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Massacrò la fidanzata, in Appello gli scontano la pena

Massacrò la fidanzata, in Appello gli scontano la pena
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    Massacrò la fidanzata, in Appello gli scontano la pena

    Maurizio Falcioni, che il 4 febbraio 204 massacrò a calci e pugni la convivente, Chiara Insidioso Monda, lasciandola in coma dopo un litigio, ha ricevuto uno sconto di pena dai giudici del Tribunale d’Appello, presieduti da Michele Ruggiero Pezzula. Il pg Roberta Maria Barberini aveva chiesto per Falcioni la conferma della condanna emessa in primo grado, in sede di rito abbreviato, ovvero venti anni. Alla lettura della sentenza la madre di Chiara, uscita dal coma dopo undici mesi e costretta in carrozzina con danni cerebrali permanenti, ha urlato “Vergogna” contro i giudici, mentre il padre della ragazza ha avuto un malore che gli ha provocato uno svenimento.

    La storia di Chiara è tremendamente simile a molte, troppe vicende che vedono le donne vittime della violenza. La ragazza, che soffre di disturbi cognitivi, conviveva a Roma con Faccioli, muratore che aveva avuto in passato problemi di droga. Il rapporto era stato tumultuoso, pericolo per la giovane e il padre aveva presentato diversi esposti contro il convivente, senza riuscire ad ottenere nulla. Quando Chiara ha affrontato il convivente per dirgli che voleva lasciarlo, lui ha reagito con insensa e codarda violenza, picchiandola a sangue con calci e pugni e lasciandola quasi senza vita per terra, sul pavimento di casa: si era poi recato dai vicini raccontando che Chiara era caduta.

    La ragazza è stata portata al San Camillo di Roma già in coma vegetativo: da qualche tempo i medici che la seguono dopo il trasferimento all’unità di risveglio del Santa Lucia hanno visto dei leggeri miglioramenti. Ora è in uno stato “di minima coscienza”, riconosce amici e familiari e sorride loro, potrebbe iniziare presto un lungo percorso di riabilitazione. La notizia più bella per Chiara, e per chi le vuole bene, è che la sua vita può ricominciare, con fatica, dolore, sofferenza, ma può farcela: è “sulla strada della salvezza rispetto alla possibile perdita della vita“, come avevano spiegato i medici del San Camillo che l’hanno operata tre volte alla testa, prima di dimetterla e affidarla al Santa Lucia. Il percorso di riabilitazione sarà lungo e non è ancora detto quali danni potrà riportare: c’è però quel sorriso a bordo del letto a cui si aggrappano le speranze di chi la ama davvero.

    La foto di Chiara postata dal padre su Fb

    La prima condanna di Faccioli era stata salutata come una notizia importante.

    La sentenza era esemplare: il gup aveva riconosciuto le aggravanti, le richieste della difesa di tenere in considerazioni le attenuanti sono state respinte anche perché la perizia psichiatrica lo ha definito “in grado di intendere e volere” al momento dell’aggressione. Un applauso liberatorio aveva infatti accolto la sentenza di condanna a 20 anni per Maurizio Falcioni, all’epoca 35 anni, considerata come la risposta minima di uno Stato civile per chi ha ridotto in fin di vita Chiara solo perché non voleva stare più con lui. Dà da pensare che una vicenda simile sia una notizia perché c’è una sentenza appropriata al delitto commesso, mentre troppo spesso non avviene.. La decisione del gup Giacomo Ebner è arrivato al termine del processo per rito abbreviato, accogliendo le richieste di condanna per maltrattamenti e tentato omicidio della pm Elena Neri. Il giudice ha riconosciuto l’aggravante della continuazione nel reato di tentato omicidio e ha disposto nei confronti dell’uomo l’interdizione legale per tutta la durata della pena e quella in perpetuo dai pubblici uffici. Alla lettura della sentenza, Maurizio Insidioso, il padre della giovane, è scoppiato il lacrime. “Oggi è stata ripagata la fiducia che avevo nella giustizia, ma l’incubo non è finito. Adesso posso pensare solo a Chiara, a mia figlia”.

    Dopo le attenuanti riconosciute dalla Cassazione per gli stupratori, il timore è che davanti alla giustizia le vittime continuino a contare meno dei violenti. La giurisprudenza italiana ha visto episodi molto gravi in questo senso, come la sentenza sui jeans come alibi per la violenza sessuale che tanto fece scalpore nel 1999. Solo tre anni prima il reato di stupro era passato da reato contro la morale a reato contro la persona: oggi le leggi sul femminicidio, gli stalker e la violenza di genere hanno smosso qualcosa in questo campo, ma quel senso di impunità per chi usa violenza sulle donne continua ad aleggiare nella società e anche nelle aule dei tribunali.

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