Coppia dell’acido a Milano: chiesti vent’anni per Martina Levato

Coppia dell’acido a Milano: chiesti vent’anni per Martina Levato

Il complice Magnani condannato a 14 anni

    Coppia dell’acido a Milano: chiesti vent’anni per Martina Levato

    Aggiornamento del 27/11/2015

    Nell’ambito del processo bis alla coppia dell’acido, Martina Levato e Alexander Boettcher, già condannati in primo grado a 14 anni di reclusione per aggressione ai danni di Pietro Barbini, tornano sotto processo insieme al complice Andrea Magnani, per altri due attacchi della medesima natura, questa volta nei confronti di Stefano Savi e Giuliano Carparelli.

    Il pm di Milano Marcello Musso, ha chiesto di condannare Martina Levato a 30 anni di carcere, che con la riduzione di un terzo della pena prevista dal rito abbreviato si ridimensionano a 20 anni di reclusione.

    Mentre per il complice Andrea Magnani è stata richiesta una condanna a 21 anni, che, considerata la riduzione per il rito abbreviato diventano 14 anni effettivi. Il pm ha esortato il gup Roberto Arnaldi a considerare che Magnani ha collaborato nelle indagini.

    Alexander Boettcher, invece, è sotto processo ordinario con le medesime accuse della Levato.

    21/08/2015

    Martina Levato e Alexander Boettcher, la coppia condannata a 14 anni di reclusione per avere aggredito con l’acido Pietro Barbini, non possono rivedere il loro bambino. Questa la decisione del Tribunale di Milano che lo scorso mercoledì ha rigettato l’istanza presentata dal legale di Boettcher di vedere il piccolo, perchè mancava ancora i riconoscimento di paternità. Con l’intervento del sindaco di Milano Giuliano Pisapia, interpellato dal pm Marcello Musso, il ragazzo ha potuto sostenere tale test nel carcere di San Vittore e ora si attende una risposta per capire se potrà riabbracciare suo figlio o meno e permettere alla madre di Boettcher, Patrizia Ravasi, di prendere parte al procedimento di adozione.

    Dall’altro lato della medaglia c’è la madre naturale del neonato, Martina Levato, che ha chiesto di essere trasferita con il piccolo dal carcere ad una delle comunità di don Antonio Mazzi o all’Icam, un istituto di custodia riservato a madri detenute con figli. Interpellato sulla situazione, lo stesso don Mazzi ha dichiarato: «Martina deve stare con il figlio. Deve allattarlo perché questa è l’unica via per salvare la mamma e il bambino».

    Su di lei, giovane studentessa bocconiana, pende una condanna in primo grado a 14 anni di carcere per l’aggressione con l’acido al suo ex compagno del liceo, il Parini di Milano. Al momento la ragazza può vedere suo figlio solo una volta al giorno per un tempo limitato e alla presenza di operatori sociosanitari, senza poterlo allattare, presso la clinica Mangiagalli, dove ha partorito questo Ferragosto. In attesa della decisione dei giudici, il neonato è stato affidato al Comune e fra i possibili scenari ci sono quello dell’adozione, l’affidamento ai nonni materni o la possibilità di rimanere con Martina e Alexander.

    I giudici hanno riconosciuto che in questo caso permane il pericolo di reiterazione del crimine e che la coppia non ha dimostrato segni di rimorso nei confronti dell’accaduto, un quadro che potrebbe essere decisivo per l’allontanamento del figlo dai due amanti. La vicenda rimane al momento irrisolta, sono stati persino coinvolti degli psicologi al fine di valutare lo status mentale di Boettcher e della Levato.

    In questa come in tante altre situazioni delicate che coinvolgono genitori e figli, la priorità è e deve essere il benessere del neonato, che si è ritrovato al mondo conteso fra istituzioni e famiglia, vittima silenziosa del fato. L’amore di Martina, la madre, per il piccolo è sicuramente lo stesso sentimento condiviso da tante altre donne ma vista la gravità e l’efferatezza del crimine del quale si è macchiata assieme al compagno, purtroppo scivola in secondo piano lasciando spazio e priorità all’aspetto “pratico” della situazione. Martina Levato, dalla sua cella nel carcere di San Vittore a Milano, continua a chiedere notizie del figlio al suo legale, che ancora non sa dare una risposta per placareil suo tormento.

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