Tommaso Onofri, storia di un omicidio che ha sconvolto l’Italia

Tommaso Onofri, storia di un omicidio che ha sconvolto l’Italia
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Ultimo aggiornamento: Mercoledì 02/03/2016 10:21

    tommaso onofri

    Sono passati 10 anni esatti, ma il ricordo dell’omicidio di Tommaso Onofri, detto Tommy, è ancora vivo nei cuori degli italiani. Il 2 marzo 2006 Tommaso Onofri sta mangiando con la famiglia, seduto nel seggiolone, a casa, una cascina a Casalbaroncolo, un nome che sembra un cartone animato, frazione a pochi chilometri da Parma: un black out improvviso spegne tutte le luci e il piccolo Tommy, di soli 17 mesi, viene rapito davanti ai genitori e al fratello, legati alle sedie dai rapitori. Scattano le ricerche e le indagini si rivolgono su diverse piste, compresa quella indicata da una presunta sensitiva milanese, Costantina Comotari. Del piccolo Tommy non ci sono tracce. Tutto cambia il 28 marzo: tramite le impronte digitali ritrovate sul nastro adesivo usato per legare i familiari, la polizia risale a Mario Alessi, muratore siciliano pregiudicato che aveva fatto dei lavori nella casa di famiglia. L’alibi viene smontato dalle prove e alla fine Alessi confessa: è stato lui a rapire il piccolo Tommy e a ucciderlo, aiutato dalla compagna Antonella Conserva e dal complice Salvatore Raimondi. Tommaso muore subito dopo il rapimento, organizzato per estorcere denaro alla famiglia. Durante la fuga, il bambino, che soffriva di epilessia, si era messo a piangere: Alessi decise così di ucciderlo, nascondendo il cadavere nei boschi. A dieci anni di distanza da quel terribile delitto, vediamo chi sono i protagonisti di questa vicenda.

    tommaso onofri

    A soli 18 mesi, Tommaso Onofri viene strappato dal seggiolone nella cucina di casa da due persone incappucciate. Le foto del piccolo Tommy riempiono le pagine dei media: un bellissimo bambino, con una cascata di riccioli e due occhioni dolci, un sorriso felice. Tutto viene cancellato la sera del 2 marzo 2006, quando viene rapito: i malviventi vogliono chiedere il riscatto alla famiglia ma il piano va a rotoli. Durante la fuga in scooter, il bambino, che soffriva di epilessia, inizia a piangere. I rapitori temono di essere scoperti e così Mario Alessi, ideatore del rapimento, lo uccide , occultando il cadavere vicino al torrente Enza, nei boschi presso Sant’Ilario D’Enza, verso Reggio Emilia. Gli inquirenti troveranno il suo corpo il 1° aprile, nascosto sotto appena 30 cm di terra. L’autopsia dirà come è morto il piccolo Tommy: il bimbo è stato strangolato e picchiato, anche con colpi di pala sul viso.

    Paolo Onofri

    La vicenda del piccolo Tommy diventa subito ingarbugliata per gli errori nelle prime fasi di ricerca (seguendo il consiglio della sensitiva milanese, si draga un fiume in provincia di Massa, senza trovare nulla). Gli inquirenti indagano anche sul padre, Paolo Onofri, dirigente di un ufficio postale a Parma: l’ipotesi è che il rapimento potesse essere la leva per fargli aprire il bunker dell’ufficio. Lo interrogano per ore e gli sequestrano il pc dove vengono ritrovati foto e materiale pedo pornografico, ma nulla che sia collegato al rapimento. Onofri spiega che quel materiale era stato raccolto per una denuncia anti pedofilia, i sospetti su di lui aumentano fino alla confessione del vero rapitore e assassino. Patteggia sei mesi di reclusione e si dedica al processo contro gli assassini del figlio, sostenendo la moglie fino all’ultimo. L’11 agosto 2008, mentre era in vacanza in Trentino, viene colto da un infarto ed entra in coma: non si sveglierà più. Il 15 gennaio 2014 muore nella clinica di Fontanellato dove era ricoverato.

