Caso Bozzoli, 4 indagati per la scomparsa dell’impreditore dalla fonderia di Marcheno

I nipoti indagati per il caso dell'imprenditore scomparso in fonderia

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    Ci sono 4 indagati per il caso di Mario Bozzoli, l’imprenditore scomparso nel nulla l’8 ottobre dall’omonima fonderia di Marcheno, in provincia di Brescia. Si tratta di Giacomo e Alex Bozzoli, i due nipoti dell’imprenditore scomparso e di due operai della fonderia di cui Mario era proprietario insieme al fratello Adelio. I quattro sono stati sentiti in presenza dei rispettivi avvocati. Il procuratore Tommaso Buonanno aveva dichiarato che le indagini si erano indirizzate sulla strada dell’omicidio volontario con successiva distruzione di cadavere. Nell’intricato giallo di Brescia, in cui rientra anche la morte dell’operaio Ghirardini è emerso che il clima all’interno della fonderia non era certo dei migliori. Uno dei dipendenti è certo, dal canto suo, che Mario Bozzoli sia stato ucciso e gettato nel forno, ma nessuno confessa per terrore di fare una brutta fine: ‘Nella fonderia tanti operai non possono dire la verità, hanno paura. Se dici la verità vieni mandato via, meglio stare zitti. Hai visto la fine che ha fatto Giuseppe?’, ha dichiarato al Corriere della Sera, soltanto dopo aver avuto la garanzia del suo anonimato.

    E’ convinto inoltre che la morte di Ghirardini sia strettamente legata alla scomparsa dell’imprenditore: molto probabilmente qualcuno voleva tacesse per sempre, perché sicuramente era al corrente di qualcosa di sconcertante, sulla sera dell’8 ottobre, quando il forno ha avuto un problema e ha fatto una fumata bianca. Del resto Ghirardini era l’addetto ai forni. Ma poi è scomparso proprio il giorno in cui avrebbe dovuto essere ascoltato dai Carabinieri: avrebbe dovuto fornire ulteriori spiegazioni sul perché si era fermato due ore in più in fabbrica, nella sera della scomparsa di Bozzoli.

    Al momento sono diversi i punti oscuri sulla vicenda, scopriamoli insieme.

    Il mistero nasce in fonderia

    Innanzitutto, gli investigatori sono certi che la scomparsa di Bozzoli e la morte di Ghirardini siano strettamente connesse tra loro. Purtroppo al momento non è ancora chiaro quale sia il legame. Un’altra certezza è che non esistono elementi che colleghino l’imprenditore con ambienti esterni alla fonderia. L’avvocato della famiglia Bozzoli, Patrizia Scalvi, sostiene che tutto si sia generato all’interno della fabbrica: ‘Qualcuno ha certamente visto o sentito o fatto qualcosa’. Tuttavia è difficile credere che Ghirardini nascondesse qualcosa, pare infatti che avesse un buon rapporto col suo datore di lavoro. Inoltre, ha affermato un parente: ‘Beppe viveva di fonderia, caccia e di qualche telefonata al suo bambino che è da tempo in Brasile con l’ex’.

    I messaggi enigmatici

    Ghirardini ha perso per incidente il padre Tino, la sorella per malattia e un nipote per suicidio. Non ha avuto una vita semplice, per questo forse era una persona solitaria, talvolta depressa, che era solita andare in chiesa. Il giorno in cui è partito per andare a Ponte di Legno, si è premurato di pubblicare due messaggi su Facebook: ‘Guardati bene le spalle sempre… Pugnalate arrivano da chi meno te lo aspetti’ e ‘Madonnina proteggici, aiutaci nelle difficoltà’. Quel giorno sarebbe stato interrogato dai Carabinieri, ma Ghirardini non è più tornato.

    I familiari sono sicuri ”non si sarebbe mai suicidato”

    Le sorelle dell’uomo hanno affidato un commento a un amico di famiglia, che ha poi inviato un comunicato alla stampa girato alle redazioni dei principali quotidiani: ”Non crediamo al suicidio sapendo che Beppe era un uomo solare pieno di vita e non vedeva l’ora che arrivasse il Natale, visto che avrebbe riabbracciato il figlio dopo 5 anni,le telefonate intercorse infatti con la moglie, che vive in Brasile, avvenivano proprio per la preparazione dei documenti per far tornare in Italia il figlio”.

    La auto fantasma e le telecamere

    Ma c’è un aspetto della vicenda, ancora più inquietante. La sera della scomparsa di Bozzoli, le telecamere di sorveglianza hanno ripreso diverse volte l’andirivieni di un Suv, appartenente al nipote dell’imprenditore, e un camion spagnolo di un fornitore, che è stato invitato a tornare un paio d’ore dopo. All’apparenza, le auto di Ghirardini e Bozzoli non sono mai uscite dall’azienda, eppure nella realtà si sono mosse. E’ uno degli elementi più sconcertanti dell’intera questione, che secondo gli investigatori, potrebbe contenere la chiave del giallo: ‘Ora più di prima prende corpo l’idea dell’omicidio e sempre meno quella del sequestro di persona’, sostiene la procura.