Violenza sessuale da parte dei preti: per la prima volta la Chiesa denuncia [INTERVISTA]

Violenza sessuale da parte dei preti: per la prima volta la Chiesa denuncia [INTERVISTA]

Per la prima volta le istituzioni religiose collaborano senza omertà

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    Violenza sessuale da parte dei preti: per la prima volta la Chiesa denuncia [INTERVISTA]

    Una terribile storia di violenza sessuale su un minore scuote Arese, un comune alle porte di Milano. Gli attori sono un educatore della parrocchia e un sacerdote, entrambi trentenni, accusati di abusi su un ragazzo di 15 anni. La vicenda ha suscitato particolare clamore mediatico perché la cronaca non annovera molti precedenti in cui istituzioni ecclesiastiche abbiano collaborato fattivamente con la magistratura nell’accertamento della verità: don Claudio Caciòli, Superiore provinciale dei Salesiani, ha raccolto la confessione scritta dai presunti stupratori e dopo averli sospesi ha offerto supporto alla giovane vittima e massima collaborazione ai pm.
    Questi i fatti in breve: la scorsa primavera un ragazzino di 15 anni da sempre presente nelle attività dell’oratorio chiese e ottenne un confronto sulle tematiche sessuali con un educatore 30enne. Qualche tempo dopo, sapendolo solo in casa, l’educatore sarebbe andato a trovare il giovane e con la scusa di fare un gioco avrebbe abusato di lui. Il ragazzo si sarebbe così rivolto al suo padre spirituale, anch’egli 30enne, per denunciare quanto accaduto e per chiedere consiglio. Questi per tutta risposta avrebbe prima cercato di convincerlo della normalità di quanto accaduto, poi avrebbe cercato addirittura di coinvolgerlo in pratiche sessuali di gruppo. A questo punto il giovane si sarebbe sfogato con i genitori, dando il via alle indagini.
    Di seguito l’intervista a don Claudio Caciòli, Superiore dei Salesiani della provincia di Milano.

    La magistratura come ha accolto la vostra collaborazione?
    In modo positivo e, credo, anche con una certa soddisfazione nel confrontarsi con degli interlocutori istituzionali che hanno offerto una collaborazione tempestiva, puntuale e, mi permetta di sottolinearlo, non richiesta. Da parte nostra abbiamo ritenuto di non avere alternative perché il nostro unico obiettivo è la tutela del giovane.

    Aver collaborato con la magistratura denota che per l’Ispettoria salesiana il fatto accaduto è un crimine e non solo un peccato.
    Chi si trova ad affrontare casi di questo tipo risponde sia a Dio che agli uomini. I due piani non sono sovrapponibili e vanno affrontati con procedure differenti. Il fatto di rispondere a Dio non esclude che si debba rispondere anche alle leggi e alle istituzioni poste a difesa della società. Se uno ruba restituisce il maltolto e paga per il furto, non può cavarsela semplicemente accendendo un cero a Sant’Antonio.

    Perché fa notizia che un’istituzione religiosa collabori con la magistratura in indagini di questo tipo?
    E’ quello che mi chiedo anch’io. L’esposizione data a questa notizia ci sorprende. Penso alla giovane vittima e mi rammarico per il rilievo mediatico assunto dalla vicenda. Anche lui si domanda se tale esposizione possa rivelarsi di qualche utilità. Personalmente non credo che questo possa aggiungere qualcosa al cammino difficile che abbiamo fin qui intrapreso. Io personalmente non mi sento un eroe: ho fatto il minimo che dovevo fare agendo secondo coscienza.

    Perché ancora oggi molti sacerdoti coprono anziché denunciare?
    Posso parlare solo in base alla mia personalissima esperienza. Faccio il Superiore da 5 anni e non ho mai trovato atteggiamenti di chiusura o di segretezza. Per fortuna, devo aggiungere, fino ad oggi non mi ero mai imbattuto in situazioni di tale gravità.
    Ritengo che la Chiesa stia portando avanti negli anni, nel suo modo di gestire questi eventi, un progressivo cammino di conversione e apertura che è stato coraggiosamente avviato da Papa Benedetto XVI e che con Francesco sta andando avanti con ancora maggiore consapevolezza.
    Chi dovesse ragionare in maniera differente dovrebbe renderne conto dinnanzi a Dio. Perché il bene da tutelare è uno soltanto: la salute e il benessere dei nostri giovani.

    Fino a non molti anni fa si parlava poco delle violenze dei sacerdoti; le cose sono cambiate quando la chiesa USA è stata condannata a rifondere risarcimenti milionari; possiamo dire che la Chiesa ha sollevato il velo su questi fatti anche per una questione economica?
    [Mi interrompe] Non lo so. Rispondo solo delle cose di cui sono direttamente responsabile. Non mi sento di esprimere chiavi di lettura su dinamiche così ampie. Parlo di quello che faccio nel mio piccolo. Come detto, c’è un bene da tutelare costi quel che costi. E su questo mi ci gioco la vita. Spero che la giocata si riveli vincente quando sarò al cospetto del buon Dio [ride].

    Perché la cronaca registra per lo più episodi di violenza su bambini e ragazzini maschi?
    E’ un tema molto delicato. Diffido delle indebite semplificazioni. Non vorrei che, come in passato, dovessero crearsi dei corto circuiti mediatici che ritengo devianti. Credo che si tratti solo delle condizioni nelle quali si vive e si opera. Non faccio letture di altro tipo come fanno altri. Non ho elementi per fare analisi, né sono un esperto in questo ambito. Dedico la maggior parte del mio tempo ad impegni educativi con scuole e oratori e quando la vita mi chiede di prendere provvedimenti difficili come in questo caso lo faccio basandomi sulle mie esperienze di educatore e rispondendo alla coscienza.

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