Tempo pieno a scuola contro la camorra: i napoletani illustri sostengono le mamme

Dal Procuratore Nazionale Antimafia, Franco Roberti, a Raffaele di Un Posto al Sole (Patrizio RIspo), molti napoletani appoggiano la richiesta delle mamme di Napoli

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    Lo ha anticipato, in una lunga intervista a Nanopress.it, Don Antonio Loffredo, il parroco del Rione Sanità quello che le mamme di Napoli chiedono per garantire un futuro migliore ai loro figli. “Lo sanno tutte – spiega Don Antonio – che ci vuole il lavoro, che è la madre di ogni cosa, sanno che ci vuole la sicurezza, e detto da certe persone fa capire come ora abbiano molto più rispetto della vita, ma soprattutto chiedono il tempo pieno a scuola“. Una richiesta, che è al tempo stesso anche una proposta, pratica, concreta e soprattutto realizzabile. Così ho deciso di raccogliere i messaggi di molti napoletani illustri, dalle istituzioni allo spettacolo, che sostengono questa richiesta. Ve li propongo di seguito…sperando che così verremo ascoltati!

    Franco Roberti, Procuratore Nazionale Antimafia

    L’iniziativa che parte dalla parrocchia del Rione Sanità, promossa da don Antonio Loffredo, che coinvolge i parroci e le madri dei quartieri difficili di Napoli, va salutata come un segno di reale cambiamento. Il dialogo con le madri dei giovani a rischio, che chiedono più scuola e più cultura per la salvezza dei loro figli, è una opportunità che deve essere raccolta e sostenuta dai pubblici poteri. Scuola a tempo pieno significa creare strutture scolastiche capaci di attrarre i giovani togliendoli dalla strada, sottraendoli, uno a uno, al dominio della camorra. Significa anche dotarle di attrezzature sportive, la cui carenza a Napoli è drammatica. Lo studio e lo sport sono la salvezza dei giovani.

    Patrizio Rispo, protagonista di Un posto al Sole

    La richiesta delle mamme di implementare il tempo pieno a scuola anche a Napoli rappresenta una possibilità e una speranza non solo per salvare il futuro di molti giovani, ma anche per trasmettere e così salvaguardare l’incredibile patrimonio artistico e culturale napoletano. Le ore in più che i giovani trascorrerebbero a scuola potrebbero essere impiegate per insegnare loro, oltre ovviamente alle classiche materie curriculari, anche arti come il teatro, la musica, la cucina, di cui Napoli è sempre stata una patria.

    Rosaria Capacchione, giornalista e Senatrice

    L’unità d’Italia si fa partendo dalle piccole cose, che poi in realtà non sono neanche così tanto piccole: non ci sarà mai un solo e unico Paese fino a quando sui diritti essenziali ci saranno due modi di agire, di sentire e di comportarsi. Un bambino che nasce nella periferia di Milano ha la possibilità di avere una serie di servizi, fra cui la scuola a tempo pieno, le strutture sportive e quindi un’offerta di socialità, che un bambino che nasce nel meridione d’Italia non ha, se non a pagamento e spesso a prezzi molto elevati. Questo significa tenere fuori dalla platea di chi ha la possibilità di accedere a questi servizi una percentuale molto alta della popolazione. Pertanto la richiesta che arriva dalle mamma dei quartieri difficili di Napoli, ovvero la normale applicazione del diritto di avere tutti accesso agli servizi pubblici, cerca di fatto di rimuovere quelle differenze che ci sono fra l’uno e l’altro cittadino e che impediscono lo sviluppo sociale. Il tempo pieno a scuola è qualcosa in cui io credo moltissimo e non da adesso: è il riconoscimento di un diritto costituzionale, di un’uguaglianza non ancora attuata in Italia.”

    Gigi Savoia, attore

    Non solo sono molto a favore del tempo pieno a scuola, ma sarei anche pronto a reclutare una squadra di volontari per fare esercizi teatrali con gli allievi delle scuole. Qualora non si avessero, infatti, le idee chiare o non ci fossero abbastanza docenti per impegnare questi ragazzi a tempo pieno, sarebbe molto interessante reclutare – e credo che si troverebbero facilmente – artisti e attori che volontariamente si mettano a disposizione per trasmettere questo tipo di socializzazione e di attività culturale. Noi napoletani abbiamo anche una grandissima teatrale da salvaguardare, visto che proprio la tradizione teatrale napoletana ha fondato i pilastri del teatro mondiale. Sarebbe pertanto davvero importante organizzare, senza ovviamente alcuno scopo di lucro, lezioni di attori volontari che offrirebbero un servigio importantissimo, affinché questi ragazzi non vengano attratti da altri intenti poco legali e poco educativi. Lo si fa già con i ragazzi di Nisida, che purtroppo stanno nel carcere, e io ho costatato di persona – già da quando quest’iniziativa fu di Eduardo – che quei ragazzi conservano un cuore sensibile e uno spirito nobile e quando possono esprimersi attraverso il teatro riescono a commuoversi e a trasmettere emozioni. Sarei prontissimo a offrire la mia opera e a chiederlo anche ad alcuni colleghi.”

    Lello Esposito, scultore e pittore

    Io mi ricordo che, quando ero piccolo, esisteva la cosiddetta “scuola d’intrattenimento”, che significava avere oltre la scuola dei dopo-scuola che in qualche modo intrattenevano, in una maniera anche creativa, i ragazzi. Il tempo pieno significa, infatti, anche fare attività creative, di intrattenimento, di confronto e quindi anche di capire le esigenze dei ragazzi. Chiaramento lo studio deve essere alla base di tutto, ma il tempo pieno è importante anche per questo tipo di attività. Per questo mi sembra un’ottima richiesta.”

    Giovanni Esposito, attore comico

    foto da Facebook

    Mi sembra una richiesta assolutamente semplice e, anzi, trovo assurdo che non si riesca ancora a metterla in atto. A Roma mia figlia ha fatto il tempo pieno ed era, appunto, la normalità. L’aspetto che mi preme mettere in evidenza è che ovviamente più questi ragazzi vengono impegnati e quindi il loro tempo ha un valore reale, occupandosi di istruzione in senso ampio e quindi comprendendo anche il teatro o qualsiasi altre figurativa, più potranno essere cittadini migliori. Questo può, quindi, sicuramente aiutare sia il Rione Sanità, che tutta la città di Napoli. Il dramma vero che stiamo vivendo sono questi ragazzi 15-18enni che oramai non hanno nessun ordine morale e che impazzano per la città, facendo da padroni. Anche noi della cosiddetta società civile, che magari abbiamo la fortuna di avere un’occupazione, possiamo impegnarci a tenere in qualche modo occupati i ragazzi in un tempo più ampio. Dare qualità al tempo di questi ragazzi aiuta tutti!

    Gino Rivieccio, attore

    Non sono i bambini che sono difficili, ma è la vita di queste famiglie che è difficile ogni giorno. Solo la scuola le fa sentire meno sole e gli concede un attimo di respiro. Se, quindi, fossi il Ministro dell’Istruzione mi sentire orgoglioso di questa richiesta e se fossi il Preside di una scuola ancora di più, anzi penserei che in questo marasma di cose che non vanno, la scuola resta forse l’unica cosa che ancora funziona e quindi farei di tutto per tenerla aperta.”

    Diffondete!

    Se qualcun altro volesse mandare il suo messaggio di sostegno a quest’iniziativa, sarò felice di pubblicarlo e diffonderlo. Scrivetemi a fabrizio.capecelatro@nanopress.it