Expo è agli sgoccioli: quale futuro per padiglioni e sito?

L'esposizione universale sta per concludersi e la domanda nasce spontanea: dove finiranno i padiglioni Expo, dopo la chiusura?

da , il

    Expo 2015 sta volgendo ormai al termine ed è giunto il momento che i Paesi partecipanti decidano la destinazione del proprio Padiglione. Infatti, la domanda imperante di quest’ultimo periodo è: che fine faranno i padiglioni dell’Expo, dopo la chiusura? C’è chi pensa di riportarsi la struttura nel proprio paese, chi intende vendere e chi fare beneficienza. Cerchiamo di far luce sul The day After Expo 2015, a Milano. Non dimentichiamo che da contratto, la Società Expo ha l’obbligo di riconsegnare ad Arexpo l’intera area adibita per l’esposizione, entro il 30 giugno 2016. Ovviamente ripulita da ogni edificio e costruzione. Nonostante l’operazione di destinazione padiglioni sia materia molto importante e degna di accurata organizzazione, pare che nulla sia stato stabilito in anticipo e che non si sappia quindi che farne una volta conclusasi la manifestazione, come del resto sta accadendo per l’Albero della Vita.

    Strutture che verranno conservate

    La situazione non è ancora del tutto chiara, tuttavia si sa che verranno conservati:

    -Il Padiglione Italia, che con i suoi 12mq, ospiterà eventi e spazi espositivi istituzionali;

    -Cascina Triulza, l’edificio dedicato alla società civile, che verrà recuperato e riqualificato con alte prestazione energetico-ambientali;

    -L’Open Air Theatre, che potrà ospitare circa undicimila persone su prato e gradinate

    Paesi che tornano a casa

    -Gli Emirati Arabi intendono riportare la propria struttura in patria, precisamente a Masdar City;

    -La Svizzera ha in mente di trasformare le sue celebri torri in orti verticali e ricollocarle in quattro città elvetiche;

    -L’Azerbaijan ricondurrà il suo Padiglione a Baku;

    -Il Bahrein riporta a casa il suo giardino botanico;

    -L’Angola ha intenzione di trasformare il proprio padiglione in un Museo a Luanda;

    -La Repubblica Ceca vuole donare il padiglione alla città di Vizovice (posto dove si trova l’azienda che l’ha costruito), dove verrà trasformato in un polo multifunzionale;

    -L’Ungheria porterà il suo edificio a casa e lo rimonterà nella città più antica del Paese.

    Paesi che preferirebbero rimanere

    I Paesi del vorrei ma non posso, sono Kazakistan, Spagna e Israele: il loro obiettivo sarebbe quello di sostare un po’ più a lungo nell’area espositiva del capoluogo lombardo, tuttavia non sembra ci siano molte possibilità. Dovranno dunque pensare a una soluzione alternativa.

    Paesi che vendono e che fanno beneficienza

    Poi ci sono quelli che hanno già in mente di vendere. Tra questi troviamo la Francia e il Nepal, che a seguito del terribile terremoto, ha necessità di dedicarsi alla ricostruzione del proprio paese. A tale scopo, le meravigliose colonne intarsiate del suo padiglione serviranno a far rinascere il Nepal. Tra chi vuole restare e chi ha già venduto prima che l’esposizione universale sia finita, c’è chi pensa alla solidarietà. Uno di questi è il Brasile, che ha intenzione di lasciare a Milano la sua rete; Monaco porterà i suoi container in Burkina Faso; e Slow Food poterà la sua struttura in Africa.

    L’iniziativa del Corriere

    Il Corriere della Sera assieme alla startup Oxway ha fatto partire una “sfida” molto interessante e fantasiosa in merito alla fine che potrebbere fare il sito di Expo 2015: ha chiesto ai lettori di avanzare delle proposte da votare e infine valutare connettendosi alla piattaforma “Oxway” tramite pc, smartphone e tablet fino al 21 ottobre. Secondo quanto ipotizzato, i 110 ettari del sito potrebbero diventare museo delle culture, villaggio per ricerca e sharing economy, centro polisportivo, un parco acquatico o anche uno spazio di ritrovo per giovani. Insomma, l’obiettivo è quello di non lasciare che l’area venga abbandonata a sé stessa o peggio, svalutata quando può offrire davvero tanto.

    Un sito che fa gola a tutti

    L’area dove un tempo sorgeva Expo, se ci proiettiamo già nel futuro, potrebbe diventare una grande città della conoscenza e innovazione secondo le facoltà scientifiche della Università Statale di Milano, che ha lanciato l’idea per prima proponendo di unirsi a gruppi di aziende focalizzate sulla tecnologia, appoggiata anche da Gianfelice Rocca, presidente di Assolombardia che punta a riconvertire il sito in polo specializzato in scienza, tecnologia, digitalizzazione e startup sul modello californiano della Silicon Valley. Claudio De Albertis, presidente della Triennale di Milano, mette gli occhi sulla grande opportunità e ipotizza di tenere nell’area la prossima Triennale di architettura. Arrivano offerte anche dal Coni, che vorrebbe riconvertire la zona a impianto per paraolimpici, la Commissione Nazionale per le Società e la Borsa che punta a realizzare un’authority europea, la Camera del Commercio che la vorrebbe tutta per sé e infine il Teatro alla Scala, per sfruttare il terreno come deposito delle sceneggiature più imponenti.