Fotocopiare i libri per intero è reato: si rischia il carcere

Fotocopiare i libri per intero è reato: si rischia il carcere

E' lecito solo entro il 15% di ogni libro

da in Corte di Cassazione, Cronaca, Reati
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    Fotocopiare i libri per intero è reato: si rischia il carcere

    Chi ha studiato all’università sa che fotocopiare libri e dispense diventa un’attività quotidiana. Del resto, i libri di testo costano molto e con questo metodo, utilizzato da sempre dagli studenti di tutta Italia, si può in qualche modo contenere la spesa. Ma attenzione, da oggi, la vostra libertà potrebbe essere messa in pericolo: la Corte di Cassazione ha emesso una pena detentiva nei confronti di un negoziante di Napoli, che fotocopiava i libri per intero.

    In ogni città c’è sempre un negoziante, una libreria o una cartoleria, disposta a fotocopiare libri e dispense dei ragazzi, in cerca di un po’ di risparmio. Purtroppo però, questo sistema non tiene minimamente conto dei diritti d’autore. Oltre a essere una pratica scorretta, è anche un reato penale che potrebbe comportare una multa salata, ma anche una pena detentiva.

    E’ quello che è successo a un negoziante di Napoli: come spiega lo Studio Cataldi, l’uomo per l’attività illecita di fotocopiatura dei testi universitari, in virtù della legge numero 633/41 sul diritto d’autore, è stato condannato a una pena detentiva in tutti i gradi di giudizio.

    Il sito di informazione legale ha inoltre sottolineato, che sempre secondo la Cassazione, ‘la riproduzione di opere o brani mediante fotocopie è ammessa solo se contenuta entro il 15% di ogni volume, se sia corrisposto un compenso di natura forfettaria agli aventi diritto e le copie siano destinate ad uso personale’. Nel caso specifico del negoziante di Napoli, era chiaro che non si trattasse di fotocopie per uso personale, visto che da alcune indagini è emerso che il signore aveva creato una vera e propria attività collaterale di vendita di libri interamente fotocopiati.

    L’uomo, dal canto suo, in sede di ricorso, ha contestato anche che non gli sia stata concessa alcuna attenuante, considerata la ‘tenuità del fatto’. A questo proposito, la Corte di Cassazione ha replicato sostenendo che la valutazione non si limita al dato quantitativo, ‘ma deve necessariamente considerare anche la modalità, gli scopi scopi della condotta, la sistematicità e la capacità a delinquere del reo’. Al negoziante ora non resta che scontare la sua pena detentiva, in attesa della decisione definitiva della Suprema Corte.

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