Prescrizione in Italia, i casi più famosi: da Calciopoli a Berlusconi

Prescrizione in Italia, i casi più famosi: da Calciopoli a Berlusconi
da in Cronaca, Processi
Ultimo aggiornamento: Venerdì 18/11/2016 18:43

    Palazzo di giustizia

    La prescrizione rimane uno dei temi più discussi della giustizia italiana. Per molti è il vero problema del cattivo funzionamento della macchina giudiziaria italiana: vista la frequenza con cui viene usata dagli imputati viene da pensare che sia proprio così. In parte lo è: per come funziona nel nostro paese, da strumento di tutela è diventato una sorta di salvacondotto universale che permette di uscire puliti dai processi, anche se dovesse essere riconosciuta la colpa. A questo si aggiungono i tempi lunghi dei processi in una sorta di cortocircuito giudiziario di cui tutti noi paghiamo le conseguenze. La politica avrebbe il dovere di intervenire se non fosse che molti politici nostrani hanno usato la prescrizione a loro vantaggio. Tra i casi più famosi di prescrizione in Italia contiamo diversi volti noti della politica ma non solo: vediamoli insieme. LEGGI ANCHE –> COS’E’ E COME FUNZIONA LA PRESCRIZIONE

    La prescrizione si è abbatua sul più grande caso di giustizia sportiva in Italia, Calciopoli. Dopo nove anni, la Corte di Cassazione ha prescritto la maggior parte dei reati a carico dell’ex dg della Juventus, Luciano Moggi, e all’ex a.d. bianconero Antonio Giraudo: prescritta l’accusa di associazione a delinquere, quasi nulla rimane della frode sportiva. Dopo sei ore di Camera di Consiglio, la Suprema Corte si è trovata di fronte a un paradosso: sono state confermate le condanne per Moggi e Giraudo e gli altri imputati, è stato chiarito che il massimo campionato di calcio italiano è stato falsato dall’intervento di quella che viene definita un’organizzazione criminale, ma nulla potrà essere richiesto visto che i reati sono prescritti. Poco conta che la Corte abbia confermato quanto chiesto dal Procuratore Generale, Gabriele Mazzotta, cioè di riconoscere “l’esistenza di una associazione a delinquere finalizzata a condizionare i risultati delle partite, le designazioni arbitrali, le carriere dei direttori di gara, e l’elezione dei vertici della Lega calcio“, pur se fuori tempo massimo. Anche se c’è stato un reato, per la legge italiana, quel reato non può essere punito.

    A molti, sentendo parlare di prescrizione, verrà in mente Silvio Berlusconi. È innegabile che l’ex Cavaliere se ne sia avvalso spesso nel corso delle sue vicende giudiziarie. Sono sette i casi che lo riguardano finiti in prescrizione, se si conta anche il processo Unipol, prescritto tra luglio e agosto 2014, per cui è arrivata la condanna in primo grado. In questo caso è stato cancellato il reato, ma non il risarcimento di 80mila euro a Piero Fassino, stabilito dalla Corte. Il processo Mills e il Lodo Mondadori (corruzione in atti giudiziari), il Consolidato Fininvest e il caso Lentini (falso in bilancio), Bilancio Fininvest 1988-1992 (falso in bilancio e appropriazione indebita), All Iberian 1 (finanziamento illecito ai partiti): ecco i procedimenti terminati per prescrizione a carico di Berlusconi.

    Di certo Berlusconi non è l’unico a essersi salvato: Giulio Andreotti si è visto cancellare l’accusa di associazione a delinquere semplice per cui andò a processo per i rapporti con Cosa Nostra. Il reato “concretamente ravvisabile fino alla primavera 1980”, si era estinto nel 2002 in quanto semplice, visto che all’epoca dell’inizio del processo non esisteva l’aggravante di stampo mafioso. “Un’autentica, stabile ed amichevole disponibilità dell’imputato verso i mafiosi fino alla primavera del 1980”, si legge nella sentenza della Corte d’Appello di Palermo del 2 maggio 2003 (per gli anni successivi fu assolto). Tutto cancellato.

    C’è poi Cesare Previti: condannato a 6 anni di reclusione il 4 maggio 2006 in via definitiva per corruzione nell’ambito del processo IMI-SIR, il 10 maggio riceve i domiciliari per effetto di quella stessa legge ex Cirielli che chiudeva le porte del carcere per gli ultra settantenni, purché non recidivi, votata nel 2005 quando era deputato nelle file di Forza Italia. Facile capire perché la legge venne definita “salvaPreviti”.

    Anche i comuni cittadini hanno tratto benefici: un caso esemplare riguarda Giulio Cesare Morrone, l’uomo di Pescara che ha confessato dopo 23 anni di aver ucciso la moglie, Teresa Bottega, nel 1990. Nonostante la confessione, il reato è stato prescritto perché il giudice non ha riconosciuto le aggravanti dei futili motivi, che invece avrebbero innalzato la pena all’ergastolo, rendendo il reato non prescrivibile.

    1107

    Referendum costituzionale 2016

    PIÙ POPOLARI