Elena Ceste processo: le motivazioni della condanna a 30 anni di Michele Buoninconti

Elena Ceste processo: le motivazioni della condanna a 30 anni di Michele Buoninconti
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Ultimo aggiornamento: Mercoledì 03/02/2016 16:13

    Michele Buoniconti è stato condannato a 30 anni per l’omicidio della moglie Elena Ceste e l’occultamento del cadavere, nonostante abbia provato a difendersi fino all’ultimo dalle terribili accuse a sua carico. Dopo la lettura della sentenza, avvenuta a novembre 2015, sono state finalmente depositate le motivazioni. Secondo il giudice Roberto Amerio, Michele Buoninconti ha agito con straordinaria freddezza, commettendo però ”un unico errore” il giorno del delitto, ovvero le telefonate effettuate dall’uomo al cellulare della donna, che dimostrano, in base alle celle agganciate, che era ”nell’area del ritrovamento del corpo di Elena in un orario compatibile con il successivo sviluppo dei fatti”. La sentenza è chiara su un punto, ossia Michele Buoninconti è sicuramente colpevole del delitto, anche se durante il procedimento non si è potuto stabilire “con certezza scientifica con che modalità” è stata assassinata Elena. In un altro passaggio del documeto però si legge che “il mancato rinvenimento di tracce ematiche sulla scena del delitto e sulle auto in uso alla famiglia, oltre all’assenza di veleni e/o farmaci sul parenchima ematico, orientino per un omicidio commesso per strangolamento“. Secondo il magistrato “la tristezza” manifestata da Elena il 22 gennaio durante un incontro con un’amica, dimostra “il disagio della donna di fronte ai contrastati sentimenti provocati contemporaneamente dal suo desiderio di evasione e dall’amore per la famiglia, identificata soprattutto nei figli“. Il movente? “E’ del tutto verosimile ritenere che sia stata l’esasperazione di Michele per la doppia vita tenuta di Elena a sua insaputa a costituire il detonatore dell’azione criminosa“. Nelle pagine seguenti, la ricostruzione della vicenda.

    Elena Ceste è scomparsa da Costigliole d’Asti il 24 gennaio 2014. Per dieci mesi è stata una persona scomparsa. Era mattina e il marito Michele ha dichiarato di essere andato ad accompagnare i figli a scuola e di non aver trovato più la moglie, una volta tornato a casa. Da subito la trasmissione televisiva Chi l’ha visto si era occupata del caso, e le dichiarazioni rilasciate da Buoninconti durante le dirette tv sono andate a finire anche al vaglio degli inquirenti per evidenti incongruenze nel racconto. Poi, il diciotto ottobre del 2014, il corpo della mamma di Costigliole è stato ritrovato in un canale di scolo a poche centinaia di metri da casa. Arrestato lo scorso gennaio, Buoninconti è stato accusato di omicidio volontario e occultamento di cadavere. La procura, che ha coordinato le indagini dei carabinieri, . Il processo si è svolto con rito abbreviato, la causa quindi si è svolta soltanto sulla base delle carte raccolte durante le indagini. Il pm Laura Deodato ha chiesto trent’anni di carcere per Buoninconti, descrivendolo come un uomo estremamente geloso della moglie, soprattutto dopo la scoperta di alcune conversazioni su Facebook che aveva con altri amici uomini. Durante il procedimento l’imputato ha provato a difendersi ”Elena è morta per una tragica fatalità, sono vittima di un errore giudiziario. Sono innocente”, aveva dichiarato. Il vigile del fuoco è, per la procura, colui che ha causato la morte della moglie ma, secondo Buoninconti: ”La procura ha inventato una crisi matrimoniale per l’ostinata ricerca di un movente, ma mia moglie è una donna virtuosa, madre e moglie esemplare. Vorrei incontrarne un’altra così: lei è già santa”. Il pm Laura Deodato ha chiesto e ottenuto 30 anni di carcere e ha descritto Michele Buoninconti come un uomo geloso, ossessionato dal controllo verso la moglie. I legali della famiglia Ceste hanno chiesto un risarcimento di due milioni di euro.

