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Scomparsa di Denise Pipitone, la sorellastra Jessica Pulizzi assolta anche in Appello

Scomparsa di Denise Pipitone, la sorellastra Jessica Pulizzi assolta anche in Appello
da in Cronaca, Intercettazioni, Persone scomparse
Ultimo aggiornamento: Venerdì 02/10/2015 15:36

    Ancora nessun colpevole per la scomparsa di Denise Pipitone, sparita nel nulla da Mazara del Vallo il 1° settembre 2004 all’età di 4 anni. La sorellastra Jessica Pulizzi è stata infatti assolta in Appello. La Terza Corte d’appello di Palermo, presieduta da Raimondo Lo Forti, ha confermato la sentenza di primo grado che aveva assolto la Pulizzi dall’accusa di aver organizzato e preso parte al rapimento della sorellastra. Il pm Rosalba Scaduto aveva invece chiesto 15 anni; come i colleghi di Marsala, per l’accusa era chiaro che “una serie di indizi chiari, univoci e convergenti inducono a ritenere che Jessica sia stata l’autrice del sequestro. È colpevole senza alcun dubbio. Anche se non può aver agito da sola“. In Aula era presente anche Piera Maggio, mamma della piccola Denise. “Non c’è giustizia. E comunque noi continueremo a cercarla“, ha dichiarato la donna. Anche il suo legale, l’avvocato Giacomo Frazzitta, ha sottolineato come si sia trattato di “un momento triste per la giustizia italiana. Aspettiamo le motivazioni della sentenza. Mi viene in mente il caso di Chiara Poggi: anche lì l’imputato è stato assolto due volte, però, poi, la cassazione ha stabilito cose diverse“. Diversi i toni del legale di Jessica Pulizzi, Fabrizio Torre: “Riteniamo che questa sia una sentenza giusta, che arriva dopo seri approfondimenti disposti dalla corte d’appello di Palermo“.

    Quanno eramu ‘ncasa, a mamma l’ha uccisa a Denise‘, sono le parole che Jessica Pulizzi avrebbe detto alla sorella minore Alice, asserendo quindi che Denise Pipitone sia stata uccisa da loro madre, mentre era in casa diAnna Corona. La nuova inchiesta aperta dalla Procura di Marsala per far luce nella scomparsa della bambina parte proprio dal contenuto di questa intercettazione ambientale dell’11 ottobre 2004.

    Quanno eramu ‘ncasa, a mamma l’ha uccisa a Denise‘. E Alice ripete : ‘A mamma l’ha uccisa a Denise?‘. Jessica: ‘Tu di sti cosi unn’ha parlari‘. Alice: ‘E’ logico‘.

    E’ il perito Massimo Mendolìa che ha rivelato il contenuto dell’intercettazione davanti alla terza sezione della Corte d’appello di Palermo. Al vaglio dell’esperto che ha avuto il compito di ascoltare e trascrivere tutto, è stata consegnata solo una parte di tutta la mole di documentazione.

    Per il consulente della difesa, però, la decisiva frase che Jessica avrebbe pronunciato non si sente, e in effetti pare sia sussurrata. Il perito ha spiegato di esserne venuto a capo solo dopo un’opera di filtraggio e pulitura dei nastri magnetici.

    ‘La frase che avrebbe pronunciato Jessica è molto inquietante’, ha commentato l’avvocato di parte civile Giacomo Frazzitta, legale di Piera Maggio, madre di Denise. Le indagini per omicidio proseguono.

    A dieci anni dalla scomparsa di Denise Pipitone, la madre Piera Maggio non si arrende e chiede ancora giustizia, chiede di sapere la verità sul destino della figlia. Per la sparizione di Denise è stata indagata e sottoposta a giudizio la sorellastra Jessica Pulizzi, minorenne all’epoca della scomparsa della piccola.

    Piera Maggio, mamma di Denise Pipitone, ha scritto una lettera nel giorno in cui ricorrono i dieci anni dalla sua scomparsa da Mazara del Vallo (Trapani).

    Sono trascorsi dieci lunghi anni senza poterti vedere, senza poterti abbracciare e coccolarti come spesso facevo, mi manchi tantissimo“, inizia così il lungo messaggio indirizzatto alla bambina che al momento della scomparsa aveva tre anni, a breve ne avrebbe compiuti quattro.

    Noi siamo qui ad attendere con speranza il tuo ritorno, vogliamo giustizia per coloro che questo male abominevole e disumano lo hanno procurato! Io non mi arrendo, noi non ci arrendiamo! E assieme a me, tutte le persone che ti vogliono bene e che attraverso noi, hanno imparato a conoscerti!!! Ovunque tu sia spero che tu stia bene e che ti senta amata come avremmo fatto noi“.

