il fidanzato Mauro, detto Omar, Favaro di 17 uccidono la madre di lei, Susanna Cassini, 41 anni e il fratello Gianluca De Nardo, 11 anni, nella villetta di famiglia a Novi Ligure (Alessandria). Il delitto lascia il Paese sotto choc: anche il padre di Erika, l’ingegnere Francesco De Nardo doveva essere ucciso, ma l’uomo viene risparmiato perché non in casa. In totale, i due baby killer hanno sferrato 97 coltellate di cui 57 al piccolo Gianluca, testimone involontario dell’omicidio della madre. Erika e Omar agli investigatori parlano di una rapina finita in tragedia a opera di alcuni albanesi, ma qualcosa non torna per la ferocia con cui le due vittime sono stati massacrate. Lasciati da soli in sala interrogatori, i due parlano tra di loro dell’omicidio e confessano involontariamente: gli indizi disseminati per casa finiscono per inchiodarli. Il movente viene identificato nelle liti che Erika aveva con i genitori per il cattivo andamento scolastico. Nel 2003 la Cassazione conferma le condanne a 16 anni per Erika e a 14 per Omar che esce dal carcere nel 2010 grazie all’indulto e a sconti di pena per buona condotta. Erika viene mandata nella Comunità Exodus di Lonato nel bresciano, dalla quale esce per fine pena il 6 dicembre 2011.

    Guglielmo Gatti

    Guglielmo Gatti, che ha perso da poco il padre e da qualche anno la madre, vive a Brescia al piano superiore della villa bifamiliare che divide con gli zii Luisa De Leo e Aldo Donegani, quando il 30 luglio 2005 i due anziani scompaiono. Ad avvisare le autorità è un altro nipote, non Guglielmo che pure vive nello stesso edificio: le indagini portano a scoprire in breve tempo l’amara verità. Gatti ha aggredito gli zii, li ha uccisi e fatti a pezzi nel garage di casa, mettendo i resti in vari sacchetti della spazzatura e gettandoli in un burrone. I resti, in avanzato stato di decomposizione, vengono ritrovati il 17 agosto. Gatti viene condannato all’ergastolo con 3 anni di isolamento diurno.

    Delitto di Ancona Antonio Tagliata

    Il 7 novembre 2015 il 18enne Antonio Tagliata entra a casa della fidanzata Martina Giacconi, 16 anni, ad Ancona e spara alla madre di lei, Roberta Pierini, uccidendola sul colpo, e al padre Fabio Giacconi, mandandolo in coma irreversibile. A poche settimane dall’omicidio di Melito, dove una 17enne ha ucciso la madre perché le vietava il pc e lo smartphone, un’altra coppia di giovanissimi compie un massacro. I genitori della ragazza non volevano che i due si frequentassero, ma la coppia era legata da un rapporto morboso: Antonio ha confessato di aver agito spinto da Martina. Ora entrambi sono in carcere in attesa del processo.

    igor diana

    Il 12 maggio 2016, dopo una lunga caccia all’uomo, viene ferito in una sparatoria e fermato Igor Diana, 28 anni, che dopo l’interrogatorio ha ammesso di avere ucciso i genitori adottivi a colpi di bastone e coltellate. Il ragazzo è stato arrestato per omicidio e resistenza al pubblico ufficiale. Giuseppe Diana, 67 anni, e Luciana Corgiolu, di 62, vivevano a Settimo San Pietro, in provincia di Cagliari. Lui era un cuoco in pensione, mentre la moglie era ostetrica e insieme avevano adottato un altro figlio che, come Igor è nato in Bielorussia. Non si sa ancora il movente di un così barbaro duplice omicidio: dalle prime ricostruzioni è emerso che Igor Diana è rimasto in casa e ha dormito con i cadaveri dei genitori. Gli inquirenti sono al lavoro per fare piena luce su questo caso.(foto da Facebook)

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