Scuole a tempo pieno contro la camorra, la proposta delle mamme di Napoli

Scuole a tempo pieno contro la camorra, la proposta delle mamme di Napoli
da in Antimafia, Camorra, Cronaca
Ultimo aggiornamento: Giovedì 03/03/2016 10:31

    Don Antonio Loffredo e i ragazzi del rione Sanità

    Sono 49 gli omicidi di giovani a cui Napoli, negli ultimi mesi, ha dovuto assistere. 49 omicidi che pesano sulla coscienze delle criminalità organizzata, che lì sembra spadroneggiare. Ma anche sulla coscienza di chi permette che lì la camorra spadroneggi. Un omicidio, più e prima degli altri, ha scosso le coscienze dei napoletani e forse (speriamo) proprio da quell’omicidio sta nascendo qualcosa che potrebbe far “risorgere” quelle 49 vittime e, con esse, Napoli. Si tratta dell’omicidio di Genny, Gennaro Cesarano, di appena 17 anni, avvenuto domenica 6 settembre. Ne parliamo con Don Antonio Loffredo, Parroco della Sanità.

    Omicidio al Rione Sanità di Napoli

    Quello che si avverte è un forte vuoto di potere. Tutti i grossi boss della camorra sono, fortunatamente, in galera e non si riesce a capire ora chi comanda. Sembra quasi che ci siano queste bande di ragazzini che si affrontano fra di loro e non si capisce se sono manovrate da qualche clan, potente, che gestisce dall’esterno. Questo, però, sta creando molta incertezza nei napoletani, soprattutto quelli dei quartieri più disagiati, perché, paradossalmente, stanno perdendo quelli che sono i loro punti riferimento e non riescono più a identificare il potere, a dargli un volto, un cognome.

    Napoli, folla ai funerali di Gennaro Cesarano

    Quel giorno con padre Alex (Alex Zanotelli, ndr) decidemmo di non celebrare messa all’esterno della Chiesa. Ci avevano avvertito che avremmo ricevuto la diffida della Questura, ma decidemmo che, se fosse arrivata per iscritto, allora l’avremmo rispettata, altrimenti avremmo celebrato messa in piazza. Padre Alex chiese anche alla funzionaria di Polizia il motivo per cui sarebbe stata fatta la diffida: «Abbiamo paura – rispose lei – che la gente scenda in piazza per fare la rivoluzione». «Magari!», le rispose.
    E forse un piccola rivoluzione avvenne davvero, dopo quella messa. Le donne del quartiere, madri di quei figli, sono venute in Chiesa, una alla volta, a gruppetti, alla fine tutte insieme, a dirci «Diteci che cosa dobbiamo fare e noi lo facciamo». Per salvare i loro figli. I nostri figli.
    Io le conosco quelle persone e il loro primo istinto sarebbe stato quello di gridare, ma poi, passata l’emotività, non le vedi più. Allora gli dicemmo di tornare il giorno successivo, alle sei di sera, lì in chiesa e di chiamare tutte le altre donne, tutte le altre madri.
    Flash mob in piazza Sanità Intanto il Partito Democratico annunciò un flash mob in piazza Sanità. C’erano i soliti già noti, italiani o della nostra città, ma…che gliene importava ai miei di un flash mob? Intanto, però, la piazza si riempiva di gente, e a me sembrava una cosa strana. Non riuscii a capire, fino a quando non mi dissero: «Noi siamo venute, dove ci mettiamo a parlare?».
    Aprii le porte della chiesa e le feci entrare, insieme a loro i loro ragazzi, i loro figli. Era una scena bellissima. La Polizia piantonava la piazza, ma io dissi agli agenti di stare tranquilli: c’era una grande rabbia, ma il luogo calmava le persone. Entravano i giovani e, entrando, stavano zitti: quelle porte davano un senso di soggezione, però volevano parlare. Si riempì tutta la chiesa e li facemmo parlare. Intanto vedevo i politici sgusciare fuori, si sentivano pesci fuor d’acqua: quello era un fatto del quartiere.

    Manifestazione in ricordo di Gennaro Cesarano, il 17enne ucciso a colpi di pistola a Napoli

    La prima cosa che vollero era sfilare in una fiaccolata nel quartiere, insieme a noi preti. L’indomani, fuori dalla chiesa, c’era un fiume di persone, mai visto in vita mia così tante persone in piazza Sanità. Durante la notte, parlando con padre Alex, ci venne in mente che Genny era morto lì dove c’erano 5 alberi: 3 erano stati vandalizzati e i 2 alle estremità sono sopravvissuti, come fossero Highlander in quella piazza. tre sono rimasti solo i ceppi e su uno di questi era morto Genny. Durante la notte chiamai il fioraio e così, tornati dalla fiaccolata con ancora le candele in mano, trovammo il fioraio che stava piantando un ulivo. I compagni di Genny con le mani si misero a prendere la terra per aiutarlo, già metabolizzando che quello era Genny.
    Ulivo di Gennaro Cesarano La mattina dopo vidi un recinto intorno all’albero. «Don Anto’ abbiamo messo il recinto – dicevano i ragazzi – perché se no i cani vanno a pisciare sull’albero di Genny. Ora dobbiamo costruire una tettoia da metterci sopra, altrimenti Gennarino se ‘nfonne (si bagna) tutto». Così parlammo dell’ulivo che non può nascere se prima non c’è l’olivastro e di come ora debba vivere, prendere il sole, l’acqua. Proprio come loro, che grazie a quell’albero stavano capendo cos’è il rispetto per la vita.

