Come difendersi da un attacco terroristico? Il manuale dell’esperto di sicurezza e antiterrorismo

Come difendersi da un attacco terroristico? Il manuale dell’esperto di sicurezza e antiterrorismo

    Come difendersi da un attentato

    Gli attentati a Parigi e a Bruxelles hanno riportato, più che mai, la consapevolezza in noi che gli attentati terroristi possono colpirci e coinvolgerci: non sono, così come erroneamente pensavamo prima dell’avanzata dell’Isis, qualcosa di lontano e di riservato ai paesi perennemente in guerra. Ma difendersi da un attentato terroristico è possibile? Sicuramente è compito soprattutto delle forze armate, delle forze di polizia e dei servizi segreti, ma anche noi possiamo fare qualcosa. Cosa? Lo spiega a Nanopress.it Gianpiero Spinelli, ex paracadutista della Brigata “Folgore” e successivamente Contractor impegnato in diverse zone a rischio, dall’Iraq ai Giochi Panamericani di Rio 2006. E ora autore del libro “Che cosa fare in caso di attacco terroristico”, di prossima pubblicazione per Mursia editore.

    Bruxelles sotto attacco: kamikaze in aeroporto e bombe nel metrò

    «La prima cosa che bisogna fare – spiega Spinelli – è essere consapevoli che può accadere e che non è lontano da noi. Molti credono che non possa mai succedere un attentato dove siamo noi e, invece, può accadere in qualsiasi momento. Il terrorismo che stiamo vedendo oggi in azione è infatti “molecolare” e, quindi, non esiste una formula magica che ci possa far ridurre a zero la minaccia. Le persone si devono abituare che sarà così almeno per i prossimi anni e bisogna abituarsi a modificare anche leggermente i comportamenti di tutti i giorni».

    centro commercialte affollato

    «A Bruxelles, l’aeroporto non aveva nessuna sicurezza seria: sarebbero bastati dei cani per identificare sostanze esplosive. Ora a Roma e in altre città italiane, in stazione o in metropolitana, c’è un ingente schieramento di forze dell’ordine e dell’esercito, ma la verità è che – rivela l’autore del libro “Che cosa fare in caso di attacco terroristico” – gli attentati possono avvenire anche in altri luoghi. Bisogna concentrarsi sui cosiddetti “soft target”, cioè tutte quelle situazioni dove c’è molta gente, come centri commerciali, scuole, ospedali, le piazze, i locali. Lì è più facile da colpire».

    guardie giurate contro il terrorismo

    «Concentrandosi sui “soft target”, che ovviamente è impossibile presidiare con forze di Polizia, bisogna quindi formare personale ausiliario, come le guardie giurate o i bidelli delle scuole, che possono capire se ci sono comportamenti anomali. Non si devono sostituire – chiarisce Gianpiero Spinelli – alle Forze di Polizia ma essere ausiliari, riconoscere i segnali e passarli agli addetti ai lavori in tempo, anche per non militarizzare il paese».

    calendario mussulmano

    «Anche le date sono precise e sono legate alla parte mistica dell’Islam. Ci sono dei giorni che sono stati scelti per gli attentati in base al calendario musulmano che è diverso dal nostro. Il periodo del Ramadan, per esempio, potrebbe essere scelto perché si celebra la notte magica dell’Islam, in cui Allah ha consegnato a Maometto il Corano. Anche il venerdì è un giorno particolare: l’attentato a Sousse, a Parigi, in Kuwait e molti altri sono avvenuti proprio di venerdì».

    Scappare da un attentato

    «Poi c’è la popolazione, la gente normale che deve sapere cosa fare in caso di attacco. Alla base ci deve essere un addestramento, con esercitazioni nelle scuole e negli uffici, che sono considerati “soft target”. Ho visto, ad esempio, i video dell’esplosione di Bruxelles: mostrano le persone correre senza ordine, che è un errore gravissimo, soprattutto per la metodologia degli attacchi dell’Isis che provocano scoppi e bombe e, nel caos, proseguono con le armi da fuoco. Lasciare la gente a correre nel panico è una cosa grave: se ci fossero stati dei terroristi armati avremmo avuto molti più morti».

    reagire a un attentato

    «Bisogna prima di tutto capire di essere in un conflitto a fuoco: una volta che è chiara la situazione, bisogna cercare di abbassarsi per essere meno esposti all’azione di fuoco e, sempre stando bassi, cercare delle protezioni improvvisate come tavoli, pareti o altro che almeno fanno un po’ da schermo. Ci sono quattro regole fondamentali: correre quando è possibile, nascondersi quando scappare non è possibile, lottare come ultima risorsa e telefonare solo quando si è al sicuro per dare alle autorità informazioni precise di dove ci si trovi».

    «Se ci si trova in un ufficio – spiega Gianpiero Spinelli – non bisogna uscire ma barricarsi e bloccare le vie d’ingresso con i mezzi a disposizione. Valutare la reale situazione e, se non ci sono vie di fuga, meglio nascondersi e preparare una difesa collettiva. Togliere la suoneria ai cellulari e impostare un numero di emergenza. Non cercare di portarsi cose al seguito, abbandonare valigie e altro: i feriti gravi, per quanto sia umanamente difficile, non vanno spostati, perché il rischio è che ci siano due feriti, se non due morti. Se si rimane nascosti, il punto scelto deve dare la possibilità di vedere quello che sta accadendo senza essere visti».

    terrotristi

    Se vogliamo vincere – conclude Spinelli – dobbiamo pensare come i terroristi, essere eclettici come loro, senza limiti all’immaginazione come lo sono i terroristi. A Tel Aviv, ad esempio, alcuni agenti con i cani anti-esplosivo in servizio presso alcuni luoghi sensibili sono stati travestisti da clown: vigilano, controllano, proteggono, senza far vedere in giro soldati armati fino ai denti e quindi senza creare un clima di panico.

    Spinelli

    Tutte queste, e molte altre, tecniche spiegate nel libro “Che cosa fare in caso di attacco terroristico”, assicura Spinelli, si imparano in due giorni e, senza voler gettare il panico, sono sempre più fondamentali, perché gli attentati saranno sempre più diretti verso i soft target. Sarà, infatti, quasi impossibile organizzare un attentato al Papa, perché la macchina organizzativa sarebbe troppo grossa e quindi più facile da intercettare e rintracciare. La scuola, anche in questo caso, è un vettore ideale perché riesce a dare le informazioni ai giovani che sono incredibili collettori e divulgatori di notizie, a partire dai familiari e quindi diventa una catena di informazioni fondamentali per tutti, meglio di ogni foglio informativo. Ha dei costi minimi e può produrre meccanismi in grado di salvare tutti quanti.

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