    Paola Pellinghelli

    A dieci anni di distanza dal rapimento e dalla morte del piccolo Tommy, la mamma Paola Pellinghelli deve affrontare un nuovo incubo: la possibilità che l’assassino, condannato all’ergastolo, possa uscire di prigione per qualche permesso-premio. Per dieci anni, Patrizia ha convissuto con il dolore, la perdita di un figlio piccolo nel modo più brutale: ha lottato in silenzio e con caparbietà fino alle condanne. Si dedica all’associazione “Tommy nel cuore”, con cui organizza iniziative benefiche, ha vicino il figlio Sebastiano, oggi maggiorenne, e lotta perché l’assassino di Tommaso non esca di prigione. “Se dovesse uscire, urlerei così tanto che qualcuno, prima o poi, mi ascolterebbe“, ha dichiarato in un’intervista al Corriere. “Vorrei ricordare a tutti che fra me e lui sono io che sto scontando l’ergastolo: la mia condanna è non avere più Tommy“.

    mario alessi

    Dietro la morte di Tommaso Onofri c’è la mano di Mario Alessi. Siciliano, muratore e pregiudicato (condannato nel 2003 a sei anni per rapina e violenza sessuale, nel 2006 è fuori di prigione per la scadenza dei termini di custodia cautelare), è lui che architetta il rapimento: ha fatto dei lavori nella casa degli Onofri e sa come muoversi. Crea il blackout, stordisce il padre e lo lega, facendo lo stesso alla madre e al fratello: poi, con l’aiuto del complice, rapisce il bambino e lo porta via in scooter. L’intento è chiedere il riscatto, ma qualcosa va storto. Durante la fuga vedono una volante per strada, Tommy inizia a piangere e Alessi si fa prendere dal panico: è lui che uccide il piccolo Tommy, prima picchiandolo a sangue, poi strangolandolo. “L’ho ucciso perché piangeva“, confessa agli inquirenti. La Corte d’Assise conferma la condanna all’ergastolo nel 2010, così come la Cassazione. Il 2 aprile potrebbe uscire per un permesso premio e lavorare durante il giorno.

    antonella conserva

    Dopo il rapimento, qualcuno doveva badare a Tommaso, in attesa del riscatto. Così Mario Alessi coinvolge anche la compagna, Antonella Conserva: doveva essere lei a occuparsi del bambino. Condannata a 24 anni di carcere, dal giorno dell’arresto non ha avuto più contatti con Alessi. All’inizio, quando l’accusa era solo di rapimento, si è schierata dalla sua parte, ma quando Salvatore Raimondi, l’uomo che era con il muratore nella casa degli Onofri, l’ha accusata di complicità, ha rotto i ponti. “Se avessi saputo quello che complottava, avrei spaccato la testa a tutti e due, almeno sarei in galera per un motivo“, disse in un’intervista al Corriere nel 2007. Due anni dopo, Alessi la accusa a sua volta: sapeva tutto, li ha aiutati prendendo informazioni sulla casa dalla mamma di Tommaso e realizzando i passamontagna per il sequestro. Nel 2012 la Cassazione ha confermato la condanna a 24 anni.

    salvatore raimondi

    La sera del 2 marzo 2006, Alessi non rapì Tommaso da solo. Con lui c’era il suo complice, Salvatore Raimondi, ex pugile all’epoca 27enne. Di origini siciliane, lo conosceva perché suo compaesano e, come lui, faceva il muratore. Nel suo passato qualche problema di spaccio ma nulla che facesse pensare al “grande salto”. Invece, è lui che aiuta Alessi a rapire il bambino e le sue impronte rimangono sul nastro adesivo usato per legare il padre di Tommy: è il primo a crollare e ad accusare Alessi della morte del piccolo, oltre a tirare in ballo Antonella Conserva. Condannato in via definitiva a 20 anni per concorso in sequestro con conseguente morte dell’ostaggio, nel 2013 ha rifiutato i permessi premiper rispetto alla mamma di Tommaso“. Ha chiesto il trasferimento in una prigione torinese per allenarsi in palestra e tornare alla boxe.

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