Respingimenti migranti, come funziona in Italia, Europa e nel mondo

Respingimenti migranti, come funziona in Italia, Europa e nel mondo
da in Cronaca, Immigrazione, Immigrazione clandestina, Profughi
Ultimo aggiornamento: Mercoledì 30/11/2016 16:56

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    Dal mare o via terra, il flusso dei migranti verso l’Europa non si fermerà, nonostante gli accordi e i piani messi in piedi in piena emergenza. La Turchia ha iniziato a riprendersi i profughi non regolari arrivati in Grecia, secondo il programma stabilito con la Commissione Europea: viste le prime accuse piombate su Ankara, sarà solo il tempo a dirci se la politica del rimpatrio forzato funzionerà. Gestire l’immigrazione è sempre stato un problema non solo per il Vecchio Continente: gli Stati Uniti, per esempio, devo fare i conti con la massa di disperati in fuga dal Centro America e il confine con il Messico è tuttora disseminato di cadaveri. Anche l’Australia è meta di profughi in fuga da persecuzioni, fame e miseria in Asia: insomma, non siamo solo noi europei a dover gestire un fenomeno così complesso. La soluzione più adottata in tutto il mondo è quella del rimpatrio: chi arriva su suolo nazionale senza documenti in regola viene rimandato a casa, in barba a ogni convenzione universale. Cerchiamo di capire come funzionano i rimpatri nel mondo. LEGGI ANCHE –> COME FUNZIONA L’ACCORDO UE-TURCHIA SUI MIGRANTI

    Migranti, continua l'odissea dei profughi

    A oggi, in Italia è ancora in vigore la Legge Bossi-Fini, ovvero la legge della Repubblica Italiana 30 luglio 2002, n. 189. In Italia l’espulsione è prevista per i migranti irregolari privi di permesso di soggiorno sia con validi documenti d’identità che senza alcun documento di riconoscimento. Nel primo caso, viene emessa in via amministrativa dal Prefetto della Provincia dove viene rintracciato lo straniero clandestino e, in teoria, eseguita nell’immediato con l’accompagnamento alla frontiera da parte della forza pubblica. Gli immigrati clandestini, che non hanno validi documenti di identità, vengono portati in centri di permanenza temporanea, istituiti dalla precedente legge Turco-Napolitano, per essere identificati. In entrambi i casi, la realtà è molto lontana dalla teoria: ci sono pochi mezzi e uomini a disposizione per gli accompagnamenti forzati, mentre la permanenza nei centri è sempre più lunga, quasi eterna. La norma ammette i respingimenti al Paese di origine in acque extraterritoriali, in base ad accordi bilaterali fra Italia e Paesi limitrofi, che impegnano le polizie dei rispettivi Paesi a cooperare per la prevenzione dell’immigrazione clandestina. Nel 2012 l’Europa ha condannato l’Italia per i respingimenti verso la Libia: da allora si è fatta molta più attenzione, ancora di più dopo lo scoppio della crisi libica a seguito della morte di Muhammar Gheddafi.

    Germania, migranti siriani arrivano al campo per rifugiati a Friedland

    L’espulsione dei migranti è prevista anche in Germania, terra promessa di moltissimi profughi. Le autorità valutano caso per caso: se i motivi del soggiorno sono diversi da quelli dichiarati e nel caso in cui non ricorrano le condizioni di ingresso previste dalla Convenzione di Schengen, scatta il rimpatrio. A settembre 2015, nel pieno dell’emergenza migranti, il governo di Angela Merkel ha cambiato le norme, rendendo più semplice e veloce la pratica di respingimento. L’espulsione è prevista, di regola, nei seguenti casi: condanna definitiva ad almeno due anni di reclusione; comprovata partecipazione al traffico clandestino di persone; produzione, importazione e spaccio di sostanze stupefacenti; partecipazione ad atti di violenza commessi durante manifestazioni pubbliche non autorizzate, che abbiano comunque posto a repentaglio la sicurezza pubblica; comprovata appartenenza, presente o passata, come membro attivo, ad organizzazioni fiancheggiatrici del terrorismo; svolgimento di attività volte a mettere in pericolo le basi della convivenza democratica nella Repubblica federale; partecipazione ad atti violenti o incitamento o minaccia di ricorrere alla violenza per fini politici; rilascio di false dichiarazioni rese a pubbliche autorità circa precedenti periodi di permanenza in Germania ovvero rilascio di informazioni false e incomplete su aspetti rilevanti circa i rapporti con persone implicate in atti di terrorismo; appartenenza ad organizzazioni dichiarate illegali in quanto i loro fini sono in contrasto con la legge penale, con l’ordinamento costituzionale dello Stato o con l’ordinamento internazionale.

