Eutanasia in Italia: casi che hanno scosso l’opinione pubblica

Eutanasia in Italia: casi che hanno scosso l’opinione pubblica
da in Cronaca, Eutanasia, Malattie
Ultimo aggiornamento: Mercoledì 02/03/2016 12:37

    Street talk: 'Ti dico la mia sull'eutanasia'

    L’eutanasia in Italia è legale? Cosa dicono le leggi sull’eutanasia in Italia? Quali sono i casi di eutanasia che in Italia hanno sconvolto l’opinione pubblica? Le vicende che hanno coinvolto Eluana Englaro e Piergiorgio Welby, o Terry Schiavo negli Stati Uniti, hanno scatenato un dibattito molto vivace, ma non si è riusciti acora a modificare l’attuale situazione legislativa. L’eutanasia, invece, dovrebbe essere al centro di un dibattito serio e preciso, visto che si parla di vita, di morte, di dolore e di dignità delle persone. Facciamo un po’ di chiarezza e vediamo nelle pagine seguenti cosa si intende per eutanasia diretta, eutanasia indiretta, eutanasia volontaria e suicidio assistito, oltre a ricordare alcuni dei casi più toccanti accaduti negli ultimi anni in Italia.

    Con la dolce morte, traduzione letterale dal greco della parola eutanasia, ci si riferisce all’atto di procurare intenzionalmente (e nell’interesse di colui che la richiede) il decesso di una persona, in casi in cui la qualità della vita sia compromessa in maniera irreversibile da una malattia, una menomazione o una condizione psichica estrema. Si parla di eutanasia diretta se la morte viene provocata con farmaci e sostanze che portano al decesso. L’eutanasia indiretta si ha nel caso del rifiuto dei trattamenti medici per la continuazione della vita. L’eutanasia volontaria si ha quando la persona malata la richiede esplicitamente tramite testamento biologico; per i minorenni e le persone incapaci di intendere e volere si parla di eutanasia non-volontaria. Il suicidio assistito prevede la collaborazione attiva di medici e personale qualificato per coloro che abbiano deciso di morire anticipando il decorso naturale della malattia. (Nella foto: Welby e Englaro nel 2009)

    Eutanasia Elena Moroni

    Uno dei primi casi che ha portato l’eutanasia al centro del dibattito in Italia è quello di Elena Moroni e del marito Ezio Forzatti. La donna era in coma irreversibile a causa di un edema cerebrale quando l’uomo il 21 giugno 1998 entrò in ospedale, armato con una pistola scarica, per staccare il respiratore che la teneva in vita. Il processo a Forzatti fu seguito dalla stampa e soprattutto dalla opinione pubblica che si divide tra favorevoli e contrari: dopo una prima condanna a sei anni e il riconoscimento di infermità mentale, l’uomo venne assolto perché ‘in pieno possesso delle facoltà’, non aveva commesso il fatto. Secondo i giudici, quando Forzatti staccò il respiratore, la donna era clinicamente morta. (Nella foto: Ezio Forzatti)

    Il caso di Eluana Englaro ha scosso l’Italia per lungo tempo. La giovane aveva solo 21 anni nel febbraio del 1992 quando rimase vittima di un terribile incidente stradale che la portò allo stato vegetativo persistente, senza coscienza di sé e del mondo esterno. La famiglia iniziò presto a chiedere la sospensione di ogni terapia che la tenesse in vita artificialmente, basandosi anche su quello che la figlia aveva detto sull’accanimento terapeutico. In Italia però mancava una legge sul testamento biologico, nonostante l’articolo 32 della Costituzione, secondo il quale ‘nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge‘. Dal 1999 Beppe Englaro ha intrapreso una lunga battaglia in tribunale per staccare le macchine che tenevano in vita la figlia: un percorso lungo e doloroso per la famiglia e che ha diviso l’opinione pubblica italiana e la politica. Tutto sembra finire il 9 luglio 2008 la Corte d’Appello di Milano dà al padre di Eluana, in qualità di tutore, il diritto di interrompere l’alimentazione e l’idratazione forzata della figlia. Invece, la politica e in particolare il governo Berlusconi, si scagliò contro la sentenza presentando decreti e atti d’indirizzo, come quello voluto dall’allora ministro Maurizio Sacconi, per fermare la sentenza. Durissima la reazione della Chiesa, da sempre contraria all’eutanasia in ogni sua forma, tanto che le suore Misericordine di Lecco, che hanno tenuto Eluana fin dal 1994, si rifiutarono di staccare le macchine. La famiglia la trasferì a Udine, in Parlamento arrivò un decreto cosiddetto Salva-Eluana per assimilare alimentazione e idratazione forzata a ‘forme di sostegno vitale e fisiologicamente finalizzate ad alleviare le sofferenze fino alla fine della vita e quindi non possono formare oggetto di dichiarazione anticipata di trattamento‘. La giustizia ha però già fatto il suo corso e la sentenza del tribunale viene messa in atto. I giudici hanno stabilito anche disposizioni accessorie per il protocollo da seguire: Eluana muore in ospedale a Udine il 9 febbraio 2009. (Nella foto Beppino Englaro, papà di Eluana)

    Altro caso è quello di Piergiorgio Welby, attivista, politico, pittore, scrittore e giornalista malato di distrofia muscolare progressiva che fin dal 1997, quando la malattia lo aveva completamente immobilizzato, chiede di poter staccare il respiratore che lo teneva in vita. La sua richiesta viene ripetutamente rigettata e per lui inizia una lunga battaglia politica, a fianco dei Radicali, e soprattutto la sua battaglia personale per aprire il dibattito sul tema dell’eutanasia. La richiesta ufficiale arriva nel 2006, dopo nove anni di immobilità totale e respirazione artificiale: il governo Prodi tenta di aprire uno spiraglio alla richiesta di Welby che però viene rigettata dal tribunale di Roma. Manifestazioni pro e contro invadono le strade della Capitale e non solo, la Chiesa fa sentire con forza la sua contrarietà, ma il 20 dicembre 2006, Welby muore, secondo la sua volontà, attorniato dai parenti e amici: il dottor Mario Riccio gli ha staccato il respiratore. Il medico viene processato e poi assolto nel 2007. Ma l’ipocrisia non ha fine: a Piergiorgio Welby vengono negati i funerali cattolici, come invece avrebbe voluto la moglie Mina: le esequie laiche si tengono 4 giorni dopo la morte, alla Vigilia di Natale del 2006. (Nella fotoFunerale laico per Piergiorgio Welby)

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