Ha la sclerosi multipla e non poteva adottare un bambino: vince il ricorso

Ha la sclerosi multipla e non poteva adottare un bambino: vince il ricorso

Il loro sogno di essere genitori sta per diventare realtà

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    Ha la sclerosi multipla e non poteva adottare un bambino: vince il ricorso

    Una donna di 39 anni, affetta da sclerosi multipla è riuscita a vincere la sua personale battaglia contro il Tribunale dei Minori di Treviglio, che aveva respinto la sua domanda di adozione di un bambino. I Giudici della Corte d’Appello di Brescia hanno accolto la richiesta della donna, sentenziando che la sclerosi multipla non può essere considerata esclusivamente una patologia invalidante e priva di speranze per il futuro, tale per cui la possibilità di adottare e crescere un figlio debba essere negata.

    Lo scorso giugno, il Tribunale dei Minori aveva distrutto tutti i sogni di una coppia, sposata da nove anni, che non riusciva ad avere figli naturalmente e viveva già sotto lo stretto torchio di una patologia severa come la sclerosi multipla.

    La malattia però non li aveva mai fermati in questo: inizialmente avevano tentato di avere un figlio naturalmente, ma dopo ripetuti tentativi, avevano scoperto di soffrire entrambi di deficit della fertilità.

    A quel punto hanno tentato con la fecondazione assistita e l’assunzione di ormoni e tutto il necessario, ma sempre senza raggiungere l’obiettivo tanto desiderato.

    E’ il quel momento che scelgono la via dell’adozione, ma si trovano ad affrontare un altro grande ostacolo: la legge italiana.

    La pratiche sono partite nel dicembre del 2014, dopo aver svolto diversi esami clinici che hanno attestato come la sclerosi multipla fosse nella donna in fase latente.

    All’inizio, Asl e Tribunale sembravano concordare con la richiesta d’adozione della coppia, ma poi, d’improvviso, il giugno scorso, hanno espresso il loro diniego.

    Fortunatamente il ricorso in Appello ha dato ragione ai futuri genitori, che ora vedono il loro sogno in procinto di avverarsi.

    Questa storia è soltanto una goccia in un mare di sofferenze che marchiano irrimediabilmente a fuoco le vite di molte coppie, che oltre al danno di convivere con una grave patologia, subiscono la beffa di non poter nemmeno diventare genitori. Tutto per colpa di un Tribunale che si erge a giustiziere di diritti, che spesso vengono a mancare anche nelle più normali e insospettabili delle famiglie.

    Ma questa storia ha anche il vantaggio di avere un lieto fine, che senz’altro può offrire forza e coraggio a chi, magari da tempo, li ha riposti in fondo al cassetto.

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