    Francia, il nuovo campo di accoglienza migranti di Grande Synthe

    In Francia vale ancora la legge Sarkozy sull’immigrazione che regolamenta in maniera molto rigida gli ingressi sul territorio francese, riduce la possibilità di ottenere la “carta di residenza” con il cosiddetto “contratto di integrazione”, aumenta da 12 a 32 giorni la detenzione in attesa dell’espulsione dal paese, introduce la schedatura attraverso le impronte digitali e i dati biometrici per tutti coloro che faranno richiesta di visti e permessi di soggiorno. A luglio 2015 viene varata la nuova legge sulle richieste d’asilo che riduce drasticamente i tempi di attesa: nel frattempo, lungo la frontiera di Ventimiglia riprendono i respingimenti dei migranti in base agli accordi di Schengen per cui è il paese d’approdo (cioè l’Italia) che si deve far carico della gestione dei migranti. Dopo giorni di tensione, vengono riaperte le frontiere. Dopo gli attentati di Parigi, il governo Hollande mette mano alle leggi sulla doppia cittadinanza, chiedendo la revoca di quella francese per chi viene condannato per terrorismo: a febbraio 2016 l’Assemblea Nazionale la approva.

    THE MEXICAN CHURCH READY TO RECEIVE POPE FRANCIS

    Negli Stati Uniti, nonostante la riforma sull’immigrazione voluta da Barack Obama per regolarizzare gli immigrati clandestini che già vivono nel paese, si continua a praticare la politica di respingimenti. Gli USA devono far fronte a un flusso continuo di uomini, donne e bambini in arrivo dal Centro America e i rimpatri sono all’ordine del giorno: ogni anni circa 400mila persone, compresi molti minori non accompagnati, varcano la frontiera tra Messico e Stati Uniti. A gennaio 2016 è partito il piano di rimpatrio degli immigrati irregolari voluto dalle autorità di Washington, il più esteso dell’amministrazione Obama. Chi viene sorpreso senza regolari permessi, viene denunciato alle autorità: dopo che il giudice ha emesso l’ordine di rimpatrio, viene accompagnato in aeroporto e imbarcato per il paese d’origine La politica americana in tema di immigrazione è molto severa: in cambio della sanatoria, Obama ha garantito investimenti record in materia di sicurezza dei confini, con 46 miliardi di dollari per costruire una barriera di 3.200 km e assumere circa 20mila agenti lungo la frontiera tra Stati Uniti e Messico.

    no way australia

    Chi applica con fermezza la politica dei respingimenti per i migranti è l’Australia. La nazione, nata dagli immigrati europei (ed ex galeotti) ha prima distrutto le popolazioni aborigene locali, relegandole nelle riserve e poi ha chiuso i confini per chiunque tenti di approdare sulle sue coste. Dal 2013, il governo conservatore del premier Tony Abbott ha messo in campo l’operazione “Sovereign Borders” per respingere o deportare in altri paesi tutti i migranti che arrivano illegalmente via mare: oltre alle leggi e ai militari, è partita anche la campagna “No way” in cui si dice chiaramente che a nessuno sarà concesso l’approdo via mare. Ci sono due modalità di rimpatrio. Nelle acque australiane stazionano navi militari che, se intercettano imbarcazioni con immigrati irregolari, possono attraccarle e trainarle fino alle acque territoriali da cui sono partiti (spesso in Indonesia). Altro metodo è il prelievo degli immigrati dalle imbarcazioni: una volta a bordo, vengono portati nelle isole di Horn, Christmas, o nella città di Darwin, sulla terraferma, in centri di detenzione temporanei. Sbrigate le formalità, in poco tempo, vengono deportati nei paesi d’origine. Se si è fortunati, si può essere portati nei centri di raccolta per richiedenti asilo che l’Australia ha creato a Nauru e in Papua Nuova Guinea: lì si può fare domanda d’asilo, ma non per l’Australia. L’unica cosa che si può sperare di ricevere è un permesso di soggiorno per Nauru o Papua Nuova Guinea.

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