Figli di Riina e degli altri boss: che vita conducono?

Figli di Riina e degli altri boss: che vita conducono?
da in Cosa Nostra, Cronaca, Cronaca Nera, Mafia, Bernardo Provenzano
Ultimo aggiornamento: Sabato 19/11/2016 07:17

    Badalamenti a processo

    Che vita conducono i figli dei Boss? Come si fa a convivere con la latitanza del proprio genitore? Dopo il caso del figlio del boss Salvatore Riina, che è stato ospite a Porta a Porta, le storie dei figli dei capi delle cosche mafiose hanno cominciato a interessare un pubblico sempre più ampio. Dopo aver visto i quattro figli di Riina, allarghiamo l’orizzonte ad altri eredi di boss mafiosi. Le vicende che abbiamo raccontato nelle schede seguenti sono le più diverse. Si va da famiglie chiuse strettamente nel vincolo criminale, che vedono generazioni di eredi interessati alle attività dei clan familiari, a quelli che hanno detto ‘basta’, magari scardinando gli equilibri e andando a testimoniare a processo contro il proprio stesso padre.

    Angelo Provenzano

    Angelo Provenzano è il primogenito del capomafia corleonese Bernardo Provenzano. Studi da geometra, incensurato, come anche il fratello più piccolo di tre anni, Francesco Paolo Provenzano, ”unico, e io per lui, compagno di giochi per 16 lunghi anni, gli anni anche della mia ‘latitanza’. Ho vissuto in un reality show, essere figlio di una persona latitante per 43 anni, vuol dire essere messo sotto controllo e ne sono stato consapevole. Solo dopo la fine è cominciata la mia rinascita, il contatto con la gente, prima conoscevo solo pochi volti”, raccontava ai microfoni di Servizio Pubblico nel 2012 (nella foto un frame dell’intervista video), quando si diceva ”Fiero” di suo padre. Nel 2015 un tour operator di Boston assolda il figlio maggiore di Provenzano come attrazione principale in un pacchetto turistico che comprende, oltre alle bellezze di Palermo, anche il racconto del figlio del boss proprio su suo padre e sulla mafia. Il suo commento al proposito a Repubblica fu: ”Francamente non capisco l’interesse per questa vicenda. Ho diritto o no a una vita normale? O devo continuare a essere giudicato per il cognome che porto? Non vi è già bastato quello che avete fatto a mio fratello?” Il riferimento è alla diffusione, da parte della testata giornalistica, della notizia che suo fratello aveva vinto una borsa di studio per insegnare italiano in Germania ”e come risultato – spiega Provenzano jr - il contratto fu rescisso. E mio fratello è dovuto tornare in Sicilia”. E concludeva: ”Perché lo faccio? Per me si tratta di un’attività lavorativa importante in un settore, quello turistico in cui ho sempre creduto”.

    Matteo Messina Denaro

    Matteo Messina Denaro (in foto), figlio a sua volta del boss Francesco (morto nel 1998), ha due figli. La prima è Lorenza Alagna, nata nel 1996, avuta con Francesca Alagna, una delle donne del boss avute prima e durante la sua latitanza iniziata nel 1993. Lorenza è nata e cresciuta a Castelvetrano con la madre a casa dei nonni paterni, Ciccio Messina Denaro e Lorenza Santangelo. Le cronache si occupano di lei quando, nel 2013, l’Espresso pubblica un servizio sulla latitanza di Matteo Messina Denaro nel quale si rivelava che la donna, che secondo gli investigatori non avrebbe mai visto il padre, si era ribellata al clan familiare e aveva lasciato con la madre la casa della nonna paterna, perché voleva vivere lontana dai Messina Denaro. Il misterioso secondo figlio di Matteo Messina Denaro porterebbe il nome del nonno, Francesco, ma di lui si sa molto poco: sarebbe nato tra la fine del 2004 e l’inizio del 2005 in un triangolo compreso tra i Comuni di Partanna, Castelvetrano e Campobello. Nessuno sapeva della sua esistenza fin quando il nome del ragazzino è uscito fuori nelle intercettazioni delle conversazioni dei familiari del boss, che ne loro discorsi facevano capire che il padre avrebbe chiesto, innervosito, la prova del Dna.

