Per le vittime dell’omofobia apre una casa rifugio a Milano

Per le vittime dell’omofobia apre una casa rifugio a Milano

Verrà allestita in un appartamento confiscato alla mafia

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    Per le vittime dell’omofobia apre una casa rifugio a Milano

    A Milano sta per nascere una casa di accoglienza temporanea per tutte le giovani vittime dell’omofobia. Sarà un rifugio per tutte le lesbiche, i gay, i bisessuali e i transessuali che hanno subito discriminazioni o violenze per la loro condizione. Il progetto, voluto dalla giunta Pisapia, prenderà forma, con buona probabilità, in uno degli appartamenti confiscati alla mafia, all’interno della città.

    In questa fase il Comune è alla ricerca dell’associazione giusta, esperta in diritti e tutela delle persone vittime della discriminazione di genere, a cui affidare la gestione della nuova casa rifugio. All’interno della struttura opererà anche un team specializzato di assistenti sociali.

    L’obiettivo di questo ambizioso progetto è quello di intercettare tutti quei giovani che si sono allontanati dalle famiglie e anche dalla società, perché discriminati per via del loro orientamento sessuale.

    E purtroppo i casi non mancano, anche nel capoluogo lombardo: la maggior parte delle persone coinvolte rientrano nella fascia di età tra i 20 e i 30 anni. Lo scorso anno, sono stati una trentina i casi gestiti dallo sportello Lgbt, allestito dal Comune, alla Casa dei diritti di via De Amicis.

    C’è stato un ragazzo siciliano che ha deciso di trasferirsi a Milano, dalla disperazione di vedersi rifiutato dalla famiglia a causa della sua omosessualità. Un’altra persona si è rivolta allo sportello, perché si è sentita emarginata, in un difficile momento della sua vita, in cui stava cambiando sesso da donna a uomo. Molti altri sono arrivati qui, dopo essersi visti letteralmente cacciare di casa.

    La giunta Pisapia, dopo il registro delle unioni civili e la possibilità di redigere il testamento biologico, vuole offrire un angolo di pace a chi si è sentito sfrattato da questo mondo.

    La permanenza all’interno della casa rifugio potrà durare dai tre ai sei mesi massimo. E’ possibile che si richieda un contributo a coloro che abbiano le condizioni economiche per poterlo sostenere.

    A proposito dell’ambizioso progetto del Comune milanese, l’assessore al Welfare, Pierfrancesco Majorino, ha dichiarato:

    ‘E’ un ulteriore passo per far vivere la cultura dei diritti. Milano si conferma come uno straordinario laboratorio nazionale contro le discriminazioni’.

    Dall’altra parte, Yuri Guaiana, segretario di Certi diritti, associazione radicale che si occupa di diritti Lgbt e libertà sessuali, ha replicato:

    ‘L’idea è pregevole e da farsi, è evidente che in una grande città che raccoglie persone che vengono anche da realtà più piccole un servizio di questo tipo sarebbe importante. A Tel Aviv c’è una casa dove vengono ospitati i minorenni che sono stati cacciati di casa dopo il loro coming out. Faccio fatica a immaginare che si riesca a farlo in così poco tempo, ma l’idea è significativa’.

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