Unioni civili gay in Italia: quante sono e quante hanno già figli?

Unioni civili gay in Italia: quante sono e quante hanno già figli?
da in Amore, Bambini, Cronaca, Matrimoni gay

    Manifestazione per i diritti civili #svegliatiitalia

    Il tanto discusso ddl Cirinnà ha come obiettivo primario riconoscere le coppie omosessuali, dando loro, per legge, diritti e doveri. Come? Creando un nuovo istituto giuridico, diverso dalla famiglia: le unioni civili gay. Uno dei punti più controversi riguarda la stepchild adoption, la possibilità cioè di adottare il figlio del partner. Per i detrattori della norma, sarebbe il primo passo per aprire all’utero in affitto anche in Italia: la piazza del Family Day ha mostrato un volto della nazione che non accetta l’estensione dei diritti alle coppie omosessuali in nome della famiglia tradizionale. Chi invece sostiene il ddl Cirinnà, a partire dalla stessa prima firmataria della norma, sostiene di voler dare garanzie, pari diritti (e doveri) a famiglie che già esistono nel nostro Paese. Vediamo allora quante sono e quante famiglie gay hanno già figli in Italia. LEGGI ANCHE –> COSA PREVEDE IL DDL CIRINNA’

    Famiglie gay

    Partiamo da un fatto: non esiste uno studio unico sul numero di persone omosessuali che vivono nel nostro Paese. Ci sono però numeri ufficiali sulla composizione della popolazione italiana che arrivano dall’ultimo censimento nazionale Istat del 2011. Stando ai dati Istat, in Italia ci sono 16 milioni e 648 mila famiglie, di cui 13.997.000 sono formate da coppie che hanno un stabile rapporto sentimentale. Tra queste, il 99,95% è composto da eterosessuali (13 milioni e 990mila): lo 0,05% delle famiglie italiane al 2011 è composto da coppie omosessuali. In numeri assoluti, l’Istat certifica che in Italia ci sono 7.513 famiglie gay: di queste 529 hanno figli e 6.984 sono senza figli. In una nota, l’istituto ha ricordato che ci sono state coppie omosessuali che “hanno preferito” non dichiararsi.

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    Non sono però gli unici dati che abbiamo a disposizione. La più importante indagine sui gay in Italia risale al 2006. Curata dal sociologo Raffaele Lelleri, “Modi di” è stata finanziata dall’Istituto Superiore di Sanità e ha compreso diversi aspetti del mondo omosessuale. In quello studio, il 17,2% dei gay e il 20,2 delle lesbiche con più di 40 anni hanno dichiarato di avere un figlio: partendo da una stima di 3 milioni di persone LGBT in Italia, si è arrivato a conteggiare 100mila bambini con almeno un genitore omosessuale in Italia. Com’è possibile avere, a distanza di cinque anni, una differenza così enorme? Per prima cosa, la ricerca di Lelleri ha preso in considerazione anche gli ex eterosessuali che hanno avuto figli prima del coming out e che rappresentano la maggioranza dei casi. Il secondo aspetto è legato alla percezione dell’omosessualità in Italia. Ricordate la nota dell’Istat sulle coppie omo che non si sono dichiarate? Ecco, tutto è concentrato in quella frase. Nel nostro Paese, l’omosessualità è ancora vista come un “problema sociale”, di difficile accettazione all’interno e all’esterno del nucleo familiare. La ricerca “Modi di” si è svolta con questionari che hanno garantito l’anonimato, mentre i dati Istat vengono raccolti con dati anagrafici. Questo ha spinto molte persone a non dichiararsi, per paura dell’esclusione sociale.

    Palermo Pride 2013

    Un altro studio che può aiutare a capire le difficoltà di avere numeri reali sulle famiglie gay in Italia. A firmarlo è ancora l’Istat che, nel 2012, ha pubblicato il rapporto “La popolazione omosessuale nella società italiana”, secondo il quale sarebbero circa 3 milioni i gay in Italia. “Circa un milione di persone si è dichiarato omosessuale o bisessuale, più tra gli uomini, i giovani e nell’Italia centrale. Altri due milioni circa hanno dichiarato di aver sperimentato nella propria vita l’innamoramento o i rapporti sessuali o l’attrazione sessuale per persone dello stesso sesso”, si legge nel documento di sintesi. Anche qui, si nota l’enorme differenza con i dati del censimento. Ancora una volta è la garanzia di anonimato, data per questo studio, ad aver avuto un ruolo fondamentale. Vogliamo capire il perché? “Il 40,3% degli omosessuali/bisessuali dichiara di essere stato discriminato, contro il 27,9% degli eterosessuali”; “Il 61,3% dei cittadini tra i 18 e i 74 anni ritiene che in Italia gli omosessuali sono molto o abbastanza discriminati, l’80,3% che lo sono le transessuali”; “Il 55,9% si dichiara d’accordo con l’affermazione ‘se gli omosessuali fossero più discreti sarebbero meglio accettati’, mentre per il 29,7% “la cosa migliore per un omosessuale è non dire agli altri di esserlo’”; “Circa il 20% dei genitori sa che i loro figli vivono una tale condizione”. Sono tutti dati certificati dall’Istat che riflettono le enormi difficoltà che ancora oggi vivono i gay in Italia. Eppure, qualche buona notizia c’è. “Il 74,8% della popolazione non è d’accordo con l’affermazione “l’omosessualità è una malattia”, il 73% con “l’omosessualità è immorale”, il 74,8% con “l’omosessualità è una minaccia per la famiglia”. Al contrario, Il 65,8% è d’accordo con l’affermazione “si può amare una persona dell’altro sesso oppure una dello stesso sesso: l’importante è amare“. Bisognerebbe partire da questi dati e chiedersi come sia possibile, nel 2016, negare diritti a persone solo perché gay.

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