    Napoli, folla ai funerali di Gennaro Cesarano

    Passarono altri due giorni e ci furono i funerali di Genny. Fu una cosa allucinante, anche perché inizialmente – secondo me – si è voluta tenere nascosta la notizia che Genny era innocente: la città di Napoli non poteva sopportarlo. Era stato percepito come un cattivo ragazzo e questo aveva in qualche modo, seppur ingiusto, aiutato a superarne la morte. Io lo conoscevo e, infatti, ci siamo esposti subito con molta chiarezza. Sono andato alla camera mortuaria, ho conosciuto la mamma e il papà e sono stato con loro quando gli hanno consegnato il corpo. Fu una scena terribile. Stabilirono che il funerale si sarebbe tenuto venerdì alle 7 del mattino, per scoraggiare i ragazzi dal partecipare. Non potete immaginare cosa c’era, invece, in piazza a quell’ora: tutti i ragazzi alle 6,30 del mattino erano già lì, con le magliette “Genny vive”.
    Manifestazione in ricordo di Gennaro Cesarano, il 17enne ucciso a colpi di pistola a Napoli La sera prima dissi ai ragazzi di venire in Chiesa e organizzammo dove mettere questo e quest’altro. Con le femminucce sistemammo l’altare, mettendo le cose più belle…come se fosse la festa di Genny. Li coinvolgemmo in tutti i preparativi perché era una cosa per loro.
    Fu una messa bellissima, nel silenzio, composta, con tutti i ragazzi intorno alla bara. Ha voglia la gente a parlare male dei napoletani, male del Rione: io quella mattina ero felice di essere lì con loro, che stavano vivendo un’emozione così intensa che altri non se la sognano nemmeno. Sarà anche una cosa primitiva, istintiva, ma ha il sapore dell’umanità. Napoli, folla ai funerali di Gennaro Cesarano Quel venerdì, però, successe anche un altro miracolo. Ce ne sono stati tanti di ragazzi uccisi a Napoli, ma che i parroci di Forcella, di San Giovanni a Teduccio, dei Quartieri Spagnoli, di Scampia, di tutti i quartieri più disagiati decidessero di partecipare è stata una cosa bella, intrigante, anche nuova. È con loro che si è creato un gruppo di circa 15 preti ci vediamo una volta alla settimana e intanto, ciascuno nelle proprie parrocchie, ascolta le mamme, le donne di questa città per sapere cosa vogliono per i loro figli.

    Manifestazione in ricordo di Gennaro Cesarano, il 17enne ucciso a colpi di pistola a Napoli

    Lo sanno tutte che ci vuole il lavoro, che è la madre di ogni cosa, sanno che ci vuole la sicurezza, e detto da certe persone fa capire come ora abbiano molto più rispetto della vita, ma soprattutto chiedono il tempo pieno a scuola. Tutti, nell’interrogare le donne dei loro quartieri, abbiamo recepito lo stesso messaggio: vogliono più scuola. È una cosa così bella che abbiamo deciso di capire come fare per realizzarla.
    Quello che chiedono è un intervento strutturale, non «quelle cose – come dicono loro – che iniziano e poi non vengono finite». Nessun progetto speciale, nessun intervento straordinario, una riforma strutturale che porti a Napoli, soprattutto nei quartieri difficili, quello che in altre parti d’Italia è già la normalità.
    La provocazione mi sembrò interessante perché è questo il cuore del problema: «Se è vero – dicono le donne – che noi abbiamo più ragazzi per strada, meno diplomati e che i nostri ragazzi non finiscono la scuola, allora ci devono dare di più». E la richiesta, sinceramente, mi sembra legittima: è un fatto politico, perché per dare più scuole a Napoli, per fare una variante o una riforma strutturale è necessario dare più soldi, anche se vuol dire toglierli da un’altra parte. In una logica di governo fatto da mamme, infatti, è il più debole che va aiutato: se devi togliere il cappotto dal più forte per farlo indossare al più debole, lo fai sapendo che equilibri la situazione.
    Trovo straordinario che le donne, nella loro ignoranza, sappiano che è la scuola la salvezza dei figli. Il nostro impegno sarà, quindi, di non disperdere queste energie e così ottenere un intervento strutturale, una modifica, dei soldi per quelle zone che, dai dati ufficiali Invalsi del Ministero della Pubblica Istruzione, risultano carenti per la formazione. Vogliamo una risposta diversa perché sono dati oggettivi, vorremmo andare al di là dei progetti.

    Bilder für Wikipedia

    Abbiamo raccolto le loro richieste e le abbiamo elaborate. Abbiamo fatto un breve documento e il 5 dicembre consegneremo al Prefetto di Napoli la richiesta delle mamme napoletane, perché è lui che rappresenta il Governo in città.
    Abbiamo deciso di aprire il corteo noi preti, con uno striscione neutro contro la camorra. E poi agli altri abbiamo lasciato la libertà di aggregarsi, ma già troppe volte siamo stati manipolati. Questa volta la cosa è troppo importante, così abbiamo detto a tutti «se volete, seguiteci!» E ci seguiranno artisti, Libera, i sindacati, le associazioni di categoria: tutti sotto l’hastag #unpopoloincammino. Sta nascendo un altro tipo di cultura, come se fosse più un bisogno di popolo che di etichette.
    Abbiamo scelto di manifestare in piazza Plebiscito perché dobbiamo interloquire con la città, che vorremmo avere vicina: è vero che il problema è nostro, ma è assurdo che una città sia divisa in buona e cattiva, con i borghesi che si fanno i fatti loro perché tanto il problema non li tocca!

    Benvenuti al Rione Sanità

    Ma, in realtà, dovrebbe essere tutta l’Italia a stare vicina a Don Antonio e ai suoi ragazzi, perché è vero che il problema è dei napoletani, ma è assurdo che una nazione sia (ancora) divisa in buona e cattiva, con i settentrionali che si fanno i fatti loro perché tanto il problema non li tocca!

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