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Inchino al boss mafioso con la musica del Padrino: il rituale della mafia torna a Paternò

Inchino al boss mafioso con la musica del Padrino: il rituale della mafia torna a Paternò

L'omaggio alla famiglia del boss pregiudicato, interviene la Questura

da in Criminalità Organizzata, Cronaca, Mafia
    Inchino al boss mafioso con musica del Padrino

    Un inchino davanti alla casa del boss, la musica de “Il Padrino” che parte e il bacio finale al figlio del boss, sceso a ricevere “l’omaggio”. È quanto successo a Paternò, comune in provincia di Catania, nel corso della processione per le celebrazioni della patrona, Santa Barbara. Due cerei, portati a spalla dai portantini, si sono fermati davanti l’abitazione della famiglia di un pluripregiudicato degli Assinnata, vicini alla cosca Santapaola: a quel punto, davanti al figlio del boss, hanno eseguito l’inchino, mentre partiva la celebre colonna sonora del film. Il bacio finale e la processione è continuata. Il tutto sotto gli occhi dei Carabinieri che hanno segnalato l’episodio al Questore di Catania, Marcello Cardona. Ora è scattato il divieto di manifestazioni religiose fino al 12 dicembre.

    La Questura ha emesso un comunicato riguardo l’accaduto. Il filmato, pubblicato su Facebook e poi rilanciato da LiveSicilia.it, mostra chiaramente i passaggi della “cerimonia di omaggio” al boss, in carcere per associazione a delinquere di stampo mafioso.

    Quello che è accaduto è “una chiara manifestazione della forza intimidatrice, tipica del potere mafioso”, come l’ha definito il Questore. In accordo con il Prefetto è quindi scattato il divieto per i due comitati organizzativi della processione di partecipare ad altre festività religiose fino al 12 dicembre.

    Nel corso della festività religiosa in onore di Santa Barbara che include il giro per le vie del paese dei cerei votivi cosiddette ‘varette’ che rappresentano le varie categorie di lavoratori e professionisti, i Carabinieri in servizio , hanno constatato che i portatori di due ‘varette’ in data 02.12.2015 dalle ore 12.55 alle ore 13.20 si sono fermati dinanzi l’abitazione della famiglia di un noto pluripregiudicato degli “Assinata”, esponente locale del clan di area ‘Santapaoliana’”, si legge nella nota della Questura. “Gli stessi portatori hanno eseguito a turno il classico “dondolamento” delle “varette” effettuando movimenti simulatori di un inchino riverenziale dinanzi al figlio del detenuto dal quale si congedavano con il rituale bacio finale”.

    Il sindaco, Mauro Mangano, e tutta l’amministrazione comunale hanno appoggiato la scelta del Questore e, in una nota, promettono di fare tutto quanto è in loro potere “per impedire agli autori del gesto di partecipare, in futuro, a qualsiasi iniziativa legata alle celebrazioni in onore di Santa Barbara”.

    La ritualità dell’inchino è stata per anni un gesto di riverenza nei confronti dei criminali: la paura e l’omertà hanno fatto da scudo ai boss, veri e propri “re” nei loro quartieri d’origine.

    L’ultimo caso che è finito sui media è stato l’inchino al boss a Oppido Mamertina. Qualcosa però sta cambiando. Ora questi gesti vengono stigmatizzati dall’opinione pubblica, finiscono sui social e vengono resi noti a tutti. L’opera delle Forze di Polizia in loco sta frenando la crescita del potere mafioso, politici locali e i parroci fanno sentire la loro voce contraria (anche se non sempre). La mafia è ancora forte, ma la società civile degli onesti, per fortuna, lo è altrettanto: contrapporsi a questi rituali è un modo per vincere la battaglia.

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