    Mamma coraggio non si arrende, e spera in cuor suo di potere riabbracciare la figlia: “Non so dove, non so quando, io ti riabbraccerò! Ti vogliamo un mondo di bene! P.S. Denise, se ho suscitato in te un qualche ricordo o se ti riconosci in quello che ho scritto, mettiti in contatto con noi! La tua mamma, Piera Maggio (Pietra)“, sono le parole conclusive della lettera a Denise.

    Dopo anni di indagini, intercettazioni e false piste, per l’accusa sarebbe stata Jessica, la sorellastra della bambina, che l’avrebbe rapita per vendetta e gelosia verso il padre Piero Pulizzi.

    Se Denise Pipitone sia morta, ancora non è dato sapere. Una lettera anonima, inviata alla redazione di “Chi l’ha visto?”, alla fine di aprile 2014, segnalava una località nel territorio di Mazara del Vallo dove sarebbe stato sepolto il corpicino della piccola. Ma gli scavi effettuati in Contrada Ferla non hanno dato esito. Nessun corpo è stato individuato nella zona agricola segnalata, compresa tra Mazara e Petrosino.

    Denise Pipitone, 4 anni da compiere, è scomparsa l’1 settembre 2004, da Mazara del Vallo, in provincia di Trapani, mentre si trovava davanti a casa della nonna, Francesca Randazzo. L’ultimo momento in cui è stata vista corrisponde alle 11:45 di quel giorno, ma dopo 5 minuti è la stessa nonna a dare l’allarme, perché non la trova più. Iniziano così le ricerche, e in seguito le indagini, che portano ad una serie di vicende complicate, a partire dalla rivelazione, da parte di Piera Maggio, sulla verità riguardo alla paternità di Denise, che rivela essere figlia di Pietro Pulizzi. La donna, dando una luce agli inquirenti, spiega che da tempo la moglie e la figlia di Pulizzi la sottopongono a vere e proprie persecuzioni. Vanno avanti le investigazioni, che si avvalgono anche di perquisizioni e di intercettazioni telefoniche ed ambientali, le quali fanno ricadere i sospetti su Jessica, figlia di Pulizzi.

    A tradire la ragazza sarebbe stata una frase, pronunciata in dialetto, intercettata mentre aspetta di essere sentita in Questura pochi giorni dopo la scomparsa della bambina: “Io a casa ci a purtai“, dice Jessica rivolta alla madre che le chiede dove fosse stata quel primo settembre. Tutto ciò porta, nel 2010, all’apertura di un processo a carico di Jessica Pulizzi e del suo fidanzato, Gaspare Ghleb, che è accusato di falsa testimonianza. Il primo passo della vicenda giudiziaria si conclude tre anni dopo, quando Jessica viene assolta e il suo fidanzato, invece, viene condannato a due anni per false dichiarazioni al PM. Il collegio dei giudici ritenne di non condannare la giovane ma con formula dubitativa, e, restando comunque in atto il movente del sequestro, i legali della famiglia di Denise decidono di ricorrere in Appello e di proseguire l’iter giudiziario. Il 5 dicembre 2013 il gip di Marsala (Trapani) archivia il procedimento a carico di Anna Corona, la madre di Jessica ed ex moglie del padre naturale di Denise. La donna era indagata insieme ad altri per sequestro di minore, omicidio e occultamento di cadavere

    In seguito spunta un’intercettazione molto particolare. Le parole: “Ciao Pè, vai a prendere Denise”. Poi il dialogo è proseguito con: “Ma Peppe che ti ha detto? Dove la devo portare?”. La registrazione sarebbe stata effettuata tramite una cimice installata sul motorino di Jessica Pulizzi, sorellastra della bambina scomparsa e sospettata del rapimento di Denise. L’intercettazione ha aumentato i sospetti di Piera Maggio, la madre di Denise, la quale è convinta che la figlia non sia stata uccisa, ma rapita in seguito alla relazione che la stessa Piera ha avuto con il padre di Jessica Pulizzi. Quest’ultima ha reso dichiarazioni spontanee il 19 febbraio 2014, confermando “l’antipatia” per Piera Maggio, in un primo tempo negata, e fornendo alcuni alibi che in parte sono stati smentiti da altri testimoni.

    Per l’imputata, sorella per parte di padre (Piero Pulizzi) di Denise, i pubblici ministeri Francesca Rago e Sabrina Carmazzi avevano chiesto 15 anni di carcere, il massimo della pena per il reato contestato.

    Jessica, il 27 giugno 2013, è stata assolta dal Tribunale di Marsala dall’accusa di concorso in sequestro di minorenne ‘per non aver commesso il fatto’, per mancata o insufficiente formazione della prova (secondo comma dell’articolo 530 del codice di procedura penale). L’unico condannato fu Gaspare Ghaleb, all’epoca fidanzato di Jessica, imputato di false dichiarazioni ai pm. Per lui i giudici stabilirono una condanna a due anni. La procura di Marsala, però, fece ricorso contro l’assoluzione di Jessica e così dal 18 aprile il processo si è spostato davanti ai giudici della terza sezione della corte d’Appello di Palermo.

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