Omicidio di Ancona: morto anche Fabio Giacconi dopo la confessione del killer fidanzato della figlia

Omicidio di Ancona: morto anche Fabio Giacconi dopo la confessione del killer fidanzato della figlia
da in Cronaca, Cronaca Nera, Omicidi, Tentato Omicidio, Violenza sulle donne
Ultimo aggiornamento: Martedì 01/12/2015 15:19

    Antonio Tagliata ha sparato ai genitori della fidanzata2

    Il diciottenne Antonio Tagliata aveva sparato contro i genitori della sua fidanzata sedicenne, Martina, lo scorso 7 novembre, mandando in coma il sottufficiale dell’Aeronautica Fabio Giacconi e uccidendo Roberta Pierini. Fabio Giacconi è morto la mattina del primo dicembre all’ospedale di Ancona.I genitori dell’adolescente erano contrari al suo fidanzamento con il giovane. Per questo motivo fu architettata una sorta di esecuzione. Per il duplice delitto sia la sedicenne che Antonio Tagliata sono in carcere. Ripercorriamo la vicenda nelle schede seguenti.

    Roberta Pierini, 49 anni, madre di Martina, è stata uccisa con diversi colpi di arma da fuoco alla testa, mentre il marito, Fabio Giacconi, è entrato in coma, ma è morto quasi poco meno di un mese dopo l’aggressione mortale. Ad attentare alle loro vite è stato Antonio Tagliata, 18 anni, fidanzato della figlia. Il movente: i genitori ostacolavano la loro relazione. Mamma Roberta non vedeva di buon occhio il fidanzamento di sua figlia Martina, 16 anni, con un ragazzo più grande di lei, Antonio, 18 anni. Ancora meno tollerante era il padre, Fabio sottufficiale dell’Aeronautica militare di stanza a Loreto. Da qui, probabilmente, l’assurdo movente del tentato duplice omicidio. La tragedia si è consumata all’ora di pranzo, in un palazzo di via Crivelli n.9: la madre è stata colpita all’improvviso alla testa da diversi colpi di arma da fuoco e per lei non c’è stato nulla da fare: è morta sul colpo ed è stata ritrovata dagli agenti di Polizia in una pozza enorme di sangue. Il marito, invece, è stato colpito alla testa e al torace: portato d’urgenza in ospedale, ora lotta tra la vita e la morte.Subito dopo, i due fidanzatnisono scappati a bordo di uno scooter, ma la loro fuga è stata breve e sono stati fermati dalla Polizia, presso la stazione di Falconara Marittima. Sul luogo sono stati arrestati anche due loro amici, che potrebbero averli aiutati nelle operazioni di allontanamento e smaltimento dell’arma del delitto. Alcuni vicini affermano di aver udito l’abbaiare dei cani, insolitamente forte, e delle grida confuse, tuttavia nessuno sa cosa sia accaduto realmente. Solo un testimone afferma di aver visto i due ragazzi mentre si allontanavano in motorino a gran velocità. Secondo le prime ipotesi, sarebbe stata la figlia ad aprire la porta di casa, mentre il fidanzato avrebbe sferrato i sei colpi di pistola. Ora Antonio Tagliata è accusato di omicidio, tentato omicidio e porto abusivo d’arma da fuoco: anche la ragazza è in stato di fermo.

    Il quadro che si va componendo sembra confermare un rapporto morboso e folle tra i due ragazzi. Gli investigatori cercano di capire chi dei fidanzatini killer ha plagiato chi perché le versioni di Antonio e Martina non coincidono. Entrambi, nelle prime ore, hanno raccontato cosa è accaduto sabato 7 novembre nella casa di via Crivelli. Antonio ai magistrati ha detto che fu lei a incitarlo: “Spara, spara… e io ho sparato”. Martina invece ha raccontato di essere rimasta impietrita mentre il fidanzato sparava e di averlo seguito perché aveva paura. Due versioni diverse che però hanno una cosa in comune: un folle senso di possesso.