    Giovanna Galatolo

    Giovanna Galatolo, figlia di Enzo Galatolo, capomafia dell’Acquasanta di Palermo, boss dell’Arenella e del quartiere Vergine Maria, ha deciso di rompere il muro dell’omertà, collaborando con la giustizia nel 2013: ”Non voglio più stare dalla parte della mafia. Perché infatti ci dovrei stare? Solo perché mio padre è mafioso? Io non ci sto. Non voglio stare nell’ambito criminale, né voglio trattare con persone indegne”, forse nel tentativo di salvare la figlia più piccola da un destino segnato. I due figli maschi e la figlia più grande – ci fa sapere Salvo Palazzolo – hanno però deciso di restare a Palermo, prendendo le distanze dalla scelta della madre. Dopo poco anche l’altro figlio di ”Enzo Alati‘ (nome con il quale era conosciuto anche Vincenzo Galatolo), Vito Galatolo decide di collaborare con la giustizia, e in occasione di una interrogazione il pentito di mafia racconta che aveva progettato di uccidere la sorella Giovanna, quando la donna aveva deciso di collaborare. (nella foto Vito Galatolo e Giovanna Galatolo)

    Nitto Santapaola

    Vincenzo Santapaola (Enzuccio o Enzu u nicu), figlio maggiore del capo di Cosa nostra a Catania, l’ergastolano Nitto Santapaola (nella foto), fu arrestato per l’ultima volta nel marzo 2012. Prima di allora, nel 2007 venne fermato con l’accusa di associazione mafiosa, estorsioni, rapine e traffico di sostanze stupefacenti. L’uomo era stato fermato per la prima volta nel dicembre del 1992, assieme al fratello Francesco, di tre anni più piccolo. Ma i due furono scarcerati dal Tribunale del riesame. Un anno dopo scampò a un nuovo arresto e fu catturato nel 1994. Rimesso in libertà nel1997, fu nuovamente arrestato nel 1999 nell’ambito dell’inchiesta sulla sanguinosa faida tra i ‘falchi’ legati ai Corleonesi di Totò Riina, e le ‘colombe’ guidate dal padre. Rimesso in libertà fu di nuovo arrestato nel 2006. I giudici di Catania lo hanno condannato in primo grado in processo ordinario a 18 anni per avere preso le redini di Cosa Nostra catanese ”almeno dal 2005”, scrivono nelle motivazioni della sentenza. Il secondogenito di Nitto, Francesco Santapaola nel 2013 viene bloccato a San Giovanni La Punta, in provincia di Catania, dopo aver forzato un posto di blocco. Una fuga rocambolesca iniziata a bordo della sua auto tra le vie del capoluogo etneo e poi proseguita a piedi prima dell’arresto. E’ stato recentemente assolto nel processo sulle presunte infiltrazioni di Cosa nostra nella festa di Sant’Agata. Anche in passato è stato coinvolto in diverse inchieste antimafia, ma è sempre stato assolto. Nel 2015, invece, ritroviamo il figlio del boss Santapaola nelle carte dell’inchiesta “Fumo dai fiori” in cui spunterebbero rapporti tra lui e Bel Brahim Tarakin, un tunisino “sospetto” jihadista.

    Badalamenti a processo

    I figli di Gaetano Badalamenti, capo della cosca mafiosa di Cinisi in provincia di Palermo morto nel 2004, sono due: Leonardo Badalamenti e Vito Badalamenti. Il primo è stato arrestato per associazione mafiosa, corruzione e truffa nel 2009. Trovato in Brassile, si faceva chiamare Carlos Massetti.Scarcerato dal Tribunale del Riesame di Palermo, si è dato alla fuga e nel 2010 la Cassazione ha annullato la scarcerazione un nuovo arresto del figlio del boss, che però è ancora latitante. Sul secondogenito dal 2000 pendeva un mandato d’arresto internazionale. E’ stato condannato a 6 anni di carcere per associazione mafiosa, è stato inserito nell’Elenco dei latitanti più pericolosi d’Italia, ma poi ne fu tolto nel 2012 per revoca del mandato d’arresto. Secondo i media l’uomo è latitante all’estero. (nella foto Gaetano Badalamenti)

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