Bimba violentata e uccisa dai pedofili: il caso di Fortuna Loffredo

Bimba violentata e uccisa dai pedofili: il caso di Fortuna Loffredo
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Ultimo aggiornamento: Giovedì 05/05/2016 09:59

    fortuna loffredo

    E’ stato arrestato Raimondo Caputo, 43 anni, l’uomo accusato di aver violentato e ucciso la piccola Fortuna Loffredo, di 6 anni, a Parco Verde di Caivano (Napoli), il 24 giugno 2014. In questi giorni, è stato aggredito da alcuni detenuti della sua stessa cella. A renderlo noto è stato il Procuratore di Napoli Nord, Francesco Greco: ‘Presenta i segni dell’aggressione, ma nulla di grave’. Caputo è stato quindi trasferito in cella di isolamento, così da poter tutelare la sua incolumità. Raimondo Caputo, interrogato dal gip dal Gip, Alessandro Buccino Grimaldi, continua a ribadire la sua innocenza: ‘Non ho ucciso Fortuna, non ero lì quando lei è caduta, né ho mai commesso abusi sessuali’.

    Pietro Loffredo, 40 anni, che non ha mai dimenticato l’orrore a cui è stata sottoposta la sua piccola bambina, ha dichiarato: ‘E’ una bestia che forse non ha neanche capito quello che ha fatto: in un altro Paese lo condannavano a morte’.

    La mamma della piccola Fortuna, Domenica Guardato, ha dichiarato amaramente: ‘Ho sempre saputo ma qui c’è omertà’ e ha aggiunto: ‘Ho sempre saputo chi è stato a uccidere Fortuna. Ho atteso che qualcuno venisse da me, ma niente. Ma qui c’è omerta’, anche oggi’.

    Caputo è stato raggiunto dalla notifica dell’ordinanza di arresto, in carcere, dove era già detenuto per violenza sui figli della sua convivente. Secondo autorevoli fonti giudiziarie, l’uomo avrebbe sottolineato la medesima linea, sostenuta in due anni di indagini. Il gip lo descrive come ‘caparbio nell’ostacolare l’attività investigativa’. Nel breve interrogatorio, svoltosi nel carcere di Poggioreale, Caputo ha respinto con fermezza tutte le accuse e ha ribadito le sue posizioni.

    Il 4 maggio è stata arrestata anche la moglie di Raimondo Caputo, Marianna Fabozzi, madre del piccolo Antonio Giglio, morto nel 2013 cadendo da una finestra al settimo piano, sempre nella zona del Parco Verde di Caivano, la stessa dove nel 2014, ha trovato la morte Fortuna Loffredo. Il motivo del fermo è dovuto alla violazione degli arresti domiciliari, a cui era stata condannata per concorso negli abusi sessuali alle sue tre figlie, avvenuti sempre per mano di Raimondo Caputo. La donna è anche coinvolta nell’inchiesta relativa all’omicidio colposo del piccolo Antonio.

    Il tragico caso di Fortuna è arrivato a un cruciale punto di svolta soltanto grazie alle testimonianze di altre piccole vittime di abusi sessuali. Nel corso delle indagini infatti, altri tre minori sono stati allontanati dalle loro famiglie di appartenenza e condotti in luoghi protetti e dove sono tuttora assistiti da personale specializzato. Attraverso i loro racconti diretti e indiretti, gli investigatori sono stati capaci di tracciare le fila di un caso complesso, che non contemplava purtroppo soltanto la morte di Fortuna. In particolare i disegni di una bambina hanno messo chiaramente in luce il degrado familiare in cui la piccola viveva e la realtà di quanto accaduto alla piccola Fortuna.

    Un’altra bambina, ascoltata da una psicologa della casa famiglia in cui è stata ospitata, confessa di non voler tornare nella sua casa ed emerge che era solita dormire con un uomo. Quando le viene chiesto di disegnare quell’uomo, lo ritrae con dei serpenti sul volto. Inoltre la piccola ha raccontato di avere dei dolori alle parti intime e conferma di averli già provati quando era nella sua vecchia abitazione. La psicologa le chiede inoltre di mostrare i punti in cui veniva toccata dall’uomo e lei li indica, sottolineando che quando accadeva, la madre era in casa ed era al corrente della situazione. La mamma la rassicurava dicendole: ‘Poi ti passa’. Inevitabilmente gli esami clinici hanno confermato le violenze sessuali sulla bambina.

    Due inquiline della ‘casa degli orrori’ di Parco Verde di Caivano sono indagate dalla Procura di Napoli Nord per false dichiarazioni dinanzi all’autorità giudiziaria. Finisce nel mirino anche la donna che avrebbe raccolto la scarpa di Fortuna, nel momento della morte.

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