    Arrestato il marito di Elena Ceste

    Il corpo di Elena Ceste era stato ritrovato a circa due km di distanza dall’abitazione della donna. Al termine di specifiche analisi condotte da un Istituto specializzato di Torino fu stabilito che il dna della donna scomparsa il 24 gennaio 2014 dalla propria abitazione di Costigliole d’Asti, era compatibile con quello del cadavere ritrovato il 18 ottobre dello stesso anno ad Isola d’Asti in località Chiappa. I dipendenti comunali impegnati nei lavori di pulizia del corso d’acqua nelle campagne di Isola d’Asti hanno dato l’allarme dopo aver scoperto il cadavere in avanzato stato di decomposizione, per cui non riconoscibile. L’altezza e la struttura ossea del corpo, all’inizio avevano fatto pensare che fosse di un uomo visto che poco tempo prima da queste parti un imprenditore di 52 anni, in pena per la crisi e i debiti che aveva, era sparito. Il DNA ha poi dato conferma che invece si trattava proprio di Elena. Il medico legale ha affermato che Elena sarebbe morta per asfissia per soffocamento. Gli inquirenti in seguito hanno eseguito nuovi test sui resti arrivando alla conclusione che Elena Ceste sia morta in un altro luogo e poi trascinata nel canale dove è stata ritrovata.

    Gli inquirenti sono convinti che fin dal primo giorno Michele Buoninconti abbia cercato di sviare le indagini, definito “un uomo attento alle apparenze, interessato a salvare l’idea di famiglia compatta”. Michele, secondo l’accusa sarebbe stato capace di strappare la mamma ai suoi figli e di gettarne il corpo in luogo fangoso, dove i piccoli animali presenti sul posto hanno fatto la loro parte nel garantire il processo di decomposizione. E poi emergono sempre di più le testimonianze di chi conosce Michele e lo descrive come un uomo pronto all’ira, a cui bisognava ubbidire. Un uomo così ha potuto pensare che fosse il caso di eliminare la madre dei suoi figli solo perché si sarebbe macchiata di una vergogna? Alla base dell’arresto di Michele per l’omicidio di Elena Ceste c’è una prova giudicata importante dagli inquirenti, ovvero una intercettazione ambientale del 5 maggio del 2014, quando erano passati 4 mesi dalla scomparsa di Elena. Ancora non si parlava di omicidio. Michele e i figli si trovavano a casa e lui diceva: ”Loro (gli investigatori, ndr) vogliono sentire solo questo… Che tra di voi non andate d’accordo! Così uno va da una parte, uno da un’altra, un’altra ancora da un’altra parte…. Vi va bene vivere così? Separati? Mamma è chissà dove! E a me mi mettono ancora da un’altra parte… Perciò cercate di essere bravi tra di voi”. Buoninconti si è sempre professato innocente e si è detto pronto a rinunciare all’eredità a favore dei figli. Inoltre non si è opposto al loro affidamento ai nonni materni.

    Durante tutti questi mesi sono emersi dei particolari sull’atteggiamento di Michele Buoninconti, che fanno comprendere di più come l’uomo abbia agito, specialmente nei primi momenti dopo la scomparsa di Elena Ceste. E’ stata mandata in onda, infatti, una dichiarazione inedita di un collega del vigile del fuoco accusato di aver ucciso la moglie e di averne occultato il cadavere. Durante le ricerche era proprio Michele a guidare la squadra. Il vigile del fuoco suo collega ha affermato che proprio il marito di Elena Ceste cercava di dissuaderli, quando tentavano di cercarla nel canale del Rio Mersa (dove è stata trovata). Michele avrebbe invitato gli altri vigili del fuoco ad ispezionare i pozzi vicino casa sua. Alla richiesta di portare il cane di Michele come aiuto nelle ricerche di Elena, l’uomo rispose: “E che ce ne facciamo? E’ un cane stupido!”. Era stato proprio il proprietario originario di Gandalf a riferire alle forze dell’ordine i suoi sospetti riguardo alla possibilità che l’animale potesse trovare Elena Ceste morta.

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