    Gli investigatori cercano di ricostruire la vicenda nei dettagli. Martina ha ribadito di non aver sparato ai suoi genitori, mentre a casa di Antonio è stato trovato un biglietto in cui confessava l’omicidio dei genitori della fidanzata. “Basta, vado lì e li ammazzo“, ha scritto il ragazzo. “Ero sicuro che sarei morto; ho scritto il biglietto per proteggere mio padre, che ha avuto problemi con la giustizia”, ha spiegato agli inquirenti. C’è poi un altro elemento che non torna. I genitori di Antonio hanno raccontato agli investigatori che tra le due famiglie c’era moltissima tensione dal 28 ottobre scorso, quando la mamma e il padre di Martina avevano denunciato l’ennesima fuga d’amore dei ragazzi in Questura. Il questore di Ancona, Oreste Capocasa, ha però negato categoricamente di aver mai ricevuto una denuncia. Quello che sembra certo è che i due fidanzatini avevano un rapporto morboso. Lei era gelosa e possessiva, lo aveva costretto a lasciare Facebook e a troncare ogni rapporto con amiche ed ex fidanzate. Lui si disperava e piangeva chiuso in camera, abbracciato a un orsacchiotto, regalo di Martina, quando i genitori non la facevano uscire. Difficile credere, dicono gli investigatori, alla versione di Antonio che, in un primo momento, ha raccontato di essersi difeso da una reazione aggressiva del padre di Martina: con sé il giovane aveva, oltre alla pistola calibro 9X21, tre caricatori con 86 proiettili.

    Ho visto del fumo e ho fatto fuoco di copertura”. , iil 18enne reo confesso dell’omicidio di e del ferimento di Fabio Giacconi, il padre, ha usato queste parole davanti al Gip nell’udienza di convalida del fermo. Come se fosse una battuta da film, il giovane ha raccontato quanto è avvenuto il 7 novembre nella casa di Martina Giacconi, la fidanzantina di 16 anni: non si ricorda la successione precisa dei colpi, ma quel fumo e il “fuoco di copertura” sì. Aveva paura della reazione del padre di Martina, ha detto agli inquirenti, e per questo ha sparato. Gli esami balistici e l’autopsia però sembrano raccontare un’altra verità. Antonio ha ricordato la discussione con i genitori di Marina, il padre seduto sul divano e la madre in piedi che fumava, nervosa, il senso di timore per una reazione violenta dell’uomo e la voce di Martina che diceva “Spara”. “Ho sparato, ma a caso”, ha aggiunto, sottolineando di non ricordare con esattezza cosa è successo in quegli istanti. Il Gip Antonella Marrone, nell’ordinanza di custodia cautelare, ha invece ricostruito la vicenda in tutt’altro modo: “È stata un’esecuzione”. I risultati dell’autopsia sul corpo di Roberta Pierini indicano che la donna è stata raggiunta dal colpo di pistola alla nuca quando si trovava già a terra, mentre il padre è stato inseguito fino sul balcone, dove è stato trovato un foro di proiettile sulla tovaglia ancora stesa.

    Concorso in omicidio. Con questa accusa il gip del Tribunale Minorile di Ancona, Paola Mureddu, ha convalidato il fermo di Martina, la 16enne accusata ora di aver partecipato all’omicidio della madre, Roberta Pierini e del padre, Fabio Giacconi. Per Antonio Tagliata, 18 anni e reo confesso, invece si dovrà attendere ancora per la convalida del fermo, anche se tutti gli elementi sembrano inchiodarlo alle sue responsabilità. Dal carcere di Camerino, in provincia di Macerata, dove è detenuto, ha aggiunto altri dettagli in merito alla pistola, usata per sparare ai genitori della fidanzatina: l’avrebbe comprata da un albanese per 450 euro insieme ai tre caricatori ritrovati nel cassonetto insieme all’arma. Le prime certezze sulla modalità della sparatoria arrivano dall’autopsia sul corpo di Roberta Pierini, madre di Martina. Secondo il referto, la donna è stata colpita da tre pallottole di cui una alla testa e sarebbe morta sul colpo: le analisi balistiche diranno se, come sembra, Antonio ha sparato prima alla donna e poi al padre della fidanzata. Per il resto, le versioni dei due fidanzatini killer ancora non coincidono. Martina si è detta sorpresa di quanto dichiarato da Antonio e, tramite il suo avvocato, ha fatto sapere di “non avergli mai chiesto di sparare”. Le indagini hanno però appurato che la ragazza il 28 ottobre era andata alla stazione dei Carabinieri di Ancona, chiedendo “aiuto” ai genitori: voleva andare a vivere con Antonio anche se osteggiato dalla famiglia. Il 18enne invece ha dichiarato di essere stato spronato da lei a sparare. Rimangono però il biglietto con la confessione, trovato nella sua camera, e le lettere scritte alla famiglia per chiedere scusa del gesto. Antonio ora è sorvegliato a vista in carcere ed è seguito da uno psichiatra: in passato aveva tentato il suicidio e si teme che possa compiere un gesto estremo.

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