Infermiera killer di Piombino si difende: ‘Non ho ucciso nessuno’

Infermiera killer di Piombino si difende: ‘Non ho ucciso nessuno’

'Non c’è alcuna certezza sulle responsabilità della Bonino', ha dichiarato la Procura

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    Infermiera killer di Piombino si difende: ‘Non ho ucciso nessuno’

    Fausta Bonino, l’infermiera in forza all’Ospedale di Piombino, arrestata dai Carabinieri del Nas di Livorno, insieme ai militari del comando provinciale, con l’accusa di aver compiuto 13 omicidi, nella stanza del gip del carcere Don Bosco, ha giurato sui figli e sul marito, di non essere colpevole. Per oltre tre ore ha continuato a sostenere con forza e determinazione di non aver nulla a che fare con i decessi, inoltre ha dichiarato che una volta finito tutto, provvederà a fare una denuncia al figlio di una paziente, che ha sostenuto di averla vista mentre effettuava un’iniezione alla madre che poco dopo è morta.

    Arrestata infermiera accusata di 13 omicidi

    I 13 inspiegabili decessi sono avvenuti tra il 19 gennaio del 2014 al 29 settembre del 2015, nel reparto di Rianimazione dell’Ospedale di Piombino. Tutti, di età compresa tra i 61 e gli 88 anni, sono morti per gravi forme di emorragia, non connesse alle patologie per le quali erano stati ricoverati.

    Ma Fausta Bonino lo ha ripetuto decine di volte di essere estranea ai fatti. Quando il gip, Antonio Pirato, l’ha accusata di essere sempre stata presente in reparto, in occasione dei 13 decessi, l’avvocato difensore, Cesarina Barghini, ha replicato: ‘Perché lei era l’unica che non faceva i turni di notte e dunque era più presente in reparto rispetto agli altri colleghi. Comunque alcune morti sono avvenute mentre la signora Bonino era a riposo’.

    L’infermiera ha poi sottolineato il perché della scelta di fare proprio quel mestiere: ‘Non certo per uccidere la gente ma per salvarla’. Ci ha tenuto poi a precisare che non fa abuso di alcool, né tantomeno è depressa, è affetta soltanto da una lieve forma di epilessia, emersa in seguito a un incidente stradale.

    Patologia che non influenza affatto il suo modo di lavorare.

    In questo momento, ha dichiarato l’avvocato Barghini (che è stato minacciato sul web, per la sua scelta di difendere l’infermiera killer), è la procura stessa ad aver affermato: ‘Non c’è alcuna certezza sulle responsabilità della Bonino e anche per questo abbiamo chiesto la concessione degli arresti domiciliari’.

    Le indagini sono comunque in corso: la procura ha annunciato di voler chiedere la riesumazione di otto dei tredici cadaveri, per avere conferme sulla presenza di eparina o altri farmaci potenzialmente letali.

    Infine, da tenere in considerazione è anche la testimonianza di una collega infermiera della Bonino, Donatella Gorini: ‘Fausta fu una delle prime ad accorgersi degli strani decessi già dopo le prime due o tre morti, ne parlammo con tutti i colleghi e chiedemmo una spiegazione alla direzione. Ci fu un audit alla quale partecipò una dottoressa di Pisa esperta del settore che ci tranquillizzò dicendo che, in alcune condizioni, si potevano manifestare alterazioni irreversibili della coagulazione’.

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