Strage di Erba, Olindo Romano si racconta dal carcere: ‘Mi manca mia moglie Rosa’

Strage di Erba, Olindo Romano si racconta dal carcere: ‘Mi manca mia moglie Rosa’

'Ci vediamo poche ore ma il nostro rapporto non è cambiato'

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    Strage di Erba, Olindo Romano si racconta dal carcere: ‘Mi manca mia moglie Rosa’

    La cena frugale, la soap opera preferita, il lavoro nell’orto o in laboratorio e il pensiero della moglie. Olindo Romano si racconta in una lettera intervista a Libero: con la moglie Rosa Bazzi è stato condannato all’ergastolo per la strage di Erba, quando l’11 dicembre 2006 uccisero a colpi di coltello e spranga la vicina di casa Raffaella Castagna (30 anni), suo figlio Youssef Marzouk (2 anni), la madre Paola Galli (60 anni) e Valeria Cherubini (55 anni), residente del palazzo, mentre il marito Mario Frigerio, 65 anni, si salvò fingendosi morto. Il 3 maggio 2011 la sentenza è diventata definitivia; a fine giugno sono terminati i tre anni di isolamento, lui nel carcere di Opera, lei in quello di Bollate. Hanno diritto all’ora d’aria e alle attività sociali, si possono tre volte al mese per due ore: è lei, Rosa, la persona che più gli manca.

    Olindo e Rosa, secondo la sentenza, compirono la strage dopo anni di liti condominiali. Ora, i loro legali (gli avvocati Fabio Schembri, Luisa Bordeaux, Nico D’ Ascola) hanno raccolto nuove prove e materiale per riaprire il processo, in attesa della sentenza della Corte di Strasburgo sul processo che li ha condannati (la coppia sostiene che non fu un giusto processo). È lo stesso Olindo che svela un passaggio della difesa, l’analisi di “materiale pilifero”, forse capelli, trovati sul piccolo Youssef. I legali della coppia assicurano di riuscire a presentare il fascicolo alla Corte d’Appello di Brescia a breve. Nel frattempo l’ex spazzino trascorre le sue giornate all’interno delle mura del carcere, aspettando solo di vedere la moglie.

    olindo romano rosa bazzi

    I due continuano a ricevere lettere da chi li ritiene innocenti. Olindo confessa di avere “amici di penna” che lo aiutano a dimenticare la prigione. Per il resto, la vita scorre in una consolidata routine. Sveglia alle 8, qualche ora di lavoro in laboratorio, le pulizie, la cura dell’orto e del giardino, la puntata serale de “Il Segreto”, la telenovela spagnola che non si perde mai. Legge i giornali e guarda un po’ la tv, a internet non ha accesso, ma si è fatto una sua opinione sul caso di Massimo Bossetti, a processo per la morte di Yara Gambirasio. “Anche su Bossetti hanno fatto un grande pasticcio, non ho idea di come andrà a finire”, dice a Libero.

    Perché ora Olindo si professa innocente: dopo aver confessato la strage, oggi racconta di non aver ucciso le due donne e il piccolo Youssef. “Mi sento come un pesce di lago finito in una palude”, dice. All’epoca, rivela, fu un Carabiniere venuto a prendere le impronte a dirgli che la confessione era la migliore via d’uscita.

    Olindo e Rosa

    Sul momento mi è sembrato il minore dei mali, non avevo capito che ero finito in qualcosa di più grande di me. Chiamatela come volete: manipolazione, trappola psicologica… L’ avvocato d’ ufficio è stato travolto pure lui”.

    Ora, è sostenuto da legali che sanno come aiutarlo e spera di poter arrivare alla revisione del processo e dimostrare la sua innocenza. Non ha idea di chi possa essere stato, ma ribadisce di non essere colpevole. “Vittima o capro espiatorio, la differenza è poca”, dice di se stesso. Se potrà dimostrarlo, lo deciderà il Tribunale, perché, per la legge italiana, Olindo e Rosa rimangono gli unici responsabili della strage di Erba.

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