Terrorismo islamico e criminalità organizzata: il rapporto fra Casalesi e Isis

Terrorismo islamico e criminalità organizzata: il rapporto fra Casalesi e Isis

Così la criminalità organizzata italiana deve portare sulla coscienza anche le vittime del terrorismo internazionale

Giornalista, scrittore e conduttore radiofonico in Clan dei Casalesi, Cronaca, Isis, Terrorismo, Terrorismo Islamico
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    Terrorismo islamico e criminalità organizzata: il rapporto fra Casalesi e Isis

    Sono gli stessi che, senza preoccuparsi di provocare la morte di migliaia di persone, hanno riempito il sottosuolo campano di rifiuti tossici. Pur di guadagnare milioni e milioni di euro. Ma, a dire il vero, leggendo bene le carte dell’inchiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, sono molte le assonanze fra quest’indagine e il famoso scandalo della Terra dei fuochi. Anche qui, infatti, da Caserta arriviamo direttamente al Veneto: un tempo da lì partivano i rifiuti che poi venivano sotterrati illegalmente, ora partono le armi che vengono vendute ai terroristi dell’Isis.

    Gli uomini della Guardia di Finanza di Venezia, durante una perquisizione ordinata dai PM Catello Maresca e Maurizio Giordano della Procura Antimafia di Napoli, il 12 novembre 2015 hanno trovato nella sede della Società Italiana Elicotteri, di via Salaria a Roma, il listino dei prezzi di kalashnikov, pistole e carri armati da vendere in Somalia e alle Seychelles proprio all’organizzazione terroristica che minaccia il mondo occidentale.

    A fare da intermediario fra i terroristi dell’Isis e la Società Italiana Elicotteri sarebbe, ancora una volta, il clan dei Casalesi. Lo stesso clan che raccoglieva la spazzatura di mezza Italia e la sotterrava illegalmente nell’agroaversano e, pur di far soldi, condannava a morte per tumore le migliaia di persone che in quella zone ci vivono. Oggi, pur di continuare a fare soldi, vende le bombe a chi, poi, si fa esplodere nel centro di Parigi.

    Non solo bombe e armi, ma anche persone.

    L’inchiesta, infatti, parte da un’organizzazione, facente capo a Omaar Kama, nipote di Alì Jama, l’ex presidente del Puntland accusato di aver contatti con una cellula vicina ad Al Qaeda, che si occupa dell’arruolamento di mercenari e opera soprattutto in Veneto, dove si concentra il maggior numero degli indagati (al momento una cinquantina in tutti e, tra loro, ci sono ex militari e presunti faccendieri).

    Uomini e armi che poi transiterebbero per Napoli, visto che già nel 2013 era stata intercettata una telefonata tra Francesco Chianese, vicino al clan dei Casalesi, e Giancarlo Carpi, padovano, personaggio da un passato di estrema destra, inventore con altri della Legione Brenno.

    Sicuramente è una matassa difficile da dipanare, molto, ma l’inchiesta – ancora in corso – della Procura di Napoli diventa sempre più interessante, perché dimostra l’esistenza di legami diretti fra la criminalità organizzata nostrana e il terrorismo internazionale. E soprattutto dimostra come il clan dei Casalesi debba portare sulla propria coscienza anche le vittime degli attentati terroristici.

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    SCRITTO DA Fabrizio Capecelatro Giornalista, scrittore e conduttore radiofonico Segui autore:
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