Mensa scolastica vietata: quando le colpe dei genitori ricadono sui figli

Mensa scolastica vietata: quando le colpe dei genitori ricadono sui figli

A Corsico e Ardea niente pasti per i bambini morosi

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    Mensa scolastica vietata: quando le colpe dei genitori ricadono sui figli

    Se i genitori non pagano la retta, per i figli niente mensa scolastica. Se i grandi non possono (o non vogliono) mettere mano al portafogli, che preparino loro il panino. Il caso di San Germano Vercellese, con il sindaco che ha vietato i servizi pubblici ad alcuni bambini, ha fatto notizia, ma non è il solo Comune a far pagare ai bambini le colpe dei genitori. Le scelte dei sindaci di Corsico e Ardea sono infatti simili. Sacrosanto reclamare ciò che dovuto e contrastare i morosi: la retta scolastica va pagata. Ma è giusto che le colpe dei genitori ricadano sui figli?

    Le storie delle due cittadine, dove i sindaci hanno optato per il pugno duro, sono simili. Due paesi lontani tra loro: Corsico, provincia di Milano, Ardea, sul litorale romano.

    La storia di Corsico è quella (forse) con il lieto fine. Lo scandalo è scoppiato a inizio anno quando il primo cittadino si è accorto del buco nel bilancio di oltre un milione e che ben 400 famiglie erano in arretrato con il pagamento della retta. E così Filippo Errante, sindaco di centrodestra, ha tuonato: “Chi non paga, non mangia”. Al rientro dalle vacanze di Natale due giorni di rodaggio, una sorta di ultimatum ai morosi: “Ma da lunedì 11 gennaio faremo sul serio. Le famiglie che non pagheranno dovranno preparare direttamente il cibo per i propri figli”. L’iniziativa del sindaco non ha trovato però l’accordo dei presidi che si sono rifiutati di metterla in pratica, offrendo panini agli esclusi. E qui è nato un altro problema: i bambini con il panino non potevano mangiare accanto agli altri, per questioni di sicurezza igienica. I cibi potevano infatti contaminarsi. “I piccoli a cui abbiamo dato un panino devono sedere in un’altra stanza – hanno attaccato alcuni presidi – mettendo in atto di fatto una segregazione dovuta al censo che dobbiamo evitare. Se gli adulti hanno delle colpe, queste non devono ricadere sui bambini”. Il sindaco ci aveva tenuto a sottolineare di non voler “penalizzare le famiglie che si trovano in difficoltà, anche solo temporanea, però saremo intransigenti: chi aderisce a un piano di rientro e a febbraio dovesse decidere di non pagare la rata concordata, sarà automaticamente escluso dai servizi“.

    Forse il lieto fine, dicevamo. Proprio in questi giorni il sindaco e i dirigenti scolastici si sono riuniti per trovare un accordo per gli arretrati. Il fatto che siano rimaste solo 61 famiglie morose dovrebbe facilitare le cose. “Il Comune farà la sua parte se ci saranno situazioni di disagio. La collaborazione tra le scuole e gli uffici comunali sarà fondamentale”, promette il sindaco. Le casse del comune sono tornate a respirare, ma con quali conseguenze per i bambini che si sono sentiti emarginati?

    L’altra storia arriva da Ardea, collegata a Roma dalla famigerata Pontina dove 1200 bambini su 1800 non hanno pagato la retta dello scorso anno scolastico. Più del 65 per cento. Troppi.

    Casse comunali in affanno, sindaco (anche qui di centrodestra) esasperato e decisione drastica. Niente pasti ai figli dei genitori morosi: 300 in totale negli istituti scolastici comprensivi Ardea 2 e Ardea 3. “Il grosso ci marciava, evadeva come fosse un’usanza”, si è giustificato il sindaco Luca Di Fiori. Ovvio, però, che molti non pagano perché realmente in difficoltà.

    Quando si è passato ai fatti sono stati giorni difficili. I presidi hanno raccontato di mail arrivate dal Comune con i nomi delle famiglie morose e dei bambini che non avevano diritto ai pasti. Immaginate la reazione dei piccoli che si sedevano con i compagni ma vedevano la cuoca saltarli e servire gli altri. I più fortunati pranzavano con panini preparati dai genitori, in cortile o fuori dalla scuola. Alcuni hanno persino ricevuto il permesso di uscire prima per poter pranzare a casa. “Ho visto bambini andare dalle cuoche dicendo: ‘Papà ha pagato, ci fate mangiare?’”, ha raccontato una maestra. In mezzo a mamme disperate: “Dovevo scegliere: o pagavo la mensa o una visita medica, ho saltato la prima”, oppure “gli impiegati del Comune mi hanno mandato in dieci uffici diversi e non ne sono ancora uscita”, e ancora “ho due figlie, una disabile al cento per cento. Con l’intervento del sindaco ogni aiuto è cessato”. Ma il sindaco Di Fiori non si è lasciato impietosire, andando avanti per la sua strada: “Questi genitori sono stati irresponsabili. Li abbiamo avvisati a febbraio: chi non paga non va in mensa. Poi a giugno. Niente. Fino a poco fa potevamo aiutare disagiati e disabili, ora per colpa di chi ci ha marciato non possiamo può fornire né questo né altri servizi. Chi è davvero in difficoltà lo abbiamo dirottato ai servizi sociali, ma qualcuno non si presenta. Teme che, a causa dell’indigenza, gli togliamo i bambini”.

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