Orologio fermo per colpa delle burocrazia: lo scandalo a Bari

Orologio fermo per colpa delle burocrazia: lo scandalo a Bari

Il contratto di manutenzione era fermo da 5 anni

da in Cronaca
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    Orologio fermo per colpa delle burocrazia: lo scandalo a Bari

    L’orologio della prefettura di Bari è fermo da luglio e non perché si siano scaricate le batterie, ma perché il contratto di manutenzione non è più stato rinnovato da 5 anni. La burocrazia imprigiona anche gli orologi.

    L’orologio in questione è dotato di un antico e sofisticato meccanismo, composto di corde d’acciaio e contrappesi da mezzo quintale. Sarebbe perfettamente funzionante…se solo ci fosse la volontà di risolvere un banale inghippo burocratico.

    Ad occuparsi del corretto funzionamento dell’orologio, per ben 30 lunghi anni, fino allo scorso luglio, è stato Domenico Mongelli, orologiaio artigiano, amministratore della società ‘La fucina del tempo’.

    A riguardo della faccenda ha raccontato:

    ‘L’ho caricato ogni giorno per trent’anni e l’orologio della prefettura non si è mai fermato, salvo quella volta, dieci o quindici anni fa, che lo portai in laboratorio per una messa a punto straordinaria necessaria. Ma l’ultimo contratto per la manutenzione è scaduto cinque anni fa: avrei dovuto continuare a lavorare gratis?’.

    Ebbene cinque anni fa, il palazzo della prefettura ha cambiato proprietario: dal Comune è finito nelle mani dello Stato. Da allora dunque non fa più parte dell’elenco degli orologi pubblici, per la cui manutenzione il Comune rinnova un contratto ogni tre anni.

    Nel frattempo Mongelli ha continuato comunque a lavorare, quasi mosso da una sorta di senso civico:

    ‘Ho continuato a caricare l’orologio per senso di responsabilità, una specie di atto di volontariato civico. Ma quando sono andati in pensione gli ultimi funzionari che mi chiedevano questo impegno quotidiano, festivi e feriali, estate e inverno, ho pensato -Adesso magari basta-’.

    In realtà la manutenzione di un meccanismo così delicato costerebbe soltanto 350 euro al mese, un’inezia per un bilancio pubblico.

    Questo è infatti un caso di stasi burocratica, più che di penuria di denaro, per questo Mongelli ha mostrato un certo risentimento, peraltro più che condivisibile.

    Forse però ora si inizia a intravvedere la luce in fondo al tunnel: la questione dovrebbe essere superata, in vista del 31 dicembre.

    Il Comune sta infatti provvedendo alla creazione di una convenzione che restituisca all’ente locale la manutenzione dell’orologio, nonostante si trovi su di un edificio di proprietà statale.

    Mongelli, a 73 anni di cui 50 di lavoro, è ancora pronto a tornare al lavoro, nonostante sia evidente nelle sue parole, la delusione riguardo all’incredibile vicenda:

    ‘In Italia così vanno le cose, l’amministrazione pubblica non paga perché non ha mai soldi’.

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