Intercettazioni, come funzionano e quando possono finire sui giornali

Intercettazioni, come funzionano e quando possono finire sui giornali

Sempre giusto pubblicarle? Perché i politici le temono tanto?

    Intercettazioni, come funzionano e quando possono finire sui giornali

    Come funzionano le intercettazioni in Italia e quando possono essere pubblicate sui giornali? Temute dai politici, difese a spada tratta dai giornalisti, finiscono spesso nell’agenda setting dei governi che cercano di limitarne l’uso attraverso nuove leggi, spesso definite bavaglio. Ma è sempre giusto divulgare il contenuto di conversazioni telefoniche?

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    Partiamo con il diritto. Le intercettazioni telefoniche, uno dei metodi più utilizzati dagli inquirenti per smascherare reati, sono regolate dagli articoli 266 e successivi del codice penale.

    Il giudice delle indagini preliminari, con un decreto motivato richiesto dal pubblico ministero, autorizza le intercettazioni solo se indispensabili per procedere con le indagini su reati gravi, ad esempio delitti per i quali sia previsto l’ergastolo, contro la pubblica amministrazione, spaccio di droga, pornografia minorile e contrabbando.

    Si può essere intercettati per 15 giorni, ma il magistrato può decidere di prorogare questo tempo per altri periodi successivi di 15 giorni l’uno. Di fatto l’intercettazione può andare avanti a tempo indeterminato. Le intercettazioni vengono verbalizzate e affidate al pm che deve depositarle entro 5 giorni. Il materiale resta a disposizione dei difensori e delle parti.

    Le intercettazioni più utilizzate sono quelle telefoniche, richieste dal magistrato agli operatori di telefonia che sono obbligati a collaborare. Le linee telefoniche intercettate vengono così duplicate e indirizzate al centro intercettazioni della procura interessata all’inchiesta.

    Il materiale raccolto durante le intercettazioni, finché l’indagato è all’oscuro di tutto, è coperto da segreto istruttorio. In questa fase vige il divieto assoluto di pubblicazione per i giornalisti, pena il reato di violazione di segreto istruttorio. Quando l’indagato viene a conoscenza dell’inchiesta in cui è coinvolto, delle prove e del rinvio a giudizio, e al termine delle indagini preliminari, le intercettazioni diventano pubblicabili. È allora che possiamo trovarle sui giornali.

    Questo è un tema molto dibattuto. È giusto, anzi, doveroso per i giornalisti pubblicare le intercettazioni quando sussiste il requisito dell’interesse pubblico per l’obiettiva rilevanza sociale degli argomenti trattati. In questo caso il diritto di cronaca prevale su quello alla riservatezza.

    Diverso il caso in cui vengono divulgate notizie irrilevanti per l’inchiesta, fatti privati e relativi a persone estranee alla vicenda. In questo caso il rischio è di entrare in collisione con il diritto alla privacy e danneggiare l’immagine di una persona non coinvolta nell’inchiesta. Insomma, i giornalisti sono chiamati a tutelare l’interesse pubblico, garantendo un’informazione corretta, rispettosa della verità e delle persone.

    Spesso i politici cercano, attraverso le riforme, di mettere il bavaglio alle intercettazioni o comunque di porre dei limiti alla loro pubblicazione. Ufficialmente perché spesso sui giornali finiscono persone estranee e fatti privati irrilevanti. Il vero motivo è però che temono che le loro malefatte (o quelle di certi amici) diventino di pubblico dominio. Tra le proposte più temute dagli editori forti sanzioni per i giornalisti: multe salatissime o addirittura carcere. C’è poi chi ha proposto di consentire la pubblicazione non alla fine delle indagini preliminari ma all’inizio dei processi: in questo modo i cittadini verrebbero a sapere di inchieste scottanti solo dopo mesi e la mission del giornalismo subirebbe un duro colpo.

    Il premier Matteo Renzi sta pensando di riformare le intercettazioni con il dossier intercettazioni fermo in Senato dopo l’ok della Camera. Se il ddl di riforma del processo penale venisse approvato, sarebbero vietate le pubblicazioni di conversazioni irrilevanti ai fini dell’inchiesta o riguardanti persone estranee ai fatti. Non ci sarebbero le temute pene carcerarie per i giornalisti, che andrebbero incontro a sanzioni. Per quanto riguarda le intercettazioni fraudolente (come registrazioni audio o video) è prevista invece la reclusione fino a 4 anni solo se la diffusione è finalizzata a provocare un danno gratuito di immagine. La punibilità è esclusa infatti se la diffusione dei materiali è utile per un’inchiesta giudiziaria o rispetta il diritto di cronaca. Ad esempio, le riprese con la telecamera nascosta effettuate da Le iene resterebbero legali proprio perché consentono di smascherare reati.

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