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Omicidio Yara: offerte in parrocchia per la famiglia di Massimo Bossetti

Omicidio Yara: offerte in parrocchia per la famiglia di Massimo Bossetti

La solidarietà dei compaesani di Bossetti verso la sua famiglia

    Omicidio Yara: offerte in parrocchia per la famiglia di Massimo Bossetti

    Nel mese di dicembre, quello in cui si festeggia Natale, la carità cristiana dei compaesani di Massimo Bossetti e di sua moglie Marisa Comi nei loro confronti si fa concreta, con donazioni e offerte di denaro alla famiglia giunte direttamente in parrocchia, e affidate nelle mani del parroco. La moglie di Bossetti, infatti, da quando suo marito è stato messo in carcere con l’accusa dell’omicidio di Yara Gambirasio, non può più contare sullo stipendio del muratore, e andare avanti con tre figli a carico è diventato complicato, per lei. (Nella foto: l’abitazione della famiglia Bossetti a Mapello, Bergamo)

    RILEGGI QUI LE FASI DEL PROCESSO PER L’OMICIDIO DI YARA GAMBIRASIO

    La comunità di Mapello ha reagito manifestando solidarietà nei confronti della famiglia di Massimo Bossetti, arrestato da ormai un anno e mezzo, da quando l’ex muratore è stato accusato dell’omicidio di Yara Gambirasio. Nella zona, le difficoltà economiche di Marita Comi sono note: la moglie dell’imputato Marita Comi sta cercando un lavoro da oltre un anno, ma senza esito. Lei e i sui bambini hanno potuto contare sul compenso datole da alcune redazioni giornalistiche per aver rilasciato delle lunghe interviste (lei stessa, in un’intercettazione ambientale in carcere, parlava di 20 mila euro netti ricevuti da Gente e 17 mila euro ottenuti come pagamento da Matrix).

    Per aiutare la donna e i figli a trascorrere un Natale un po’ più sereno, alcuni parrocchiani di Sotto il Monte Giovanni XXIII, hanno quindi consegnato delle buste con denaro nelle mani di monsignor Claudio Dolcini, per farle avere alla famiglia di Bossetti. Il sacerdote ha commentato questa vicenda raccontatndo a Armando Di Landro sul Corriere della Sera: ”Non intendo quantificare questo fenomeno che comunque c’è e nasce tutto dal territorio.

    Chi viene in parrocchia per offrire un minimo di solidarietà economica non dice nulla sul processo in corso, lascia i soldi e basta. Non si tratta né di innocentisti né di colpevolisti, nel senso che io non chiedo nemmeno e non mi addentro in questi ragionamenti. La decisione sull’innocenza o la colpevolezza di Massimo spetta ai giudici del tribunale di Bergamo, ma in parrocchia certe dinamiche non entrano: questo è solo un esempio di carità cristiana”.

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